Nessuno tocchi Caino

ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA

19 GIUGNO 2001

19/6/2001 La pena di morte una prassi quotidiana negli stati asiatici ma anche negli Usa; ORE 12; L'UMANITÀ (2)

Dunque la pena di morte è scomparsa in Europa; ma resta molto diffusa in Asia, soprattutto nei Paesi islamici, così come negli Stati Uniti. Secondo il rapporto di ’Nessuno tocchi Caino’, in cima all’elenco mondiale di quelli che ancora fanno ricorso al boia, subito dopo Cina è nazioni islamiche compaiono gli Usa, con 85 esecuzioni nel 2000, 13 in meno dell’anno scorso. Ben 40 sono avvenute in Texas, di cui George W. Bush è stato governatore prima di essere eletto presidente. In sei anni di mandato, l’ex petroliere salito alla Casa Bianca, ha fatto giustiziare 152 detenuti nel braccio della morte. Un record, se si considera che a livello nazionale sono state 683 le condanne a morte eseguite dal 1976, quando la Corte Suprema federale ha reintrodotto la pena capitale. In Texas e Virginia sono stati uccisi anche minorenni, come in Iran e nella Repubblica democratica del Congo. Dopo Cina e Iraq nel libro nero sulla pena capitale di ’Nessuno tocchi Caino’, figurano l’Iran con 153 condanne eseguite, per lo più in pubblico e dopo molte frustrate, e l’Arabia Saudita con 121, anche queste in piazza di solito per decapitazione. A spezzare l’elenco delle nazioni che applicano rigidamente la ’sharia’, la legge islamica, sono gli Stati Uniti, che precedono l’Afghanistan degli inflessibili Talebani, gli studenti del Corano al potere, che hanno giustiziato 30 persone.-E poichè secondo il regime di Kabul i condannati debbono essere uccisi dai parenti delle vittime, nel febbraio 2000 un bambino di 10 anni è stato costretto a premere il grilletto di un fucile puntato alla testa dell’assassino di suo padre, davanti a uno stadio gremito. E Cuba è uno dei Paesi che hanno giustiziato finora il maggior numero di detenuti e che -in proporzione alla popolazione -fa ricorso alla pena di morte due volte più della Cina e cinque volte più degli Stati Uniti. Lo rileva il rapporto 2001 di ’Nessuno tocchi Caino’ sulla pena capitale nel mondo. Nell’isola di Castro la condanna a morte è prevista per 112 reati, fra cui 33 di lieve entità. L’anno scorso sono state giustiziate 6 persone e 24 attendono nel braccio della morte. Per il mancato rispetto dei diritti umani, Cuba è stata condannata anche quest’anno dalla Commissione dell’Onu di Ginevra, che ha anche approvato per il quinto anno consecutivo la risoluzione per la moratoria delle esecuzioni in vista della completa abolizione della pena capitale nel mondo. L’ultimo tentativo di far approvare un testo in tal senso all’ Assemblea delle Nazioni Unite è fallito nel ’99. Ed a proposito di pena di morte Juan Raul Garza, narcotrafficante messicano-statunitense di 44 anni condannato per tre omicidi, sarà giustiziato oggi nel penitenziario di Terre Haute, nell’Indiana. E’ il secondo prigioniero federale a ricevere l’iniezione letale in una settimana, dopo una moratoria durata 38 anni e interrotta lunedì scorso dall’uccisione di Timothy M c Veigh; il. terrorista della strage di Oklahoma City del ’95. A Garza toccherà uguale sorte, nello stessa stanza della morte del carcere dove ha trascorso le ultime ore l’ex veterano della Guerra del Golfo trasformatosi nell’assassino di 168 persone con un’autobomba carica di tre tonnellate di esplosivo. Terre Haute, 18 giu. -Anche in questo caso -destinato a non ricevere la stessa copertura mediatica di quello McVeigh -appare improbabile un atto di clemenza del presidente degli Stati Uniti. Quando era governatore del Texas, George W. Bush ha lasciato portare a termine decine di esecuzioni. Alla Casa Bianca i legali di Garza hanno inviato, assieme alla richiesta di grazia, un documento in cui le autorità messicane affermano che non avrebbero mai estradato il narcotrafficante se avessero saputo che rischiava la pena di morte. Garza, che ha due figli, fu mandato negli Stati Uniti nel ’92 dopo aver confessato di aver commesso un omicidio e di averne ordinati altri due come capo di un vasto traffico di marjuana con base nel Texas. L’esecuzione di Garza era prevista l’anno scorso, ma l’amministrazione Clinton la bloccò fino alle conclusioni di un’indagine disposta per accertare se le minoranze erano più soggette alle condanne a morte. L’allora ministro della Giustizia Janet Reno concluse che venivano condannati alla pena capitale il 38 per cento degli imputati bianchi, il 25 per cento di quelli neri e il 20 per cento degli ispanici. Risultato: nessuna discriminazione a carico dei non bianchi, sebbene 18 dei 19 prigionieri federali in attesa di esecuzione appartengano a minoranze. La difesa di Garza ha chiesto alla Corte Suprema di fermare l’esecuzione perchè viola la carta dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), di cui gli Usa sono firmatari, e in quanto il tribunale che emise la sentenza non ricevette informazioni adeguate sulle pene che poteva infliggere.Una Commissione dell ’OSA in aprile ha stabilito che l’esecuzione di Garza viola il trattatoperchè agenti della dogana degli Stati Uniti testimoniarono su attività illegali dell’imputato in Messico, per le quali l’uomo non era sotto processo, deposizioni che la difesa non era preparata a confutare.La Corte Suprema federale abolì la pena di morte negli Stati Uniti nel ’72, ma la ristabilì quattro anni più tardi. Da allora sono state uccise oltre 700 persone.