la sentenza della Corte Suprema sui detenuti nel braccio della morte in Uganda ha suscitato reazioni contrastanti da parte dell’ordine degli avvocati e degli attivisti per i diritti umani
la sentenza della Corte Suprema sui detenuti nel braccio della morte in Uganda ha suscitato reazioni contrastanti da parte dell’ordine degli avvocati e degli attivisti per i diritti umani
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la sentenza della Corte Suprema sui detenuti nel braccio della morte in Uganda ha suscitato reazioni contrastanti da parte dell’ordine degli avvocati e degli attivisti per i diritti umani.
La sentenza stabilisce che i condannati debbano essere impiccati entro tre anni dalla conferma definitiva della condanna, trascorsi i quali la condanna verrà commutata in ergastolo.
La sentenza è stata emessa dopo che oltre 400 detenuti nel braccio della morte hanno contestato la costituzionalità della pena capitale, il lungo tempo trascorso nel braccio della morte e il metodo dell’impiccagione. Attualmente sono 699 i detenuti condannati a morte.
Il giudice James Ogoola ha dichiarato: “per molto tempo, i tribunali dovranno stabilire cosa s’intenda veramente”.
Il giudice della Corte Suprema Henrietta Wolayo ha affermato che la sentenza ha molti risvolti perché coinvolge diverse categorie di persone.
Il sostituto direttore del procedimento civile, Robinah Rwakoojo, ha detto che la decisione può essere applicata immediatamente ma ha raccomandato che il Governo faccia una legge per rafforzare la sentenza.
Livingstone Ssewanyana, direttore esecutivo della Foundation for Human Rights Initiative, ha detto che se non vengono impiccati entro tre anni, i detenuti saranno incarcerati a vita. Attualmente però i condannati all’ergastolo vengono liberati dopo 20 anni di prigionia.
Gli avvocati dicono che la sentenza non chiarisce se il Presidente avrà il potere di graziare i detenuti nel braccio della morte dopo tre anni e se della sentenza beneficeranno anche i detenuti che hanno già trascorso tre anni in carcere.
Infine gli attivisti per i diritti umani hanno definito la sentenza incostituzionale.
La sentenza stabilisce che i condannati debbano essere impiccati entro tre anni dalla conferma definitiva della condanna, trascorsi i quali la condanna verrà commutata in ergastolo.
La sentenza è stata emessa dopo che oltre 400 detenuti nel braccio della morte hanno contestato la costituzionalità della pena capitale, il lungo tempo trascorso nel braccio della morte e il metodo dell’impiccagione. Attualmente sono 699 i detenuti condannati a morte.
Il giudice James Ogoola ha dichiarato: “per molto tempo, i tribunali dovranno stabilire cosa s’intenda veramente”.
Il giudice della Corte Suprema Henrietta Wolayo ha affermato che la sentenza ha molti risvolti perché coinvolge diverse categorie di persone.
Il sostituto direttore del procedimento civile, Robinah Rwakoojo, ha detto che la decisione può essere applicata immediatamente ma ha raccomandato che il Governo faccia una legge per rafforzare la sentenza.
Livingstone Ssewanyana, direttore esecutivo della Foundation for Human Rights Initiative, ha detto che se non vengono impiccati entro tre anni, i detenuti saranno incarcerati a vita. Attualmente però i condannati all’ergastolo vengono liberati dopo 20 anni di prigionia.
Gli avvocati dicono che la sentenza non chiarisce se il Presidente avrà il potere di graziare i detenuti nel braccio della morte dopo tre anni e se della sentenza beneficeranno anche i detenuti che hanno già trascorso tre anni in carcere.
Infine gli attivisti per i diritti umani hanno definito la sentenza incostituzionale.
— FONTI
- (Fonti: New Vision, 22/01/2009)
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