Nessuno tocchi Caino

ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA

19 GIUGNO 2001

19/6/2001 Alla Cina il primato della forca; L’UNITA’

Negli ultimi 5 mesi 1290 esecuzioni, più di mille a Pechino. Bush al terzo posto

Quando nasci sai che devi morire, cento non sai quando sarà, ma non pensi mai che a deciderlo sia un’esecuzione". Pelle scura, viso sottile impreziosito da grandi occhi neri, Jerome Mallettt è un condannato a morte del Missouri. Il suo è il primo dei tanti sguardi dei condannati a morte ripresi da Rocco Toscani nelle carceri americani, in contemporanea alla famosa campagna fotografica del padre Oliviero nel 1999, e immortalati in un documentario mostrato ieri a Roma in occasione della presentazione del rapporto sulla pena capitale dell’associazione Nessuno tocchi Caino. L’organizzazione, nata nel’93 attorno al Partito Radicale, da anni si impegna per combattere la pena di morte nel mondo.Quelli di Mallet e dei suoi amici, sono gli occhi di chi non ha più speranza, di chi sa che deve morire. "Morire è morire, non c’è niente da fare, ed è molto difficile accettare di dover morire così" ricorda Toscani nella prefazione del rapporto, su cui campeggia la foto di Mallet. Il fotografo presente alla conferenza stampa, ha ricordato che Mallet sarà "ingiustiziato" l’11 luglio prossimo, sottolineando il suo rifiuto di usare la parola "giustiziato", per una persona condannata a morte. Il cammino verso l’abolizione della pena di morte va avanti, ma sono ancora tanti i paesi in cui la macchina del boia continua ad essere oleata.1892 le esecuzioni del 2000 in 26 paesi del mondo. A contendere il "primato" per una pratica di cui non c’è da andar fieri, è la Cina, con oltre mille giustiziati, molto spesso per crimini non violenti o di lieve entità. Un primo posto che il paese di Jiang Zemin conserva anche nei primi 5 mesi del 2001, durante i quali sono state oltre 1100 le esecuzioni eseguite. Nell’elenco del 2000, dopo la Cina segue l’Irak, a conferma del fatto che la pena di morte continua ad essere una prassi quotidiana soprattutto nei paesi asiatici. Il paese di Saddam Hussein nello scorso anno avrebbe eseguito 400 condanne a morte. Questo secondo le fonti governative, perché quelle dell’opposizione parlano di circa 2 mila persone giustiziate. La tragica classifica si snocciola poi con l’Iran, 152 condanne a morte eseguite, l’Arabia Saudita con 121. Subito dopo la Cina e le nazioni islamiche compaiono gli Usa con 85 esecuzioni nel 2000, 13 in meno rispetto all’anno precedente. Ben 40 sono avvenute in Texas, di cui Gorge W. Bush, prima di essere presidente degli Stati Uniti, è stato governatore.Nonostante che nei primi 5 mesi del 2001 negli Stati Uniti si siano già registrate 36 esecuzioni, "piazzandosi" al terzo posto nella classifica generale. È proprio da questo paese che arriva un segnale che fa ben sperare. Il governatore dell’Illinois, Gorge Ryan, il 31 gennaio scorso ha stabilito una moratoria delle esecuzioni, partendo dal fatto che dal 1977 tredici detenuti nel braccio della morte del suo Stato sono stati poi prosciolti. Un buon motivo, per dedicare proprio a lui il rapporto di Nessuno tocchi Caino.Ma l’ottimismo proveniente dagli Usa purtroppo si smorza davanti al peggioramento registrato in Cina dai curatori del documento. Nell’elenco dei paesi dove la pena di morte continua a mietere vittime rientra anche l’Afghanistan, dove nel 2000 i Taleban hanno giustiziato 30 persone. Proprio a questo paese si riferisce uno degli aneddoti più tristi del rapporto: un bambino di 10 anni costretto dai Taleban a giustiziare l’assassino di suo padre davanti ad una folla consenziente e tranquilla in un campo di calcio.Ma il rapporto di Nessuno tocchi Caino non è solo un bollettino di morte " in questi anni - ha dichiarato Sergio d’Elia segretario dell’organizzazione - abbiamo assistito ad un progressivo rafforzamento del processo abolizionista". Ad oggi infatti, sono 124 i paesi abolizionisti, mentre quelli che la mantengono 72. le novità del 2000 riguardano la Costa d’Avorio, Malta e il Cile.La conquista del diritto alla vita ha però ancora strada da fare."Quotidianamente ci sono condanne a morte di cui non si parla, fatte in segretezza senza alcuna mobilitazione" ha detto Elisabetta Zamparutti, curatrice del rapporto. Ci sono due facce della pena capitale: " c’è n’è una illuminata che si può tentare di cambiare, come per Usa; l’altra - ha continuato D’Elia - è oscura, negata all’informazione e all’attività politica". Ed è su quest’ultimo punto che l’organizzazione punta l’attenzione: "il nostro obiettivo è illuminare questa parte oscura", ha detto ancora D’Elia, facendo riferimento alla mancanza di attenzione da parte della stampa verso la pena di morte in paesi che non siano gli Usa. E l’impegno deve essere innanzitutto politico: "nel ’94 - ha ricordato D’Elia - il governo Berlusconi portò avanti l’iniziativa per una moratoria universale delle esecuzioni. Ora gli chiediamo di rilanciarla, perché di fronte a 2000 condanne capitali all’anno la politica segna il passo". L’appello è anche per la UE, che ha, secondo D’Elia: "la responsabilità di rilanciare la moratoria delle esecuzioni in sede ONU".