Nessuno tocchi Caino
NIGERIA

"Un sistema che può togliere la vita deve prima di tutto elargire giustizia."

"Un sistema che può togliere la vita deve prima di tutto elargire giustizia."

2 MIN DI LETTURA
"Un sistema che può togliere la vita deve prima di tutto elargire giustizia."
“Questa affermazione riflette i sentimenti contenuti nella nostra raccomandazione, che chiede una moratoria ufficiale delle esecuzioni finché il sistema giudiziario penale nigeriano non sarà in grado di garantire i principi essenziali della giustizia e procedure adeguate nei casi di pena capitale, riducendo al minimo il rischio che vengano giustiziati degli innocenti,” ha dichiarato Olawale Fapohunda del Legal Resource Consortium nigeriano.
“La richiesta di una moratoria ufficiale di tutte le esecuzioni si basa sulla convinzione che il Governo federale non può più ignorare i problemi che da lungo tempo affliggono il nostro sistema giudiziario penale. Questi problemi sono aggravati dalla scarsità di fondi per le agenzie di giustizia penale, da un mediocre addestramento del personale e da piani di supporto legale insufficienti.”
“Uno dei problemi più gravi relativo alla pena capitale in Nigeria è la grave mancanza di esperti competenti e adeguatamente remunerati preposti alla difesa di imputati indigenti e di detenuti nel braccio della morte ricorsi in appello. I fondi limitati e il ristretto mandato del piano di supporto ha seriamente danneggiato il sistema di sostegno per gli avvocati disposti ad occuparsi di questi casi così complessi e onerosi. Ne risulta che non si è mai avuto un numero così ridotto di avvocati competenti per imputati accusati di crimini punibili con la morte. E’ particolarmente interessante e preoccupante che il consiglio per il supporto legale attualmente non fornisce assistenza legale e consulenze per persone accusate di reati capitali.
Nel caso Lavende v Trinidad & Tobago (No. 554/1993), la Commissione ONU per i diritti umani afferma che debba essere messo a disposizione supporto legale per tutta la durata dei processi in casi capitali e per i relativi appelli. La diretta conseguenza di questo è che i detenuti nei bracci della morte nigeriani sono quasi esclusivamente persone indigenti, senza rappresentanza legale.
“Riteniamo che sebbene possa esistere un’ampia disparità nell’uso della pena di morte, esista un consenso quasi universale sul fatto che le persone più vulnerabili non dovrebbero essere giustiziate. Ad esempio, siamo convinti che andrebbe contro la decenza civile applicare la pena capitale a minorenni o a malati mentali.”
“Crediamo che troppe evidenze inquietanti dimostrino che i nigeriani non possano contare sull’attuale sistema giudiziario penale per avere risultati imparziali o accurati,” conclude Fapohunda.
FONTI
  • (Fonti: This Day, 09/05/2005)