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STATI UNITI D'AMERICA

USA - Texas. Humberto Leal, 38 anni, ispanico, è stato giustiziato, nonostante molte pressioni, anche del Presidente Obama perchè ciò non avvenisse.

USA - Texas. Humberto Leal, 38 anni, ispanico, è stato giustiziato, nonostante molte pressioni, anche del Presidente Obama perchè ciò non avvenisse.

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Humberto Leal, 38 anni, ispanico, è stato giustiziato, nonostante molte pressioni, anche del Presidente Obama, perché l’esecuzione fosse almeno rinviata. Per conto dell’Amministrazione Obama l’Avvocato Generale dello Stato, Donald Verrilli Jr., il 1° luglio aveva chiesto alla Corte Suprema degli Stati Uniti di fermare per almeno 6 mesi l’esecuzione in Texas di Leal. È molto raro che la Presidenza degli Stati Uniti intervenga direttamente in casi giudiziari. L’Amministrazione non contestava né il verdetto di colpevolezza, né la condanna a morte in sé, ma il fatto che Leal fosse uno di quei 51 condannati a morte di nazionalità messicana che, secondo una sentenza del 2004 della Corte Penale Internazionale dell’Aja, non dovrebbero essere giustiziati perché nei loro confronti gli Stati Uniti hanno commesso delle irregolarità al momento dell’arresto. L’Amministrazione motivava la sua richiesta alla Corte Suprema con la necessità di dare il tempo al Parlamento di approvare una legge apposita, il Consular Notification Compliance Act, recentemente presentata in Senato. Obama, come il suo predecessore Bush, ritiene opportuno rispettare gli accodi internazionali in tema di giustizia per evitare che i molti cittadini statunitensi all’estero, soprattutto quelli implicati in operazioni militari, possano essere a loro volta processati senza adeguate garanzie. Richieste di clemenza con la stessa motivazione erano state in precedenza rivolta al Governatore del Texas Rick Perry da importanti esponenti militari e del mondo diplomatico. Ieri il Governatore Perry aveva risposto a tutti: “Il Texas non è vincolato da decisioni di tribunali stranieri. Chi commette il peggiore dei reati in Texas, può aspettarsi la pena più alta secondo le nostre leggi”. In serata la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva respinto 5-4, seguendo la tradizionale divisione ideologica tra conservatori e progressisti, questa richiesta, e un’ora dopo Leal era morto. La Corte Suprema ha ritenuto che “Nostro compito è valutare le leggi che abbiamo, non quelle che eventualmente potremmo avere”. La Corte Suprema ha poi aggiunto che comunque il Governo degli Stati Uniti aveva avuto molto tempo a disposizione se davvero voleva far approvare una nuova legge, e “Ci rifiutiamo di seguire il suggerimento del Governo degli Stati Uniti di concedere a Leal un rinvio per presentare una istanza basata su una legislazione ipotetica quando il Governo stesso non ha il coraggio di ipotizzare che in un nuovo processo il verdetto di colpevolezza potrebbe mai essere capovolto”. Questa impostazione rispecchia quanto avevano già sostenuto sia il Governatore Perry sia il Texas Board of Pardon and Paroles, che l’altro ieri aveva rifiutato ogni ipotesi di clemenza proprio rilevando che Leal era colpevole di un reato odioso, e non importa con quanta precisione lui abbia compreso le fasi dell’arresto: il reato quello era, e quella era la punizione prevista, comunque. Tra l’altro Leal, dal momento dell’arresto fino a ieri, si era sempre dichiarato innocente, ma oggi prima dell’esecuzione ha praticamente confessato: “Mi dispiace per la famiglia della vittima, per quello che ho fatto. Spero possano perdonarmi”. Leal era nato in Messico, e nonostante la sua famiglia lo avesse portato in Texas all’età di 2 anni, al momento dell’arresto, nel 1994, accusato dello stupro e omicidio di una ragazza di 16 anni, era ancora di nazionalità messicana. Nel 2004 una sentenza del Tribunale Internazionale dell’Aja aveva imposto agli Stati Uniti di rivedere tutti i processi dei 51 messicani condannati a morte negli Stati Uniti rilevando che nei loro confronti non erano state rispettate le garanzie previste dall’articolo 36 della Convenzione di Vienna sulle Relazioni Consolari. La Convenzione è un accordo internazionale che risale al 1963, e che è stato sottoscritto da 166 paesi, compresi gli Stati Uniti. L’art. 36 prevede che quando un cittadino straniero viene arrestato, le autorità locali devono informarlo esplicitamente che ha il diritto che dell’arresto vengano informate le autorità consolari del suo paese, e che ha diritto a ricevere assistenza legale nella propria lingua dal proprio consolato. Il 25 marzo 2008 (vedi), nel caso Medellin v. Texas,  La Corte Suprema aveva deciso che gli accordi sottoscritti in sede internazionale dal governo federale di Washington non si possono applicare automaticamente ai singoli stati, e che una cosa del genere, eventualmente, poteva essere decisa solo da una nuova legge del Congresso, non da giudici o dalla Corte Suprema. Alla decisione di oggi della Corte Suprema hanno votato contro 4 giudici: Stephen G. Breyer, Ruth Bader Ginsburg, Sonia Sotomayor ed Elena Kagan. Nella loro dichiarazione di dissenso hanno sostenuto che la richiesta del Governo non era di quelle improponibili, considerato che invece dare il via libera all’esecuzione avrebbe, per usare le parole dell’Avvocato Generale dello Stato: “causato un danno irreparabile per gli interessi internazionali del più alto livello, e avrebbe messo in paricolo gli americani che viaggiano all’estero”.  John B. Bellinger III, un importante repubblicano che era stato a capo dello staff legale del Dipartimento di Stato sotto il Presidente George W. Bush, aveva criticato duramente la risposta negativa del Governatore Perry, che da più parti viene indicato come candidato repubblicano alle Presidenziali del 2012: “La sua è una posizione parrocchiale, che distrugge alla base la possibilità per il Dipartimento di Stato di fornire protezione a tutti gli americani che viaggiano all’estero, compresi i texani”. Leal diventa il 7° giustiziato di quest’anno in Texas, il 471° da quando il Texas ha ripreso le esecuzioni nel 1982, il 26° dell’anno negli Usa e il n° 1260 da quando, il 17 gennaio 1977, gli Stati Uniti hanno ripreso le esecuzioni con la fucilazione, in Utah, di Gary Gilmore.
FONTI
  • (fonti: Associated Press, The New York Times, 07/07/2011)