Un tribunale della Sharia di Bauchi in Nigeria ha rovesciato la condanna a morte comminata a Daso Adamu.
Un tribunale della Sharia di Bauchi in Nigeria ha rovesciato la condanna a morte comminata a Daso Adamu, una donna di 29 anni che aveva dato alla luce una bambina dopo il divorzio e per questo era stata condannata per adulterio.
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Un tribunale della Sharia di Bauchi in Nigeria ha rovesciato la condanna a morte comminata a Daso Adamu, una donna di 29 anni che aveva dato alla luce una bambina dopo il divorzio e per questo era stata condannata per adulterio.
Daso è stata prosciolta dall’Alta Corte della Sharia di Ningi dopo che il giudice Yusuf Suleiman aveva stabilito che l’essere incinta non costituiva una prova sufficiente per emettere una sentenza di morte tramite lapidazione.
“La corte ha sconfessato il tribunale di primo grado affermando che dal momento che la donna era rimasta incinta entro i due anni dal divorzio era sbagliato presumere che la gravidanza fosse illegittima poichè può darsi che essa fosse opera dell’ex marito”, ha dichiarato l’avvocato Abdulkadir Suleiman.
In base alla interpretazione della Sharia in vigore in molti stati del nord della Nigeria, è considerato possibile che una “gravidanza latente” possa durare fino a cinque anni dopo la fine del matrimonio.
Una volta sposata, ogni rapporto sessuale con persona diversa dal marito è considerato adulterio, anche se la donna è divorziata.
“La corte ha inoltre sostenuto che il processo di primo grado non era regolare perchè la donna non si era presentata spontaneamente in tribunale ma vi era stata trascinata e processata contro la sua volontà,” ha aggiunto l’avvocato Suleiman.
Adamu, che è stata sposata cinque volte, era stata condannata a morte tramite lapidazione da una corte inferiore nel luglio del 2004, dopo che aveva dato alla luce una bambina, Dije.
La donna si era appellata contro la sentenza grazie all’aiuto di un gruppo per i diritti delle donne, Baobab, che ha provveduto a pagare le spese legali.
Daso è stata prosciolta dall’Alta Corte della Sharia di Ningi dopo che il giudice Yusuf Suleiman aveva stabilito che l’essere incinta non costituiva una prova sufficiente per emettere una sentenza di morte tramite lapidazione.
“La corte ha sconfessato il tribunale di primo grado affermando che dal momento che la donna era rimasta incinta entro i due anni dal divorzio era sbagliato presumere che la gravidanza fosse illegittima poichè può darsi che essa fosse opera dell’ex marito”, ha dichiarato l’avvocato Abdulkadir Suleiman.
In base alla interpretazione della Sharia in vigore in molti stati del nord della Nigeria, è considerato possibile che una “gravidanza latente” possa durare fino a cinque anni dopo la fine del matrimonio.
Una volta sposata, ogni rapporto sessuale con persona diversa dal marito è considerato adulterio, anche se la donna è divorziata.
“La corte ha inoltre sostenuto che il processo di primo grado non era regolare perchè la donna non si era presentata spontaneamente in tribunale ma vi era stata trascinata e processata contro la sua volontà,” ha aggiunto l’avvocato Suleiman.
Adamu, che è stata sposata cinque volte, era stata condannata a morte tramite lapidazione da una corte inferiore nel luglio del 2004, dopo che aveva dato alla luce una bambina, Dije.
La donna si era appellata contro la sentenza grazie all’aiuto di un gruppo per i diritti delle donne, Baobab, che ha provveduto a pagare le spese legali.
— FONTI
- (Fonti: Reuters, 11/12/2004)
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