ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA
17 GIUGNO 200117/6/2001 In cella l'odore della morte; LA STAMPA
Pubblichiamo alcuni brani dalla prefazione di Oliviero Toscani al Rapporto 2001 sulla pena di morte nel mondo che sarà presentato domani a Roma nella
Ci sono delle cose che si vedono solamente al cinema e che si spera di vedere solamente al cinema. Invece, quando poi ci si rende conto che esistono nella realtà, si viene assaliti dal panico.Per realizzare la campagna pubblicitaria Benetton «We, on death row», sono entrato in sei prigioni degli Stati Uniti, di sei Stati differenti. Devo dire che a parte l’architettura più o meno moderna, i bracci della morte in fondo si assomigliano tutti: vi è sempre un costante senso di morte.C’è un strano odore, un odore di morte. C’è anche uno strano ritmo nel modo in cui i carcerati e i carcerieri si muovono. È tutto rallentato, come se in fondo ai corridoi e agli spazi ci fosse ad aspettare la morte. Non c’è premura, perchè la premura di solito viene prodotta da una speranza nel futuro, e lì non esiste proprio questo senso di futuro. Tutto è smorzato, ovattato. Risuona solamente il rumore del metallo delle chiavi e delle porte di ferro che si aprono e si chiudono sbattendo. Un rumore che rimane nella memoria del cervello.Il resto, le poche parole che la gente si scambia, suonano come molto lontane. E un po’ come in un sogno, o meglio in un incubo. Ci sono film che hanno descritto molto bene questi ambienti e queste situazioni, ma al cinema si è seduti su una poltrona, si è distaccati, si è lontani. Quando invece sono entrato in questo spettacolo macabro e vergognoso, ho avuto un po’ di vergogna nel pensare di appartenere ad un’umanità che riesce a mettere in scena tutto ciò. Perchè la pena di morte è una messa in scena di un rituale antico e vergognoso, è il sistema legalizzato percompiere più omicidi a sangue freddo. (...)L’umanità che popola i bracci della morte è un’umanità moribonda in attesa dell’esecuzione finale. Mi ha molto colpito il fatto che tutti i carcerati, che ho incontrato e fotografato non sono mai stati maleducati o violenti, sono stati sempre molto corretti e disponibili, con una gran dignità nell’affrontare il loro destino. Mi ha colpito come si lavino continuamente, facendosi docce, isolati in queste celle asettiche, tutte incredibilmente pulite. Forse l’acqua dà un senso di purificazione.Parlando con i guardiani, mi è sembrato che nessuno di loro fosse favorevole alla pena di morte. Nessuno lo ha detto apertamente, ho avuto la sensazione che le guardie scoprono una parte umana di questi condannati e che nessuno sia contento quando un uomo, seppure assassino, viene giustiziato, alla fine, vivendo insieme forse anche al più efferato assassino, in quelle condizioni, si scopra anche un suo lato umano. Bene o male, i rapporti umani, le famiglie si formano anche in situazioni così, in situazioni estreme. I custodi sono a contatto con i condannati costantemente, 24 ore al giorno, perchè i condannati devono poter essere visibili costantemente anche quando vanno in bagno, si lavano, si siedono sui cessi, sulle latrine. Devono essere sempre sotto controllo. (...)Nei bracci della morte esiste una disciplina nel senso più violento della parola, ai condannati, considerati esseri subumani, si toglie la dignità e viene creata una gerarchia tra l’essere superiore, il guardiano, e l’essere inferiore, il carcerato. Quando si viene condannati, non si appartiene più all’umanità normale. Si viene sottoposti ad una lenta, violenta agonia psicologica. C’è gente che è dentro da vent’ anni e per tutto questo tempo aspetta di sedersi sulla sedia elettrica o che gli venga infilato l’ago nel braccio: per tutti quei vent’anni è considerato un essere inferiore.Il braccio della morte è un obitorio di gente viva, potenzialmente morta.Poi ci sono le camere della morte, la camera a gas nel North Carolina che ultimamente non è più in uso, la sedia elettrica nel Kentucky, e la camera più asettica e la più moderna, quella dell’iniezione letale, è impressionate, perchè intorno a queste camere-teatri della morte, ci sono delle finestrine da dove si può assistere all’agonia, per poter soddisfare quella sete atavica di vendetta che provoca quel piacere di vedere un uomo morire. Ma tutto questo può essere giustizia? O forse una depravazione di essa? O forse semplicemente una rappresentazione drammatica dell’imbecillità umana. Che, come in Florida, arriva all’assurdo di lasciar scegliere al condannato il metodo di morire, come in un menù: sedia elettrica o iniezione, che democrazia! (...)Quando entri nelle carceri e vedi i condannati a morte, ti accorgi che, nonostante si assomiglino tutti, la maggioranza è nera. I neri non sono neppure il 15% della popolazioneamericana;ma nelle prigioni le minoranze diventano la grande maggioranza, creando molti dubbi sulla giustizia di tutto cio’. Esiste indubbiamente discriminazione, intolleranza, esiste un problema di civiltà, sembra di entrare in una prigione africana, non in una prigione degli Stati Uniti.Credo che bisognerebbe far vedere l’esecuzioni, far partecipare a questo moderno linciaggio, dovremmo essere tutti testimoni e rabbrividire di fronte a questo atto di primitività,Bisogna continuare a batterci contro la pena di morte, un giorno riconosceremo la sua primitività, così come ci siamo resi conto di tante cose del nostro passato, di cui c’è davvero da avere vergogna. Quanto tempo dobbiamo ancora aver vergogna del presente e purtroppo del futuro?
