Nessuno tocchi Caino

ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA

19 GIUGNO 2001

19/6/2001 La faccia oscura della pena capitale. L’OPINIONE

Oggi nel penitenziario di Terre Haute, nell’Indiana, sarà giustiziato Juan Raul Garza, narcotrafficante messicano statunitense di 44 anni condannato per tre omicidi. E’ Il secondo prigioniero federale a ricevere l’Iniezione totale in una settimana, dopo una moratoria durata 38 anni e interrotta lunedì scorso dall’uccisione di Timothy Mc Veigh, Il terrorista della strage di Oklahoma City de11995. La copertura mediatica sull’esecuzione di Garza sarà sicuramente inferiore a quella riservata a Mc Veigh. Ma di lui è comunque possibile sapere tutto. I suoi gusti, le sue abitudini, il suo aspetto, la storia privata e quella giudiziaria. Gli americani potranno seguire gli ultimi istanti della sua vita, ascoltare le sue parole, condividire il suo dolore e la sua sofferenza. Potranno denunciare la crudeltà della sua uccisione e protestare davanti al carcere contro l’inciviltà della morte di Stato.Nessuno con molta probabilità, conoscerà mai i volti degli oltre 1.100 condannati a morte giustiziati nelle carceri cinesi negli ultimi cinque mesi. Nessuno potrà protestare per la loro esecuzione. Nessuno avrà modo di scagliarsi contro l’orrore di un sistema penale dove si può morire per un furto d’auto o di bestiame. Nessuno potrà confortare il detenuto che si avvicina alla morte. Neanche i parenti, che apprenderanno dell’esecuzione grazie ad una lettera dell’amministrazione dello Stato che chiederà loro di risarcire il costo dei proiettili utilizzati per uccidere il congiunto. Lo stesso accade nei 72 paesi dove la pena di morte è regolarmente applicata, anche per reati minori. Da Cuba all’Iraq, dai Territori palestinesi all’Arabia Saudita, dall’Afghanistan all’Indonesia. E’ questa la faccia oscura della pena capitale. La parte nascosta. Quella che non conquista le prime pagine dei giornali. Quella che non mobilita l’opinione pubblica e che mal si accompagna ad operazioni propagandistiche.Quella a cui, saggiamente, è stato dedicato il rapporto annuale dell’associazione abolizionista "Nessuno tocchi Caino". "Il nostro primo obiettivo -dice il segretario Sergio D’Elia -resta quello di illuminare la faccia oscura della pena di morte, quella nascosta, oscura, negata all’informazione e all’iniziativa politica".Il rapporto, presentato ieri nella sede del Partito radicale insieme alla curatrice Elisabetta Zamparutti, al fotografo Oliviero Toscani e al neosottosegretario agli eSteri Margherita Boniver, racchiude in circa 600 pagine tutti i dati ufficiali ed ufficiosi sulla situazione mondiale della pena di morte. Il documento registra un trend positivo. Ma il quadro è ancora tutt’altro che confortante. Sono 72 i paesi mantenitori contro i 124 abolizionisti a vario titolo: 77 totalmente abolizionisti 13 abolizionisti per crimini ordinari, 29 abolizionisti di fatto, cioè che non eseguorio sentenze capitali da almeno dieci anni, due paesi sono impegnati ad abolire la pena di morte in quanto membro del Consiglio d’Europa, tre attuano una moratoria delle esecuzioni. Nei 27 Stati più "attivi", se può essere usato questo termine, nel 2000 sono state eseguite almeno 1.892 esecuzioni. Nei primi cinque mesi di quest’anno le esecuzioni sono state già 1.290, compiute in 18 paesi. Il primato spetta sempre alla Cina dove sono state eseguite mille condanne a morte nel 2000 e oltre 1100 dall’inizio di quest’anno. In Iraq sono state eseguite almeno 400 condanne a morte, secondo le fonti ufficiali, mentre altre fonti hanno denunciato oltre duemila esecuzioni, in Iran sono state 153 le condanne eseguite, in Arabia Saudita 121, negli Stati Uniti 85.Oltre ad illuminare la faccia oscura della pena di morte, D’Elia punta ad utilizzare il rapporto per rilanciare la campagna per giungere ad una moratoria delle esecuzioni all’Onu. Una proposta che nel 1994 fu portata avanti proprio dal governo guidato da Silvio Berlusconi. E’ a lui, tornato a Palazzo Chigi, che il segretario di Nessuno tocchi Caino rivolge un appello. "A Berlusconi si chiederanno ripetutamente prove di fede europeista -spiega D’Elia e probabilmente non avrà la forza di agire da solo come allora, ma se lo facesse noi lo appoggeremmo".Intanto, è Margherita Boniver a prendere un primo impegno. "Ho già chiesto -spiega il sottosegretario agli Esteri -di avere la delega per i diritti umani". Se così sarà, la Boniver promette che si occuperà in prima persona affinchè la questione venga portata all’attenzione prima dell’Unione europea e in seguito a quella delle Nazioni unite, dove aleggia una stagnazione che dobbiamo assolutamente rompere",