USA - Debutta domani sera in prima serata sulla CNN la serie di 8 documentari sulla pena di morte.
USA - Debutta domani sera in prima serata sulla CNN la serie di 8 documentari sulla pena di morte.
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Debutta domani sera in prima serata sulla CNN la serie di 8 documentari sulla pena di morte. La serie, prodotta da Robert Redford e con Susan Sarandon come voce narrante, venne presentata alla stampa il 10 gennaio (vedi). Ogni episodio di “Death Row Stories” esplora un caso, per coprire tutta la gamma della diversità del sistema della pena di morte statunitense. La prima puntata è incentrata sulla vicenda di Edward Lee Elmore. Elmore, un uomo di colore che oggi ha 53 anni, venne scarcerato il 2 marzo 2012 (vedi), dopo aver trascorso quasi 30 anni nel braccio della morte. Era stato condannato nell’aprile 1982 con l’accusa di aver violentato e ucciso, pochi mesi prima, una donna bianca di 75 anni, Dorothy Edwards. Il 4 febbraio 2010 (vedi) gli venne riconosciuto un ritardo mentale, e la condanna a morte convertita in ergastolo. Nel novembre 2011 la Corte d’Appello del 4° Circuito aveva annullato il verdetto di colpevolezza per gravi scorrettezze sia della polizia che della pubblica accusa. Un capello ritrovato sulla scena del delitto sottoposto a nuovi test del Dna risultò appartenere a persona di razza bianca non identificata, ma prima dei nuovi test a lungo la pubblica accusa aveva sostenuto che quel reperto era andato perso. Inoltre la vistosa contraddittorietà dei testimoni oculari era stata tenuta nascosta. La Corte d’Appello aveva definito il comportamento della polizia “disonesto, incapace, e ingannatorio”. La 2a puntata affronterà la vicenda di Gloria Killian, la 3a di Joe D'Ambrosio, la 4a di James Duckett, la 5a di John Thompson, la 6a di Kris Maharaj, la 7a di Timothy Hennis, e l’8a quella di Nathan Dunlap. Secondo gli autori della serie, l’idea di realizzare questi approfondimenti è nata dallo studio del caso di John Thompson (5° puntata) che nel 1985, all’età di 22 anni, venne condannato a morte in Louisiana per l’omicidio di un direttore d’albergo, Ray Liuzza, 34 anni, ucciso da un rapinatore il 6 dicembre 1984. Uno dei membri dello staff del procuratore distrettuale nel 1999, poco prima di morire di cancro, confessò di aver nascosto i risultati di un test di laboratorio che escludevano che il sangue trovato sul posto del delitto potesse essere di Thompson. I difensori di Thompson appresero la notizia poche settimane prima della data fissata per l’esecuzione. Nel 2001 i difensori ottennero l’annullamento del verdetto di colpevolezza, e nel 2003 l’assoluzione definitiva. Il 9 febbraio 2007 una giuria popolare ordinò che l’ufficio del Procuratore Distrettuale della Orlando Parish pagasse a Thompson un risarcimento di 14 milioni di dollari. Nel 2011 però la Corte Suprema degli Stati Uniti annullò il risarcimento.
— FONTI
- (fonti: The Times-Picayune, 09/03/2014)
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