LIBIA. INFERMIERE BULGARE, PENA DI MORTE COMMUTATA IN ERGASTOLO
il Consiglio superiore delle istanze giuridiche, massimo organo della giustizia libica, ha commutato in ergastoli le condanne a morte emesse nei confronti delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese accusati di aver volontariamente infettato
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il Consiglio superiore delle istanze giuridiche, massimo organo della giustizia libica, ha commutato in ergastoli le condanne a morte emesse nei confronti delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese accusati di aver volontariamente infettato bambini con il virus Hiv. Appena la scorsa settimana, i sei si erano visti confermare le condanne a morte dalla Corte Suprema libica. Oggi, la commutazione giunge a poche ore dalla decisione delle famiglie delle vittime di accettare un indennizzo pari a circa un milione di dollari per vittima, oltre che di ritirare la richiesta di condanna a morte per i sei imputati La decisione dei familiari giunge dopo giorni di trattative condotte dalla Fondazione del figlio 34enne del leader libico Gheddafi, Seif Al-Islam, il quale ha svolto il ruolo di mediatore.
L'ergastolo potrebbe essere scontato in patria, dal momento che Tripoli e Sofia hanno un accordo di estradizione.
I sei erano accusati di aver inoculato il virus dell'Aids ad almeno 438 bambini di Bengasi, seconda città della Libia, 56 dei quali sono morti. Le infermiere Kristiana Valtcheva, Nassia Nenova, Valia Tcherveniachka, Valentina Siropoulo e Snejana Dimitrova, oltre al medico Achraf Joumaa Hajouj (un palestinese che ha ottenuto in giugno, a sua tutela, la nazionalità bulgara), si sono sempre dichiarati innocenti e hanno denunciato che le loro confessioni sono state estorte sotto tortura.
La Fondazione ha fatto sapere che il denaro dei risarcimenti proviene dal Fondo Speciale d'Aiuto a Bengasi, creato nel 2005 da Tripoli e Sofia sotto l'egida dell'Unione Europea.
L'ergastolo potrebbe essere scontato in patria, dal momento che Tripoli e Sofia hanno un accordo di estradizione.
I sei erano accusati di aver inoculato il virus dell'Aids ad almeno 438 bambini di Bengasi, seconda città della Libia, 56 dei quali sono morti. Le infermiere Kristiana Valtcheva, Nassia Nenova, Valia Tcherveniachka, Valentina Siropoulo e Snejana Dimitrova, oltre al medico Achraf Joumaa Hajouj (un palestinese che ha ottenuto in giugno, a sua tutela, la nazionalità bulgara), si sono sempre dichiarati innocenti e hanno denunciato che le loro confessioni sono state estorte sotto tortura.
La Fondazione ha fatto sapere che il denaro dei risarcimenti proviene dal Fondo Speciale d'Aiuto a Bengasi, creato nel 2005 da Tripoli e Sofia sotto l'egida dell'Unione Europea.
— FONTI
- (Fonti: Apcom, 17/07/2007)
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