GIAPPONE. CONFERMATA CONDANNA A MORTE DALLA CORTE SUPREMA
la Corte Suprema del Giappone ha confermato la condanna a morte di Kaoru Okashita.
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la Corte Suprema del Giappone ha confermato la condanna a morte di Kaoru Okashita, 58 anni, condannato per l’omicidio di due persone tra le quali una donna di 82 anni, mettendo fine al suo tentativo di essere condannato all’ergastolo come aveva in un primo momento stabilito una corte distrettuale. Nel pronunciare la sentenza, la prima sezione della Corte Suprema ha fortemente criticato Okashita per quello che ha fatto.
"Si tratta di un crimine riprovevole e commesso a sangue freddo. Anche se ha offerto una parziale compensazione, non merita altro che la morte” ha detto la corte.
Inizialmente la corte distrettuale aveva stabilito che Okashita avesse commesso un crimine impulsivo e lo aveva condannato all’ergastolo ma in sede di appello l’Alta Corte di Tokyo nel maggio considerò il fatto come un "omicidio meticolosamente calcolato," condannandolo a morte. Okashita, che era stato in passato un venditore d’auto, era accusato di aver estorto 200 milioni di yen da una agente immobiliare di 82 anni vendendo della terra senza il suo permesso. Okashita aveva poi deciso di strangolarla nell’ottobre 1989 in modo che il fatto non potesse venire scoperto. Avrebbe poi ucciso un conoscente di 38 anni che aveva preso parte alla frode.
"Si tratta di un crimine riprovevole e commesso a sangue freddo. Anche se ha offerto una parziale compensazione, non merita altro che la morte” ha detto la corte.
Inizialmente la corte distrettuale aveva stabilito che Okashita avesse commesso un crimine impulsivo e lo aveva condannato all’ergastolo ma in sede di appello l’Alta Corte di Tokyo nel maggio considerò il fatto come un "omicidio meticolosamente calcolato," condannandolo a morte. Okashita, che era stato in passato un venditore d’auto, era accusato di aver estorto 200 milioni di yen da una agente immobiliare di 82 anni vendendo della terra senza il suo permesso. Okashita aveva poi deciso di strangolarla nell’ottobre 1989 in modo che il fatto non potesse venire scoperto. Avrebbe poi ucciso un conoscente di 38 anni che aveva preso parte alla frode.
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