USA - Ulteriori dati sugli errori commessi nei laboratori scientifici del Fbi.
USA - Ulteriori dati sugli errori commessi nei laboratori scientifici del Fbi.
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Ulteriori dati sugli errori commessi nei laboratori scientifici del Fbi. Come riportato in precedenza (vedi 07/05/2013, 17/07/2013, 11/08/2013, 16/07/2014 e 17/09/2014) il FBI ha ammesso recentemente che nei suoi laboratori di indagine scientifica, a metà degli anni ’90, sono stati compiuti diversi errori. Si conoscono ora più dettagli. Il Ministero della Giustizia statunitense ha pubblicato il rapporto compilato dal suo ufficio ispettivo (U.S. Department of Justice, Office of the Inspector General, OIG). Il rapporto, dal titolo “Valutazione del controllo compiuto nel 1996 dalla task force del Ministero della Giustizia nei laboratori del Fbi” (“Assesment of the 1996 Department of Justice Task Force Review of the FBI Laboratory”) è il 3° rapporto, in ordine temporale, sulle irregolarità compiute della Criminal Division Task Force, CDTF), una struttura interna al FBI creata nel 1996, sulla quale nel corso degli anni si sono addensati sospetti per via di analisi scientifiche non accurate o manipolate, e testimonianze rese in aula da alcuni agenti o analisti di laboratorio anche in questo caso inaccurate o manipolate. Questo 3° rapporto ha focalizzato il comportamento di 13 investigatori della Task Force, che già nel 1° rapporto datato aprile 1997 avevano ricevuto critiche. Sono stati esaminati con particolare attenzione i casi trattati da Michael Malone, agente del Lab's Hairs and Fibers Unit (Unità del laboratorio di capelli, peli e fibre) la cui condotta risultava particolarmente problematica. Questo 3° rapporto da un lato conferma che l’agente Malone è probabilmente quello che ha compiuto più irregolarità, dall’altro rileva che il resto della struttura del Fbi, nonostante avesse ricevuto l’ordine di farlo, non ha riesaminato in maniera adeguata, e soprattutto non nei tempi utili ad evitare che degli innocenti potessero essere giustiziati, i casi trattati in maniera sospetta da Malone. Era già stato appurato dai rapporti precedenti che le discutibili analisi scientificamente e le altrettanto discutibili testimonianze rese in aula da Malone avevano contribuirono alla condanna di un innocente (Donald Eugene Gates, condannato all’ergastolo nel 1982 e prosciolto nel 2009), e ad almeno altre 5 condanne in seguito annullate. Secondo le fonti ufficiali, Malone di era dimesso dal FBI nel 1999, ma nel maggio del 2014, si scoprì che aveva continuato a collaborare con i laboratori del Fbi come “consulente esterno”. Dopo che l'OIG sottopose all'attenzione dell'FBI e del Dipartimento il contratto di Malone, l'FBI fece sapere che i rapporti con Malone erano terminati con decorrenza dal giugno del 2014 (un mese prima della pubblicazione di questo 3° rapporto). Michael Malone, laureato alla Towson State University di Baltimora nel 1968 e con un Master's Degree in Biologia alla James Madison University in Virginia, nel 1970, è entrato nell'FBI nello stesso anno. Nel 1974 si è trasferito alla Hairs and Fibers Unit, quindi al quartier generale a Washington. Grazie alla sua formazione è stato designato microscopista forense specializzato nel rintracciare prove. Grazie al suo lavoro in numerosi processi importanti, è diventato famoso in tutto il paese. I problemi con le sue analisi e le sue testimonianze iniziarono a venire alla luce in Florida alla fine degli anni '80, quando vari tribunali annullarono alcune condanne per omicidio considerando “non sufficientemente affidabili” le analisi e le testimonianze in aula effettuate da Malone. In pratica Malone dava per “statisticamente certe” alcune identificazioni, mentre alla luce di criteri scientifici più aggiornati e stringenti, quelle identificazioni avrebbero dovuto al massimo essere definite “probabili”. Nel 1995 in Florida si concretizzarono i dubbi sulla sua credibilità, quando gli vennero mosse accuse di falsa testimonianza per una deposizione di fronte all'Investigating Commitee for the Judicial Council dell'11°Circuito. L'OIG allargò il raggio di controllo ai periodi tra il 1994 e il 1997 e scoprì che Malone aveva testimoniato il falso, avendo asserito di aver svolto test che in realtà non aveva fatto, e non in quel solo caso. L'OIG raccomandò, nel suo 1° rapporto del 1997, che l'FBI valutasse la necessità di intraprendere un'azione disciplinare nei confronti di Malone per il suo comportamento, e di verificare le sue testimonianze in altri casi. Nonostante la raccomandazione dell’OIG, la direzione del FBI non adottò azioni disciplinari, rimandando eventuali decisioni in merito ai vertici della