La Foundation for Human Rights Initiative (FHRI) continua a chiedere l'abolizione della pena di morte
La Foundation for Human Rights Initiative (FHRI) continua a chiedere l'abolizione della pena di morte in Uganda e chiede allo stato di abolirla per tutti i reati.
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La Foundation for Human Rights Initiative (FHRI) continua a chiedere l'abolizione della pena di morte in Uganda e chiede allo stato di abolirla per tutti i reati.
"Ovunque l'esperienza ha dimostrato che le esecuzioni brutalizzano chi è coinvolto nel processo. Da nessuna parte sta scritto che la pena di morte ha il potere di ridurre i crimini o la violenza politica. é noto che la pena capitale non è altro che un omicidio legalizzato da parte dello stato", ha detto Margaret Sekagya, portavoce dell'FHRI. La Sekagya ritiene che la pena di morte sia usata in modo iniquo contro i poveri e le minoranze come strumento di repressione politica.
Il codice penale dell'Uganda prevede 15 reati capitali: nove raggruppati sotto il titolo collettivo "tradimento" e reati contro lo stato, stupro, diffusione di un morbo, omicidio, rapina aggravata e rapimento aggravato. La morte è una pena obbligatoria per sei dei reati di tradimento e facoltativa per gli altri.
La pena di morte è spesso politicamente motivata in Uganda. E’ particolarmente preoccupante che più della metà dei reati capitali siano collegati a atti di tradimento. Il presidente in passato ha usato il suo potere costituzionale di grazia in modo arbitrario e politico.
L'art. 24 della Costituzione dell'Uganda proibisce la comminazione di "pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti", eppure la pena capitale comporta tortura fisica e psichica.
In Uganda le esecuzioni avvengono tramite impiccagione. Il detenuto viene impiccato e la morte sopraggiunge istantaneamente per la rottura della spina dorsale o, se questa non è sufficiente, più lentamente per soffocamento provocato dalla costrizione della trachea.
Tuttavia, il fatto che la morte sopraggiunga per un motivo o per l'altro dipende dalla tecnica impiegata. Un'impiccagione che provochi una morte istantanea richiede capacità ed esperienza. L'inadeguatezza dei boia, che provoca una morte lenta per soffocamento è abbastanza comune.
Le esecuzioni in Uganda non sono seguite da osservatori per i diritti umani e quindi l'FHRI non è a conoscenza della qualità dell'addestramento al quale sono sottoposti i boia.
“Il dolore fisico causato dalla morte non si può quantificare, nè la sofferenza psicologica che comporta il sapere in anticipo della morte per mano dello stato”, ha detto Omara Aliro, commissario della Commissione ugandese per i diritti umani.
Molti condannati in Uganda sono nel braccio della morte di Luzira da più di 10 anni. Vi sono uomini che sono in attesa della morte dalla fine degli anni '70!
Ci si chiede come il governo possa continuare a sposare la causa dell'effetto deterrente della pena di morte, quando gran parte dei condannati a morte muoiono in carcere per cause naturali.
La sofferenza psicologica che accompagna una prolungata detenzione nel braccio della morte è stata definita come "il fenomeno braccio della morte". Tale prolungata attesa viola il diritto a non essere sottoposti a trattamento crudele e inumano. La sofferenza provocata da quelle lunghe attese è fortemente aggravata dalle deplorevoli condizioni in cui versa il braccio della morte di Luzira, nel quale 250 condannati occupano spazi ideati per contenerne al massimo 60.
"Ovunque l'esperienza ha dimostrato che le esecuzioni brutalizzano chi è coinvolto nel processo. Da nessuna parte sta scritto che la pena di morte ha il potere di ridurre i crimini o la violenza politica. é noto che la pena capitale non è altro che un omicidio legalizzato da parte dello stato", ha detto Margaret Sekagya, portavoce dell'FHRI. La Sekagya ritiene che la pena di morte sia usata in modo iniquo contro i poveri e le minoranze come strumento di repressione politica.
Il codice penale dell'Uganda prevede 15 reati capitali: nove raggruppati sotto il titolo collettivo "tradimento" e reati contro lo stato, stupro, diffusione di un morbo, omicidio, rapina aggravata e rapimento aggravato. La morte è una pena obbligatoria per sei dei reati di tradimento e facoltativa per gli altri.
La pena di morte è spesso politicamente motivata in Uganda. E’ particolarmente preoccupante che più della metà dei reati capitali siano collegati a atti di tradimento. Il presidente in passato ha usato il suo potere costituzionale di grazia in modo arbitrario e politico.
L'art. 24 della Costituzione dell'Uganda proibisce la comminazione di "pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti", eppure la pena capitale comporta tortura fisica e psichica.
In Uganda le esecuzioni avvengono tramite impiccagione. Il detenuto viene impiccato e la morte sopraggiunge istantaneamente per la rottura della spina dorsale o, se questa non è sufficiente, più lentamente per soffocamento provocato dalla costrizione della trachea.
Tuttavia, il fatto che la morte sopraggiunga per un motivo o per l'altro dipende dalla tecnica impiegata. Un'impiccagione che provochi una morte istantanea richiede capacità ed esperienza. L'inadeguatezza dei boia, che provoca una morte lenta per soffocamento è abbastanza comune.
Le esecuzioni in Uganda non sono seguite da osservatori per i diritti umani e quindi l'FHRI non è a conoscenza della qualità dell'addestramento al quale sono sottoposti i boia.
“Il dolore fisico causato dalla morte non si può quantificare, nè la sofferenza psicologica che comporta il sapere in anticipo della morte per mano dello stato”, ha detto Omara Aliro, commissario della Commissione ugandese per i diritti umani.
Molti condannati in Uganda sono nel braccio della morte di Luzira da più di 10 anni. Vi sono uomini che sono in attesa della morte dalla fine degli anni '70!
Ci si chiede come il governo possa continuare a sposare la causa dell'effetto deterrente della pena di morte, quando gran parte dei condannati a morte muoiono in carcere per cause naturali.
La sofferenza psicologica che accompagna una prolungata detenzione nel braccio della morte è stata definita come "il fenomeno braccio della morte". Tale prolungata attesa viola il diritto a non essere sottoposti a trattamento crudele e inumano. La sofferenza provocata da quelle lunghe attese è fortemente aggravata dalle deplorevoli condizioni in cui versa il braccio della morte di Luzira, nel quale 250 condannati occupano spazi ideati per contenerne al massimo 60.
— FONTI
- (Fonti: New Vision, 21/11/2004)
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