Nessuno tocchi Caino

ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA

19 GIUGNO 2001

19/6/2001 Mondo boia, patiboli senza confini; IL MATTINO

Menda Sakae è un giapponese che per oltre trent’anni è rimasto in galera innocente e con la prospettiva di venir impiccato. Alla fine è uscito dal carcere di un Paese che rimane tra i 72 che ancora mantengono la pena capitale. La sua testimonianza, alla presentazione del quarto rapporto sulla pena capitale dell’associazione "nessuno tocchi Caino" è mancata perché Sakae non è riuscito ad arrivare a Roma. Ha mandato un telegramma, scusandosi. Ma l’ennesimo caso di una giustizia imperfetta che rischia di punire per sempre un innocente è rimbalzato dal Giappone sino all’Italia, grazie a questa piccola organizzazione internazionale che si batte ormai da otto anni in tutti i Paesi del pianeta per chiudere il capitolo oscuro della pena capitale. Il suo segretario, Sergio D’Elia, è ormai una faccia nota: nei bracci della morte, tra i deputati o i ministri di diversi Paesi, tra coloro che - con un cartellone appeso al collo - stazionano dinanzi ai Parlamenti o alle carceri. La sfida di questo piccolo organismo con pochi mezzi e molta passione , è ovviamente l’abolizione totale di questa barbaria di Stato, ma con una politica di passi lenti e sensati. Tra questi c’è il tentativo , sinora non andato a buon fine, di far approvare all’Onu la moratoria di tutte le esecuzioni capitali, una mossa cui è contraria una lobby di grandissimi e piccolissimi paesi "mantenitori": dagli Stati Uniti alla Cina, sino al microstato di Singapore.Ma Sergio D’Elia, Elisabetta Zamparutti (curatrice del rapporto ) e il resto del determinato manipolo di "hands off Cain" (così suona in inglese la frase biblica che condannava nell’Eden l’omicidio anche dell’assassino) credono che la distanza per una vittoria della moratoria si stia accorciando. A patto che i governi abolizionisti (77) si diano da fare, a cominciare dall’Italia. Nel 2002 a Roma, "nessuno tocchi Caino" terrà una conferenza internazionale per fare il punto sulla forza reale del movimento. E confida nel fatto che la battaglia all’Onu possa già essere vinta. La risoluzione di moratoria potrebbe infatti essere votata nel novembre prossimo e basterebbe la metà più uno dei paesi membri dell’Onu per farla passare."se l’Italia se ne facesse carico in prima persona- sostiene D’Elia - garantirebbe la spinta che potrebbe poi farla diventare una proposta dell’Unione Europea", l’unico continente totalmente "libero" dalla pena capitale. Ma ultimamente la UE batte la fiacca. Se, spinto da Roma, tornasse protagonista della battaglia, la sua forza trascinerebbe anche gli altri paesi abolizionisti.Presentato anche dalla neo sottosegretaria agli Esteri Boniver, da Marco Pannella e da Oliviero Toscani, copromotore della campagna on line (www.nessunotocchicaino.it), il rapporto fa impietosamente il punto della situazione nel pianeta a partire dalla Cina, ormai il Paese che vanta il primato del maggior numero di esecuzioni: forse più di mille e persino per reati minori, come corruzione o pratiche religiose. L’Asia è il continente dove della pena di morte si abusa: 800 in Corea del Nord, oltre 400 in Iraq, almeno 153 in Iran, trenta linciaggi pubblici in Afghanistan. È questa la faccia meno nota della pena capitale, eseguita senza fanfare e senza l’occhio indiscreto della stampa. Non come accade negli Stati Uniti, dove ogni sentenza è seguita con attenzione sempre maggiore anche dagli stessi americani, per i quali è forse cambiata la sensibilità verso una pena un tempo ritenuta irrinunciabile. Le esecuzioni sono state 85: 13 in meno rispetto all’anno precedente. Quaranta sono avvenute in Texas, lo stato in cui era governatore Gorge Bush.