Criminal Division Task Force. Quando il rapporto dell'OIG fu pubblicato nel 1997, Malone aveva già lasciato il reparto scientifico della task force, ed era tornato a lavorare come Agente Speciale sul campo. Fu assegnato all'ufficio di Norfolk, in Virginia. Malone, senza aver ricevuto punizioni ufficiali, si ritirò dall'FBI nel 1999 e proseguì il suo lavoro come già spiegato. Nel 1999 l'FBI assunse due esperti in analisi di capelli e fibre, Cathryn Levine e Steve Robertson, nel ruolo di esperti indipendenti per l'indagine sull’operato della Task Force. Dopo la prima settimana, uno dei due esperti, la Levine, si ritirò dal progetto in disaccordo con il modo in cui l'FBI progettava l'indagine e per come il lavoro veniva assegnato. Secondo la dr.ssa Levine era carente lo standard di procedure operative decise per il lavoro esperti. Non solo il metodo di analisi era carente, ma il protocollo imposto dal Fbi prevedeva che gli esperti indipendenti non potessero conservare copie dei loro appunti, né le schede completate sui casi revisionati. Secondo la Levine, questo comprometteva seriamente il lavoro di riesame, e se, come era facilmente prevedibile, gli esperti fossero stati un giorno chiamati a testimoniare in un processo di revisione, in mancanza di appunti scritti la loro credibilità sarebbe stata fortemente compromessa. Da ultimo la Levine ravvisò che l’obbligo si segretezza imposto dal Fbi creava un "dilemma morale ed etico", poiché impediva agli esperti indipendenti di segnalare il comportamento di Malone al Consiglio forense cui entrambi appartenevano. L'FBI non assunse un altro esperto in capelli e fibre per sostituire Levine. In ogni caso, le scoperte e le conclusioni cui pervenne la Levine relative ai casi che analizzò durante quella settimana nei Quartieri Generali dell'FBI erano coerenti con quelle raggiunte da Richardson, che successivamente revisionò tutti i casi riguardanti Malone. Risulta che, dei 312 casi rivisti dagli esperti indipendenti per la Task Force, 162 casi contenevano analisi su capelli o fibre svolte da Malone, casi riguardanti 172 imputati. Circa un terzo dei 162 casi includevano anche una testimonianza in aula di Malone. Secondo l'ex Deputy Section Chief della Sezione di Analisi dei Laboratori Scientifici dell'FBI, Malone aveva trattato molti più casi di qualunque altro esperto dell'Unità Capelli e Fibre, suscitando perplessità sull'integrità della sua metodologia. Tutto questo indusse il Procuratore della Hillsborough County, in Florida, a chiedere che la Task Force mandasse tutti i casi del suo distretto, trattati da Malone, alla revisione dell'FBI, perché venissero controllati dagli esperti indipendenti. E' risultato che gli esperti indipendenti hanno valutato che approssimativamente il 96 percento dei casi erano problematici rispetto alle Linee Guida date dall'FBI per la Revisione agli esperti indipendenti all'inizio della revisione dei casi loro sottoposti. Vennero riscontrati importanti imperfezioni nel lavoro di Malone e conclusero che questi non aveva utilizzato test appropriati, e che le testimonianze di Malone non erano accettabili secondo gli standard della comunità scientifica. Risultò che nel 94 percento (47 su 50) dei casi o non erano stati praticati i test scientifici appropriati, o era impossibile determinare se Malone avesse fatto i test appropriati. Per quanto concerne le testimonianze di Malone, gli esperti conclusero che nel 54 percento (14 su 26) dei casi, la testimonianza di Malone era in contrasto con i suoi rapporti di laboratorio e nel 65 percento (17 su 26) dei casi, la sua testimonianza era in contrasto con i suoi appunti. Riguardo alle analisi sulle fibre, gli esperti scrissero nel loro rapporto che non ritenevano che Malone comprendesse l'uso appropriato e le limitazioni di uno strumento conosciuto come microspettrofotometro e di conseguenza le sue conclusioni e testimonianze risultavano scientificamente approssimative, se non sbagliate. Dichiararono inoltre che spesso negli appunti su analisi di fibre, Malone non indicava che tipo di test aveva eseguito, oppure spesso gli appunti mancavano di dettagli o erano indecifrabili. Nelle loro relazioni sulle analisi e testimonianze di Malone in quattro casi (due dei quali relativi a condanne a morte), gli esperti indipendenti documentarono che il lavoro di Malone era particolarmente inaffidabile, approssimativo e non scientifico. In casi di analisi sui capelli, gli esperti affermarono che Malone frequentemente e in modo non appropriato testimoniò la probabilità di corrispondenza (tra capello e imputato), mentre non c'erano basi scientifiche per questa affermazione. Dalle indagini e colloqui svolti dall'OIG con ex membri della Task Force e