la pena capitale per i minorenni – è legalmente inconcepibile.
la pena capitale per i minorenni – è legalmente inconcepibile.
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la pena capitale per i minorenni – è legalmente inconcepibile. Dopo sei anni passati nel braccio della morte, in India, un giudice ha stabilito che un ragazzo, appartenente alla casta degli intoccabili, e condannato a morte da un tribunale di Maharashtra, in un caso di omicidio e stupro multiplo, era minorenne all’epoca del reato.
Le implicazioni di questa disposizione, passata lo scorso mese, sono senza precedenti: sebbene la sua condanna a morte fosse stata confermata dalla Corte Suprema nel 2009, Ankush Maruti Shinde ha il diritto di essere rilasciato al più presto poiché la pena massima prevista dal sistema giudiziario minorile è di tre anni.
Inoltre, l’ordine emesso il 6 luglio dal giudice di Nashik, R N Joshi, rende superflua la richiesta di grazia presentata da Shinde al Presidente.
L’incredibile cambio di fortuna, il ragazzo lo deve a un’istanza presentata lo scorso anno, in suo favore, dall’avvocato per i diritti umani Vijay Hiremath che ha condotto un’indagine sulla sua età affinché il ragazzo potesse beneficiare della legge per i minori.
All’epoca del processo, in cui Shinde fu processato insieme ad altri cinque co-imputati, il fattore età non era stato preso in considerazione, in linea con il modello generale per cui le persone delle caste inferiori, per via della mancanza di un’adeguata rappresentanza legale, sono più suscettibili ad essere condannati a morte in maniera arbitraria.
Shinde ottenne la pena di morte evidentemente perché i suoi avvocati sia in primo grado, che nei processi d’appello, non avevano fatto presente un elemento elementare ma cruciale, ovvero che il ragazzo aveva meno di 18 anni quando partecipò al massacro di una famiglia di cinque persone nel giugno del 2003.
Solo dopo nove anni di carcere (prima come detenuto comune, durante il processo, poi nel braccio della morte) l’ingiustizia sofferta da Shinde è stata corretta. E questo grazie alla fortuita circostanza di essere rappresentato da un avvocato per i diritti umani.
La corte ha accettato come prove conclusive sull’età del ragazzo, la data di nascita scritta sul registro di ammissione scolastico e il certificato di licenza.
Shinde avrebbe dovuto essere processato da una corte minorile e mandato in riformatorio, e non comparire, come gli altri co-imputati, di fronte a un tribunale regolare.
Il giudice Joshi ha detto che Shinde, ‘che era in attesa della pena di morte’ deve essere rilasciato dal carcere centrale di Nagpur e condotto di fronte ai giudici del tribunale per i minori. Dato che il ragazzo ha già trascorso in carcere il triplo della pena massima prevista per i minorenni, l’unica cosa che ci si aspetta ora, è chei giudici lo rilascino con effetto immediato. (Fonti: timesofindia.indiatimes.com, 21/08/2012)
Le implicazioni di questa disposizione, passata lo scorso mese, sono senza precedenti: sebbene la sua condanna a morte fosse stata confermata dalla Corte Suprema nel 2009, Ankush Maruti Shinde ha il diritto di essere rilasciato al più presto poiché la pena massima prevista dal sistema giudiziario minorile è di tre anni.
Inoltre, l’ordine emesso il 6 luglio dal giudice di Nashik, R N Joshi, rende superflua la richiesta di grazia presentata da Shinde al Presidente.
L’incredibile cambio di fortuna, il ragazzo lo deve a un’istanza presentata lo scorso anno, in suo favore, dall’avvocato per i diritti umani Vijay Hiremath che ha condotto un’indagine sulla sua età affinché il ragazzo potesse beneficiare della legge per i minori.
All’epoca del processo, in cui Shinde fu processato insieme ad altri cinque co-imputati, il fattore età non era stato preso in considerazione, in linea con il modello generale per cui le persone delle caste inferiori, per via della mancanza di un’adeguata rappresentanza legale, sono più suscettibili ad essere condannati a morte in maniera arbitraria.
Shinde ottenne la pena di morte evidentemente perché i suoi avvocati sia in primo grado, che nei processi d’appello, non avevano fatto presente un elemento elementare ma cruciale, ovvero che il ragazzo aveva meno di 18 anni quando partecipò al massacro di una famiglia di cinque persone nel giugno del 2003.
Solo dopo nove anni di carcere (prima come detenuto comune, durante il processo, poi nel braccio della morte) l’ingiustizia sofferta da Shinde è stata corretta. E questo grazie alla fortuita circostanza di essere rappresentato da un avvocato per i diritti umani.
La corte ha accettato come prove conclusive sull’età del ragazzo, la data di nascita scritta sul registro di ammissione scolastico e il certificato di licenza.
Shinde avrebbe dovuto essere processato da una corte minorile e mandato in riformatorio, e non comparire, come gli altri co-imputati, di fronte a un tribunale regolare.
Il giudice Joshi ha detto che Shinde, ‘che era in attesa della pena di morte’ deve essere rilasciato dal carcere centrale di Nagpur e condotto di fronte ai giudici del tribunale per i minori. Dato che il ragazzo ha già trascorso in carcere il triplo della pena massima prevista per i minorenni, l’unica cosa che ci si aspetta ora, è chei giudici lo rilascino con effetto immediato. (Fonti: timesofindia.indiatimes.com, 21/08/2012)
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