Nessuno tocchi Caino

ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA

13 FEBBRAIO 2001

13/2/2001 Bosch: La sudafricana Marietta Bosch finirà sul patibolo nell'ex -protettorato britannico per decisione di una corte di magistrati stranieri; LA REPUBBLICA

Secondo la giuria, ha ucciso l'amica del cuore per sposare suo marito. E questo oggi la difende: “ è innocente"

DOMANI è san Valentino: forse Marietta Bosch potrà vedere suo marito. Da quando è rinchiusa nel braccio della morte di Gaborone, in Botswana, ha incontrato l’uomo che ama solo il 14 febbraio dell’anno scorso. Eppure proprio lui, Martinus Wolmarans detto "Tienie" è il motivo della sua condanna. Marietta ha ucciso, dicono i giudici. Ha ucciso per amore. La vittima, Maria Magdeline, "Rlia" per Marietta e per gli altri intimi, era la prima moglie di Tienie. E l’amica del cuore l’ha assassinata per prendere il suo posto.Marietta Sonjaleen Bosch ha un volto non bello e capelli biondi, ormai quasi bianchi, lunghi fino alla schiena. Nelle foto appare pallida: un po’ forse per i suoi cinquant’anni, un po’ per gli ultimi quattro, che ha passato in cella. Sarà il primo bianco a essere impiccato nel Botswana, quinta donna sul patibolo da quando l’ex protettorato di Sua Maestà britannica è diventato indipendente. Tienie Wolmarans, che ha speso tutto nella difesa della sua seconda moglie, continua a gridare la sua innocenza e a chiedere la revisione del processo.Ma i giudici sono sicuri. Si era innamorata di quell’uomo, anche se apparteneva a un’altra. Oppure - ma non si può provare - si è accordata on lui, per liberarsi di Ria, terza incomoda per la loro felicità a due. L’accusa ha ricostruito tutto: nel giugno di cinque anni fa Marietta riuscì a procurarsi un’arma oltre confine, nel Sud Africa dove era nata, la portò in Botswana, uccise a sangue freddo l’amica. Alla fine accusò un innocente compatriota, Hennie Cotzee.La corte d’appello che aveva in mano la vita di Marietta non si è fatta sviare dalle scuse della detenuta, e ha respinto anche la teoria cara a Tienie, secondo cui Cotzee avrebbe manipolato la donna con dosi massicce di Roipnol. Marietta ora ha finito gli appelli. Festus Mogae, presidente del Botswana, ha già respinto l’appello alla clemenza, sottolineando che il governo è favorevole alla pena di morte. L’ultima speranza ora è l’intercessione di Thabo Mbeki, l’uomo che ha sostituito Mandela alla guida del Sudafrica. Pretoria, però, appare incerta. E’ dibattuta fra l’esigenza di non interferire negli affari interni del Botswana e il rifiuto profondo della pena di morte, radicale strumento di controllo della maggioranza nera ai tempi dell’apartheid. La condanna definitiva, sotto il dispositivo, ha firme insolite. Sir John Blufeld, Austin Ammisah e lord Weir, cittadini del Regno Unito. Timothy Aguda, nigeriano. Patrick Tebutt, sudafricano. Cinque giudici di paesi diversi, secondo le leggi del Botswana, che ha troppo poco personale per i processi e assume giudici "a tempo determinato" da altre nazioni del Commonwealth. Cinque giudici di paesi in cui la pena di morte non esiste. Insomma, Aminisah, Blufeld, Weir, Aguda e Tebbutt hanno scartato coscientemente le attenuanti che avrebbero evitato la pena di morte: bastava definirlo "delitto n2passionale», e davvero sembra difficile non definirlo in questo modo. Timothy Aguda non ha esitato nemmeno a commentare la condanna, usando per Marietta un’espressione subito ripresa dai giornalisti: wicked woman, donna perfida. «E’ cattiva e spregevole - ha detto il giudice nigeriano - ha programmato a lungo l’omicidio, non abbiamo dubbi che il delitto sia frutto di un’infatuazione unita all’invidia».Insomma, i giudici hanno preferito mettere da parte la propria cultura giuridica, forse "troppo tenera" per terre di frontiera, giovani, giuridicamente ancora non raffinate, come il Botswana. Hanno esercitato una giustizia diversa da quella di casa loro, scordando la bilancia che avrebbero usato in patria, e pesando senza nessuna pietà le colpe di una donna colpevole in un ex territorio d’oltremare.George Bizos, avvocato sudafricano, ex difensore di Mandela, impegnato oggi a sostenere la causa di Marietta, insieme agli attivisti di "Nessuno tocchi Caino", non se ne stupisce, "nel Botswana la pena di morte è molto popolare -dice Bizos a Repubblica-Anche i giudici di questo paese avrebbero deciso allo stesso modo, seguendo la richiesta dell’opinione pubblica. Per decidere altrimenti, serviva una scelta di coscienza individuale». Appunto.