Nessuno tocchi Caino

ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA

12 GIUGNO 2001

12/6/2001 “Un Caino da salvare dalle forche di Bush”; IL MATTINO

Un criminale. Un estremista. Un razzista. Uno come Timothy McVeigh non riesce proprio a suscitare simpatia. È lui che collocò la bomba che il 19 aprile del’95 fece una carneficina ad Oklahoma City: 168 morti. Diciannove erano bambini di un asilo. Mc Veigh non s’è mai pentito " fu un atto di guerra" ha detto prima dell’esecuzione. Ma anche l’uccisione di Mc Veigh non è che un ennesimo "omicidio di stato". Ne parliamo con Sergio D’Elia, segretario dell’associazione Nessuno tocchi Caino. McVeigh era un vero "Caino": un caso del genere rende più difficile affrontare il tema dell’abolizione della pena di morte?È facile scendere in piazza quando il condannato è un minorato mentale o quando esistono dubbi sulla sua colpevolezza. McVeigh invece era un assassino, che ha commesso un atto orribile. Ma è proprio dei McVeigh che dobbiamo occuparci, è di fronte a casi del genere che può passare l’idea che si è contro la pena di morte comunque. Il pragmatismo poi suggerisce che la battaglia abolizionista passa attraverso la moratoria, cioè la sospensione delle esecuzioni in Paesi la ci legislazione prevede la pena capitale".Da questo punto di vista l’amministrazione Bush non induce all’ottimismo…Indubbiamente. Non bisogna dimenticare che la strada di Bush verso la casa Bianca è stata una strada lastricata di morti ammazzati Bush, da governatore del Texas, ha avuto il triste record di condanne a morte superiori per numero a quelle di tutti gli altri Stati dell’Unione messi insieme. Non solo: nel caso di McVeigh, il presidente americano ha rotto la tregua delle esecuzioni federali che durava da 38 anni. Si tratta di un atto gravo, perché così Bush presenta gli Stati Uniti come un blocco unico favorevole alla pena di morte. Eppure esistono 15 stati dove è in atto una moratoria, eppure proposte di legge in questo senso sono state presentate sia alla Camera che al Senato degli Usa". Bush ha anche "rivendicato" l’esecuzione. È intervenuto sulla vicenda, dicendo che "il bene ha prevalso sul male". Un modo per strizzare l’occhio ad un’opinione pubblica propensa alla "forca"?In realtà dal 75-80% di americani favorevoli alla pena di morte. Negli ultimi anni si è scesi al 60%. In ogni caso, il ruolo della politica dovrebbe essere non quello di assecondare sempre l’opinione pubblica, ma anche di saper stare un passo più avanti. È così si esercita una vera leadership, altrimenti la politica si riduce a demagogia. Ma mi preme dire che c’è anche un’altra faccia della pena di morte: quella delle esecuzioni di massa in Cina, del boia che continua ad uccidere in Paesi come l’Iraq o l’Afghanistan. Anche di queste realtà occorre parlare.L’Italia si è impegnata a livello internazionale per l’abolizione della pena di morte. Continuerà a farlo?Confido che si possa stabilire un dialogo con il nuovo governo su questi temi. Anche se, sul caso McVeigh, non c’è stata mobilitazione: né in Italia né in Europa. D’altra parte oltre al governo ci sono anche un Parlamento, un’opinione pubblica e noi, il movimento abolizionista. Penso che vada ricostruita una campagna contro la pena di morte.