MARYLAND. DAL BRACCIO DELLA MORTE CONFORTA CHI STA FUORI
Vernon Lee Evans, la cui esecuzione è fissata in Maryland nella settimana a partire dal 6 febbraio, risponde attraverso Internet a centinaia di persone che gli scrivono.
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Vernon Lee Evans, la cui esecuzione è fissata in Maryland nella settimana a partire dal 6 febbraio, risponde attraverso Internet a centinaia di persone che gli scrivono.
Evans, 56 anni, è stato condannato a morte per aver ordinato l’omicidio di testimoni coinvolti in una vicenda di droga.
Nel blog a lui dedicato si spiega che le mail inviate sono raccolte da un amico del detenuto che le stampa, gliele consegna e poi pubblica le sue risposte sul Web. Il suo avvocato prima che fosse fissato il giorno dell'esecuzione aveva fermato il suo diario online, aperto lo scorso giugno, temendo che qualcuna delle sue risposte potesse essere usata contro di lui.
Ora che questa decisione è stata presa, il dialogo al quale Evans ha sempre tenuto molto è potuto riprendere.
Spesso offre consigli, in particolare a quelli che sono in crisi: «Sei giovane, hai talento, non aver paura» risponde a William, un musicista brasiliano trasferitosi in Canada che fronteggia un futuro incerto.
Ma soddisfa anche le curiosità che lo toccano più da vicino: «Come stanno vivendo questa situazione i tuoi familiari?». E lui risponde che le sue sorelle resistono, gli sono vicine, perché sanno quanto lui ha bisogno di loro. Si preoccupa però per la minore, che è meno forte delle altre. Spiega il suo modo di essere religioso e mette a disposizione degli altri il suo stato d'animo.
Un lettore gli fa i complimenti per il blog. Scrive a Vernon che «forse in qualche modo è utile anche a te, ma certamente è utile a noi». E il condannato risponde che è un modo per cercare di andare più a fondo nel capire che cosa sia la pena di morte. «Se ne parla molto, ma questa volta lo fa anche uno che sta dall'altra parte».
Evans, 56 anni, è stato condannato a morte per aver ordinato l’omicidio di testimoni coinvolti in una vicenda di droga.
Nel blog a lui dedicato si spiega che le mail inviate sono raccolte da un amico del detenuto che le stampa, gliele consegna e poi pubblica le sue risposte sul Web. Il suo avvocato prima che fosse fissato il giorno dell'esecuzione aveva fermato il suo diario online, aperto lo scorso giugno, temendo che qualcuna delle sue risposte potesse essere usata contro di lui.
Ora che questa decisione è stata presa, il dialogo al quale Evans ha sempre tenuto molto è potuto riprendere.
Spesso offre consigli, in particolare a quelli che sono in crisi: «Sei giovane, hai talento, non aver paura» risponde a William, un musicista brasiliano trasferitosi in Canada che fronteggia un futuro incerto.
Ma soddisfa anche le curiosità che lo toccano più da vicino: «Come stanno vivendo questa situazione i tuoi familiari?». E lui risponde che le sue sorelle resistono, gli sono vicine, perché sanno quanto lui ha bisogno di loro. Si preoccupa però per la minore, che è meno forte delle altre. Spiega il suo modo di essere religioso e mette a disposizione degli altri il suo stato d'animo.
Un lettore gli fa i complimenti per il blog. Scrive a Vernon che «forse in qualche modo è utile anche a te, ma certamente è utile a noi». E il condannato risponde che è un modo per cercare di andare più a fondo nel capire che cosa sia la pena di morte. «Se ne parla molto, ma questa volta lo fa anche uno che sta dall'altra parte».
— FONTI
- (Fonti: Corriere.it, 29/01/2006)
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