Nessuno tocchi Caino

ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA

19 GIUGNO 2001

19/6/2001 La pena di morte è sempre viva; ITALIA SERA

Una “soluzione praticata” da 72 paesi nel mondo

Nel 2000 un numero crescente di Paesi ha sposato l’abolizionismo, ma la pena di morte continua a essere prassi quotidiana in molti Stati asiatici, come Cina e Iraq. Lo rivela il quarto rapporto annuale del coordinamento internazionale contro la pena capitale ’Nessuno tocchi Caino’, presentato ieri a Roma. Sono 123 i Paesi abolizionisti a vario titolo: 75 lo sono del tutto, 14 soltanto per crimini ordinari, 29 di fatto (fra i quali la Turchia). Armenia e Russia si sono impegnati a cancellarla in quanto membri del Consiglio d’Europa. Nell’ultimo anno si sono aggiunti la Costa d’Avorio, che con un referendum si è espressa a maggioranza schiacciante contro la pena di morte, il Cile, che ha promulgato una legge di abrogazione ai primi di maggio, Malta -con la cancellazione anche per i reati militari -e il piccolo Stato caraibico di Antigua e Barbuda. Ma nel mondo restano 72 i Paesi fedeli alla pena capitale, fra i quali ben tre sono membri permanenti, su un totale di cinque, del Consiglio sicurezza delle Nazioni Unite: Stati Uniti, Giappone e Cina. Secondo il rapporto di ’Nessuno tocchi Caino’, basato su un monitoraggio quotidiano delle fonti di stampa e governative, al regime comunista di Pechino spetta il record delle esecuzioni nel 2000. La Cina ha giustiziato l’anno scorso almeno un migliaio di persone, comprese donne e stranieri, spesso in pubblico e per crimini non violenti o di lieve entità. Quello di Saddam Hussein ne avrebbe uccise almeno 400 dopo processi sommari, ma fonti dell’opposizione parlano di oltre 2.000 giustiziati per fucilazione o impiccagione, i dati sono incerti perchè i due Paesi tendono a mantenere il segreto sulle esecuzioni. Dunque la pena di morte è scomparsa in Europa, ma resta molto diffusa in Asia, soprattutto nei Paesi islamici, così come negli Stati Uniti. Secondo il rapporto di ’Nessuno tocchi Caino’, in cima all’elenco mondiale di quelli che ancora fanno ricorso al boia, subito dopo Cina e nazioni islamiche compaiono gli Usa, con 85 esecuzioni nel 2000, 13 in meno dell’anno scorso. Ben 40 sono avvenute in Texas, di cui George W. Bush è stato governatore prima di essere eletto presidente. In sei anni di mandato, l’ex petroliere salito alla Casa Bianca, ha fatto giustiziare 152 detenuti nel braccio della morte. Un record, se si considera che a livello nazionale sono state 683 le condanne a morte eseguite dal 1976, quando la Corte Suprema federale ha reintrodotto la pena capitale. In Texas e Virginia sono stati uccisi anche minorenni, come in Iran e nella Repubblica democratica del Congo. Dopo Cina e Iraq nel libro nero sulla pena capitale di ’Nessuno tocchi Caino’, figurano l’Iran con 153 condanne eseguite, per lo più in pubblico e dopo molte frustrate, e l’Arabia Saudita con 121, anche queste in piazza di solito per decapitazione. A spezzare l’elenco delle nazioni che applicano rigidamente la ’sharia’, la legge islamica, sono gli Stati Uniti, che precedono l’Afghanistan degli inflessibili Talebani, gli studenti del Corano al potere, che hanno giustiziato 30 persone,-E poichè secondo il regime di Kabul i condannati debbono essere uccisi dai parenti delle vittime, nel febbraio 2000 un bambino di l0 anni è stato costretto a premere il grilletto di un fucile puntato alla testa dell’assassino di suo padre, davanti a uno stadio gremito.- E Cuba è uno dei Paesi che hanno giustiziato finora il maggior numero di detenuti e che -in proporzione alla popolazione -fa ricorso alla pena di morte due volte più della Cina e cinque volte più degli Stati Uniti. Lo rileva il rapporto 2001 di ’Nessuno tocchi Caino’ sulla pena capitale nel mondo. Nell’isola di Castro la condanna a morte è prevista per 112 reati, fra cui 33 di lieve entità. L’anno scorso sono state giustiziate 6 persone e 24 attendono nel braccio della morte. Per il mancato rispetto dei diritti umani, Cuba è stata condannata anche quest’anno dalla Commissione dell’Onu di Ginevra, che ha anche approvato per il quinto anno consecutivo la risoluzione per la moratoria delle esecuzioni in vista della completa abolizione della pena capitale nel mondo. L’ultimo tentativo di far approvare un testo in tal senso all’Assemblea delle Nazioni Unite è fallito nel ’99. Ed a proposito di pena di morte Juan Raul Garza, narcotrafficante messicano-statunitense di 44 anni condannato per tre omicidi, sarà giustiziato oggi nel penitenziario di Terre Haute, nell’indiana. E’ il secondo prigioniero federale a ricevere l’iniezione letale in una settimana, dopo una moratoria durata 38 anni e interrotta lunedì scorso dall’uccisione di Timothy McVeigh, il terrorista della strage di Oklahoma City del ’95. A Garza toccherà stessa sorte, nella stessa stanza dove ha trascorso le ultime ore l’ ex veterano della Guerra del Golfo trasformatosi nell’assassino di 168 persone con un’autobomba carica di tre tonnellate di esplosivo.