ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA
19 GIUGNO 200119/6/2001 Caino 2001 è già morto 1290 volte; L’ARENA DI VERONA
PENA DI MORTE. Il «Rapporto»dell'associazione abolizionista illustra i progressi (123 Paesi hanno detto «no» )e la strage che continua
Il coraggio del dubbio. E il coraggio di dire "no". Anche contro le proprie convinzioni. Era il 31 gennaio del 2000 quando George Ryan, governatore dell’Illinois, decise di sospendere le esecuzioni nel suo Stato. Primo nell’Unione. La pena capitale era stata reintrodotta nel 1977: da allora 13 persone erano state riconosciute innocenti o la loro condanna era stata modificata; altre 12 avevano invece incontrato il boia. "C’è una falla nel sistema. E va esaminata. Credo nell’utilità della punizione che toglie la vita. Ma voglio essere sicuro che a pagare sia un colpevole", dichiarò Ryan. Fu istituita una commissione. Nessuno morirà nell’Illinois finchè non sarà chiaro il perchè di 13 decisioni sbagliate. Il governatore è l’uomo al quale l’associazione abolizionista "Nessuno tocchi Caino" dedica il rapporto 2001.I primi cinque mesi e mezzo portano un segno nero: 1290 esecuzioni (nel 2000 erano state 1892), con la Cina a guidare (1100), il gruppo dei forcaioli. Processi sommari e morte in Iraq (400)in Iran (153), Arabia Saudita (121) e Stati Uniti (85). Si allarga però il circolo dei Paesi che, modificando i Codici o con rinunce "defacto», non ricorrono ai boia. Ora sono 123. "Si rafforza progressivamente il fronte che si oppone alle condanne capitali", ammette il segretario Sergio D’Elia. Vede le luci, sapendo come, dietro, si apra un’immensa zona d’ombra.Appelli respinti. Oggi muore l’altroNew York. La Corte suprema degli Stati Uniti ha rigettato uno dei due appelli presentati dai legali di Juan Raul Garza, un detenuto di origini messicane per il quale oggi è in programma la seconda esecuzione federale negli Usa in 38 anni, una settimana dopo quella di Timothy McVelgh. Gli avvocati di Garza avevano chiesto ai giudici supremi di annullare l’esecuzione sulla base di presunte indicazioni scorrette date ai giurati all’epoca della sua condanna a morte. A Garza restano adesso un altro appello su cui si deve pronunciare la Corte Suprema e un eventuale intervento del presidente George W. Bush, al quale è stata chiesta la grazia. L’esecuzione è prevista nel carcere di Terre Haute, in Indiana, lo stesso dove è morto McVeigh.La sua morte «danneggerebbe le relazioni tra gli Usa e il Messico, oltre a creare altre tensioni con i Paesi occidentali»scrivono gli avvocati del condannato, in una lettera alla Casa Bianca. Gli avvocati hanno fatto un tentativo per rafforzare la richiesta al presidente di commutare la condanna a morte del narcotrafficante in ergastolo. Nella lettera, i legali affermano che l’esecuzione violerebbe gli accordi sui diritti umani sottoscritti dagli Usa con l’ Organizzazione degli Stati Americani e «potrebbe avere conseguenze negative per le relazioni col governo del Messico"II furore dei Taleban afghani mette in scena la morte dei nemici della «purezza islamica» negli stadi: 30 le vittime dall’inizio dell’anno L’ Asia, del resto, gronda sangue: dalla Cina al Pakistan e Taiwan (entrambi a quota 17). Si paga con la vita per corruzione, illeciti finanziari, possesso di droghe e prostituzione. E in vigore negli Emirati Arabi Uniti, dal 1 febbraio, una legge che prevede la sentenza capitale per traffico di scorie nucleari. Ma si muore anche dove l’Italia trascorre le ferie: Egitto, Bahamas, Cuba, Thailandia. L’ Africa, che nella pratica ha lasciato alle spalle la vendetta di Stato, soffre però ancora.le uccisioni sulla scia di guerre e guerriglie. Le luci del "rapporto 2001" si accendono per i 123 i Paesi che hanno lasciato il «club della forca»: 75 con l’abolizione definitiva, 14 per i soli crimini ordinari, 29 nella pratica mentre altri due, aderenti al Consiglio d’Europa, hanno assunto l’impegno per la cancellazione; tre, infine, applicano una «moratoria legale». Malta, Costa D’ Avorio e Cile figurano tra gli ultimi ad avere pronunciato il «no» al boia. Restano 72 nazioni in cui la sentenza senza ritorno è in vigore. L’America tiene rinchiuse ancora nei «bracci della morte» 74 persone condannate per crimini commessi da minorenni. E il 2000 si era chiuso con 84 esecuzioni, 40 nel solo Texas.Un ex terrorista nero italiano,Valerio Fioravanti, da due anni ammesso al lavoro esterno al carcere con «Nessuno tocchi Caino», legge il paradosso americano. «La loro legge è dura ma il tasso di criminalità è 30 volte il nostro. Dovremmo, in proporzione, avere mezzo milione di persone dietro le sbarre, non 57 mila». «La Cina effettua in un giorno le esecuzioni che l’America compie in un anno; lo fa senza trasparenza alcuna. - Ma il punto di svolta afferma sicuro -sarà l’eliminazione della pena capitale negli Usa. Un esempio che non potrà più essere ignorato».La tecnologia, più della giustizia, talvolta vale la salvezza Kirk Bloodsworth deve la vita un esame del Dna che, nel 1984 quando fu condannato, non era disponibile. Il Dipartimento di Giustizia, nel 2000, ammise 60 esecuzioni "impedite da esami genetici"."un errore ogni sette segnala che il sistema non funziona, è una roulette russa", commentò Patrick Leahy, senatore del Vermo.Un caso storico si riapre sotto l’urto di nuove dichiarazioni giurate. Mumia Abu-Jamal, 45 anni, giornalista afroamericano, in attesa dl morte in Pennysilvania, riceverà da Strasburgo un simbolico "Passaporto per la libertà". È l’atto con cui si aprirà giovedì il primo Congresso mondiale contro la pena di morte. «Un gesto contro una delle più grandi barbarie», dice l’eurodeputato socialista francese Fodè Sylla, presidente della federazione internazionale «Sos-Razzismo».(continua)
