USA - Nebraska. Il senatore Ernie Chambers, 77 anni, nero, indipendente, è l’assoluto protagonista del fin qui vincente tentativo abolizionista in Nebraska.
USA - Nebraska. Il senatore Ernie Chambers, 77 anni, nero, indipendente, è l’assoluto protagonista del fin qui vincente tentativo abolizionista in Nebraska.
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Il senatore Ernie Chambers, 77 anni, nero, indipendente, è l’assoluto protagonista del fin qui vincente tentativo abolizionista in Nebraska. Da sempre attivista per i diritti civili, è un leader riconosciuto della minoranza nera, e l’unico parlamentare di colore del Nebraska, uno stato quasi al centro esatto degli Stati Uniti, con una popolazione di meno di 2 milioni di abitanti, una economia basata su agricoltura e allevamento, e un indirizzo politico tradizionalmente conservatore. L’uomo ha diversi soprannomi: “l’anticonformista del Nebraska”, l’uomo nero più arrabbiato del Nebraska” o, definizione che lui preferisce, “Difensore degli oppressi”. È noto perché veste sempre in jeans e t-shirt, anche in Parlamento. Figlio di un pastore protestante, Chambers si è sempre professato ateo. Si è laureato in legge fuoricorso ma non si è mai iscritto all’albo degli avvocati per polemica contro l’istituzione forense. Nel 1963 è stato assunto alle Poste, ma poco dopo è stato licenziato per “insubordinazione”. Ha poi lavorato come barbiere. Ha iniziato la sua attività politica come “portavoce” della comunità di colore durante i noti “disordini di Omaha” dell’estate 1966. Nel 1970 morì il deputato dell’11° Distretto, relativo alla zona di Omaha Nord, una zona ad alto tasso di criminalità e spesso al centro di scontri tra giovani di colore e polizia. Chambers si candidò, e venne aletto al Parlamento, che all’epoca aveva una fortissima maggioranza conservatrice. Chambers ha presentato una proposta di legge abolizionista ogni anno dal 1973 al 2009, proposta di legge che, per motivi procedurali, è stata messa ai voti di solito ogni due anni. Nel 2009, con uno modifica costituzionale che fissava un tetto di 2 mandati consecutivi, gli venne impedito di ricandidarsi. Rieletto “con una valanga di voti” nel 2012, ripresentò la “sua” legge nel 2013, che quell’anno passò 7-0 in Commissione Giustizia ma entrò in stallo nella fase successiva a seguito di una procedura di ostruzionismo. Alla fine di questa legislatura non potrà ricandidarsi. Nel 2014 il ddl venne presentato ma non portato al voto, e quest’anno, come abbiamo visto, la sua iniziativa, presentata per la 37° volta, è passata 8-0 in Commissione Giustizia, e 30-13, 30-16 e 32-15 nei tre voti d’aula. Il Governatore repubblicano Pete Ricketts ha preannunciato il veto, ma a giudicare dal margine di voti che ha sin qui ottenuto il ddl, il veto sarà superato. Dopo un veto del governatore, una legge entra ugualmente in vigore se il parlamento la ri-vota 2 volte con una maggioranza di 2/3, ossia con almeno 30 voti. Chambers sembra aver convinto, con un lavoro di pazienza durato anni, un numero sufficiente di parlamentari conservatori. Un “incidente” sembrava potesse mettere a rischio il lavoro di Chambers. A marzo, durante una discussione in Parlamento, fece una dichiarazione che fece rapidamente il giro di tutti i notiziari dello stato e anche oltre. Ad un deputato conservatore che chiedeva una ancor più libera circolazione delle armi, Chambers chiese a cosa mai potessero servire più armi in uno stato che già ne ha tantissime. Il collega rispose che potevano servire nel caso qualcuno incontrasse qualche terrorista dell’Isis. Chambers nel mezzo delle polemiche che nei mesi scorsi hanno attraversato gli Stati Uniti dopo i ripetuti casi di cittadini afroamericani disarmati uccisi dalle forze dell’ordine, disse che per i cittadini del Nebraska, soprattutto quelli di colore, già conoscono qualcosa che, come mentalità, assomiglia molto ai terroristi dell’Isis, e sono i poliziotti. Ovviamente le polemiche schizzarono al cielo, da più parti gli venne chiesto di scusarsi con la polizia, cosa che Chambers disse e ripeté di non aver nessuna intenzione di fare. Per un attimo si temette che i parlamentari repubblicani potessero togliergli il supporto alla legge abolizionista, ma alla fine solo uno ritirò il proprio nome dalla lista dei proponenti, ma dichiarò che l’avrebbe comunque votata. A parte queste improvvise uscite polemiche, Chambers è sempre stato molto prudente. Fino al giorno prima della votazione finale aveva dichiarato di non essere in grado di prevedere il voto dell’aula, Confidava nel fatto che in questa sessione del parlamento c’è un’alta percentuale di nuovi eletti, e che tra questi ben 11, tra cui 6 repubblicani, hanno sottoscritto il suo ddl. Alla stampa ha riassunto che quest’anno, rispetto agli anni precedenti, i colleghi parlamentari sembrano molto attenti al fatto che la pena di morte è un sistema costoso, che drena molte risorse umane e finanziarie, e produce pochissimi risultati concreti, e che gli sembra che questo concetto stia circolando ampiamente anche tra i repubblicani. Tra una settimana o poco più si saprà se il Parlamento del Nebraska supererà il veto che il governatore comunicherà probabilmente martedì, in concomitanza con i funerali di un poliziotto ucciso in servizio. Basterà la facile emotività di un funerale a battere anni e anni di paziente lavoro culturale imbastito dal senatore Ernie Chambers?
— FONTI
- (Fonti: Nessuno Tocchi Caino, 25/05/2015)
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