LIBIA. CORTE SUPREMA RIMANDA DECISIONE SU CASO OPERATORI SANITARI
la Corte Suprema libica ha rimandato al 15 novembre la sentenza relativa all’appello presentato dalle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese condannati a morte in Libia, nel maggio 2004, per aver provocato un’epidemia di Hiv in un ospedale
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la Corte Suprema libica ha rimandato al 15 novembre la sentenza relativa all’appello presentato dalle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese condannati a morte in Libia, nel maggio 2004, per aver provocato un’epidemia di Hiv in un ospedale pediatrico di Bengasi.
Mediante trasfusioni di sangue, effettuate nell’ambito di ricerche contro il virus Hiv, i sei avrebbero volutamente infettato 380 bambini , 47 dei quali sarebbero già morti. La Corte Suprema è chiamata ora a decidere se confermare le condanne a morte o accogliere l’appello, consentendo quindi un nuovo processo. La decisione della Corte di rimandare la sentenza è stata bene accolta dalla Commissaria alle relazioni esterne della Ue, Benita Ferrero-Waldner, che la scorsa settimana si è recata a Tripoli per seguire da vicino la vicenda. “Con questa decisione, la Corte Suprema libica riconosce che il processo originario necessita ulteriori approfondimenti, e che le condanne a morte non possono essere confermate”, ha dichiarato la Commissaria. A Sofia, il Presidente bulgaro Georgi Parvanov ha espresso l’augurio che il posticipo “apra la strada ad un accertamento completo della verità e ad una positiva soluzione del caso di questi nostri connazionali, sulla cui innocenza non abbiamo dubbi”. “Un’analisi obiettiva delle evidenze condurrà ad un annullamento delle condanne a morte e ad un rapido ritorno in Bulgaria dei nostri operatori sanitari”, ha aggiunto il Presidente bulgaro. Il dottor Zdravko Georgiev, marito di una delle infermiere condannate, ha dichiarato da Tripoli alla radio nazionale bulgara che, avendo gli operatori sanitari già trascorso sei anni in carcere, il posticipo “è negativo, dal momento che dovranno trascorrere altri sei mesi in prigione”.
Mediante trasfusioni di sangue, effettuate nell’ambito di ricerche contro il virus Hiv, i sei avrebbero volutamente infettato 380 bambini , 47 dei quali sarebbero già morti. La Corte Suprema è chiamata ora a decidere se confermare le condanne a morte o accogliere l’appello, consentendo quindi un nuovo processo. La decisione della Corte di rimandare la sentenza è stata bene accolta dalla Commissaria alle relazioni esterne della Ue, Benita Ferrero-Waldner, che la scorsa settimana si è recata a Tripoli per seguire da vicino la vicenda. “Con questa decisione, la Corte Suprema libica riconosce che il processo originario necessita ulteriori approfondimenti, e che le condanne a morte non possono essere confermate”, ha dichiarato la Commissaria. A Sofia, il Presidente bulgaro Georgi Parvanov ha espresso l’augurio che il posticipo “apra la strada ad un accertamento completo della verità e ad una positiva soluzione del caso di questi nostri connazionali, sulla cui innocenza non abbiamo dubbi”. “Un’analisi obiettiva delle evidenze condurrà ad un annullamento delle condanne a morte e ad un rapido ritorno in Bulgaria dei nostri operatori sanitari”, ha aggiunto il Presidente bulgaro. Il dottor Zdravko Georgiev, marito di una delle infermiere condannate, ha dichiarato da Tripoli alla radio nazionale bulgara che, avendo gli operatori sanitari già trascorso sei anni in carcere, il posticipo “è negativo, dal momento che dovranno trascorrere altri sei mesi in prigione”.
— FONTI
- (Fonti: Afp, 31/05/2005)
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