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il Presidente di Taiwan, Ma Yng-jeou, ha difeso la decisione del Ministero della Giustizia di giustiziare cinque condannati a morte il 4 marzo, respingendo le preoccupazioni circa il fatto che le esecuzioni violassero il Patto Internazionale sui Diritti

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il Presidente di Taiwan, Ma Yng-jeou, ha difeso la decisione del Ministero della Giustizia di giustiziare cinque condannati a morte il 4 marzo, respingendo le preoccupazioni circa il fatto che le esecuzioni violassero il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Mentre Ma si è rifiutato di dire se il governo sospenderà le esecuzioni in futuro, il Premier Wu Den-yih ha lasciato intendere che la pena di morte non verrà abolita nel prossimo futuro. “Le esecuzioni sono in linea con le aspettative sociali e la richiesta di ordine pubblico, di un paese che rispetta la legge,” ha risposto commentando le preoccupazioni sulle esecuzioni di alcuni gruppi sui diritti umani. Dicendo che “non è tempo di abolire la pena capitale,” Wu ha sollecitato gli oppositori contro la pena di morte a creare un dialogo con l’opinione pubblica sull’abolizione e costruire un consenso sulla questione. Ha aggiungo che ci sono voluti dai 100 ai 200 anni alla maggior parte dei paesi europei per abolire la pena capitale e che “forse Taiwan potrebbe raggiungere quel traguardo in minor tempo, ad esempio in alcune decine di anni.” Wu ha citato i risultati di diversi sondaggi secondo i quali oltre il 75% dei cittadini di Taiwan sono contro l’abolizione perché la maggior parte non è convinta dell’ordine pubblico.  Secondo un rapporto rilasciato il 4 marzo dal Ministero della Giustizia, che riporta i risultati di nove sondaggi pubblici condotti da organizzazioni diverse tra il 1993 e il 2008, quasi l’80% degli intervistati è contrario all’abolizione.
FONTI
  • (Fonti: Taipeitimes 5/3/2011)