dell'FBI, risulta chiaro che all'inizio di maggio 1999 e nel luglio 1999, rispettivamente, L'FBI e il Dipartimento vennero a conoscenza del fatto che gli esperti indipendenti avevano accertato che quasi tutti i casi di prove su capelli o fibre analizzati da Malone erano gravemente imperfetti. Inoltre risulta chiaro che non è stata trovata, nelle migliaia di documenti della Task Force e dell'FBI controllati e nei colloqui svolti, alcuna indicazione che facesse pensare che l'FBI o il Dipartimento avessero preso in considerazione di sottoporre a revisione tutti i casi trattati da Malone, quando le prove erano determinanti per la condanna, indipendentemente dalla lunghezza o natura della stessa. Analogamente, risulta che, né l'FBI, né il Dipartimento abbiano considerato l’eventualità di svolgere indagini sull'Unità Hair and Fibers riguardo ai casi precedenti il 1985, né per quanto riguarda Malone, né altri. Infine è risultato che non ci sono elementi che facciano pensare che sia stata presa in considerazione una ampia divulgazione sia ai procuratori, che agli imputati, della natura ed entità dei problemi delle analisi e testimonianze di Malone. Tra i punti principali evidenziati dalla terza indagine c’è il ritardo con cui, una volta appurato il rischio di errori giudiziari causati dagli errori di laboratorio, l’FBI ha condotto lo screening su tutti i casi che avrebbero dovuto essere riesaminati. Il ritardo ha riguardato in alcuni casi anche la semplice segnalazione alle autorità giudiziarie che un riesame era in corso. Nonostante fosse stato stabilito che la precedenza venisse data ai casi di pena di morte, è risultato che l'FBI abbia impiegato 5 anni per identificare 64 condannati nel braccio della morte i cui casi prevedevano analisi o testimoniante di 1 o più tra i 13 agenti criticati. A causa di questo ritardo alcuni detenuti sono stati giustiziati prima che la revisione del caso venisse effettuata. Benjamin H. Boyle, venne giustiziato il 21 aprile 1977, 4 giorni dopo la pubblicazione del 1° rapporto del OIG, ma prima che il suo caso venisse identificato e rivisto dalla Task Force. Due altri condannati (Michael Lockhart (9 dicembre 1997) e Gerald E. Stano (23 marzo 1998) vennero giustiziati dopo il 1° rapporto ma prima che i loro casi venissero identificati dalla Task Force come casi che coinvolgevano qualcuno degli investigatori criticati. Un altro condannato a morte, Josepf Young, morì in prigione per cause naturali nel 1996, prima che nel 1997 venisse pubblicato il rapporto dell'OIG. Tuttavia la Task Force non riferì il suo caso all'FBI per farlo esaminare da un esperto indipendente, anche se la pubblica accusa aveva ritenuto che le analisi di laboratorio e la testimonianza dell'FBI fossero state determinanti nella condanna. Secondo il 3° rapporto, la Task Force ha rivisto correttamente solo 8 dei 64 casi di condanna capitale nei quali erano coinvolti gli agenti sotto inchiesta. Per “revisione corretta” si intende aver affidato il caso a “esperti indipendenti”. Risulta inoltre che degli 8 rapporti compilati dagli esperti indipendenti, solo in due casi si è avuta la corretta trasmissione delle risultanze agli avvocati difensori. Oltre ai ritardi del Fbi, alcuni procuratori federali o di Stato non divulgarono i rapporti degli esperti indipendenti o li rivelarono mesi o anni dopo averli ricevuti dalla Task Force. Come risultato, alcuni imputati sono venuti a sapere tardi - o magari mai - che le loro condanne erano viziate da errori. Il Dipartimento avrebbe dovuto esigere dai procuratori federali e di Stato che comunicassero le risultanze del rapporto agli imputati. In conclusione, il rapporto ripete che la revisione dei casi è stata compiuta con troppo poco personale, senza stabilire le adeguate priorità, e senza effettuare alcun follow-up delle informazioni che, seppure tardivamente, venivano fornite ai procuratori. Tutte queste gravi mancanze hanno avuto conseguenze molto pesanti nei singoli casi degli imputati. Per quanto sia difficile riparare a tali e tante inadempienze, il rapporto un solo sviluppo possibile: da ora in poi il Fbi deve collaborare più strettamente possibile con la National Association of Criminal Defence Lawyers (Associazione Nazionale di Avvocati Penalisti) e altre associazioni il cui lavoro è indirizzato alla protezione dei diritti dei condannati, tipo Innocence Project e la American Civil Liberties Union, oltre che coordinarsi e usare le risorse di procuratori generali, Procuratori distrettuali, difensori d'ufficio e con le corti federali, statali o locali.
— FONTI
- (Fonti: www.justice.gov/oig/reports/2014, Laura Bellotti e Nessuno tocchi Caino, 20/09/2014)
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