Nessuno tocchi Caino

ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA

19 GIUGNO 2001

19/06/2001 Nessuno tocchi la Cina; IL MANIFESTO

Presentato il rapporto sulla pena di morte nel mondo. E Pechino guida la classifica.

Un’Europa completamente libera dalla pena di morte (con l’eccezione della Bielorussia); un’Africa con un elevato numero di paesi abolizionisti; un’America in cui le esecuzioni si concentrano prevalentemente negli Stati uniti; e un’Asia dove invece la condanna capitale è pratica quotidiana e si applica anche per crimini non violenti o di lieve entità.Questi i dati che emergono dal nuovo Rapporto sulla Pena di morte nel mondo nel 2001, redatto dall’associazione Nessuno tocchi Caino, che da otto anni si impegna a proporre una moratoria totale delle esecuzioni nel mondo e tiene costantemente aggiornata una banca-dati sui condannati a morte uccisi nei vari paesi.«Il nostro rapporto è frutto di un costante lavoro di monitoraggio, che si avvale della consultazione di 7000 fonti diverse», racconta il presidente dell’associazione Sergio d’Elia. «Spesso però è difficile ottenere dati precisi. Quando si parla di pena di morte si pensa automaticamente agli Stati Uniti. Ma, accanto a questa faccia nota della condanna capitale, esiste una faccia oscura, rappresentata da quei paesi che non pubblicano dati ufficiali o considerano la pena di morte un segreto di Stato».Il Caso più eclatante in questo senso è senza dubbio la Cina. che detiene il non invidiabile primato di Stato più forcaiolo della terra: circa mille esecuzioni l’anno passato, 1077 nel 1999 e 1769 nel 1998. Una tendenza che sembra aver subito un’ulteriore impennata dall’aprile di quest’anno, quando il presidente Jiang Zemin ha lanciato la campagna «Colpire duro» contro il crimine, che ha prodotto in soli due mesi 1100 esecuzioni. Si tratta della quarta campagna di questo genere promossa dal governo cinese che, come le precedenti ha portato ad una drammatica esacerbazione del numero delle esecuzioni l’ultima, nel 1996, si era saldata con un bilancio di 4367 morti di Stato.Ma tutte queste stime sono ovviamente al ribasso, dal momento che il governo di Pechino considera la questione un "segreto di stato" e non pubblica statistiche in merito.La Cina prevede la pena capitale per reati non violenti come l’evasione fìscale, il traffico di droga, il gioco d’azzardo; la bigamia, la corruzione, il disturbo della quiete pubblica. il contrabbando di sigarette, la speculazione e lo sfruttamento della prostituzione. E per altri reati più ameni, come la vendita della pelle di panda giganti, l’uccisione di una tigre, il furto di mucche e la vendita di falsi certificati di sterilità.In vari casi, l’annuncio di una condanna a morte è fatto in luoghi pubblici e il condannato, con un cartello al collo che indica il crimine commesso, viene esposto al ludibrio della folla. Agli imputati è spesso negato ogni tipo di assistenza legale e, quando viene loro concessa, gli avvocati hanno un giorno o due per preparare la difesa.Ad aggravare ulteriormente questa situazione già fosca contribuisce il fatto che spesso ai condannati a morte vengono espiantati gli organi senza il consenso delle famiglie, il che ha creato un vero e proprio traffico, e ha fatto balenare il sospetto che molte campagne di esecuzioni siano orchestrate ad hoc per soddisfare la richiesta di organi freschi. Il 9 gennaio dell’anno scorso, il Sunday Morning Post, quotidiano di Hong Kong. aveva sollevato un grande scandalo, rivelando che gli organi dei prigionieri uccisi sul continente venivano venduti a pazienti di Hong Kong per cifre che arrivavano fino a 300mila dollari, un’accusa a cui ha fatto eco, a dicembre, un’inchiesta dell’emittente televisiva britannica Channel Four che ha rivelato come centinaia di malesi in dialisi erano andati in Cina ed avevano ottenuto i reni dei criminali ammazzati dietro pagamento di 18-900 dollari.Il governo cinese ovviamente nega tutto, come d’altronde tende a minimizzare il suo primato di principale boia del pianeta; nell’aprile 2000, Sun Yuxi, portavoce del ministero degli esteri, aveva dichiarato «E’ vero, la Cina applica ancora la pena di morte, ma lo fa con grande cautela».QUALCHE CIFRAAd oggi sono 124 i paesi abolizionisti a vario titolo, 77 sono totalmente abolizionisti, 13 abolizionisti per crimini ordinari, 29 abolizionisti di fatto (non eseguono sentenze capitali da almeno 10 anni), 2 impegnati ad abolire la pena di morte in quanto membri del Consiglio d’Europa, mentre 3 attuano una moratoria legale delle esecuzioni, i paesi mantenitori sono72.IRAQNella classifica degli stati più forcaioli l’Iraq si piazza ai secondo posto dopo la Cina. L’anno scorso Baghdad avrebbe ucciso almeno 400 persone,(l’opposizione a Saddam parla di 2000 esecuzioni). Le modalità di attuazione e di esecuzione della condanna sono poco chiare e piuttosto flessibili: nel novembre 2000, secondo un rapporto del governo britannico, 50 malati di mente sono stati messi a morte al posto di altrettanti detenuti che avevano pagato per evitare la condanna a morte.STATI UNITIDopo che la Corte Suprema ha respinto il suo ultimo ricorso, affievoliscono le speranze di Juan Raul Garza, la cui esecuzione è prevista per oggi. L’unica sua possibilità di salvezza, assai remota, è l’intervento del presidente Bush.