ARABIA SAUDITA. SALVA GRAZIE AL “PREZZO DEL SANGUE”
una ragazza palestinese condannata a morte per l’omicidio del marito, cittadino saudita, uscirà dal carcere entro alcuni giorni, dopo che i familiari della vittima hanno accettato un compenso in denaro (detto “prezzo del sangue”), decidendo di perdonarla.
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una ragazza palestinese condannata a morte per l’omicidio del marito, cittadino saudita, uscirà dal carcere entro alcuni giorni, dopo che i familiari della vittima hanno accettato un compenso in denaro (detto “prezzo del sangue”), decidendo di perdonarla. Lo riporta la Saudi Gazette, giornale in lingua inglese, secondo cui la giovane, identificata solo come Marwa, avrebbe commesso l’omicidio appena due mesi dopo il matrimonio, quando aveva solo 13 anni.
La ragazza, oggi 18enne, ha trascorso gli ultimi cinque anni in un carcere de La Mecca.
Contrariamente alle prime notizie, non sarebbe stata accusata di aver pugnalato il marito con un cuneo di ghiaccio.
La stessa ragazza avrebbe invece descritto l’uccisione come un “tragico incidente”. Dopo aver sognato di essere strangolato da Marwa, il marito avrebbe chiesto alla ragazza di simulare il sogno, avvolgendo una sciarpa intorno al proprio collo. I due però avrebbero tirato le estremità della sciarpa con tale forza da trasformare lo “scherzo” in tragedia.
I familiari dell’ucciso hanno accettato di perdonare la ragazza a fronte di un risarcimento di tre milioni di riyal (800.000 dollari) e delle spese per la costruzione di una moschea in memoria della vittima. Grazie alle donazioni di amici e parenti, oltre che ai propri risparmi e al “considerevole aiuto di diversi principi”, la famiglia della ragazza, residente a Jeddah, è riuscita a mettere insieme la somma necessaria.
La ragazza, oggi 18enne, ha trascorso gli ultimi cinque anni in un carcere de La Mecca.
Contrariamente alle prime notizie, non sarebbe stata accusata di aver pugnalato il marito con un cuneo di ghiaccio.
La stessa ragazza avrebbe invece descritto l’uccisione come un “tragico incidente”. Dopo aver sognato di essere strangolato da Marwa, il marito avrebbe chiesto alla ragazza di simulare il sogno, avvolgendo una sciarpa intorno al proprio collo. I due però avrebbero tirato le estremità della sciarpa con tale forza da trasformare lo “scherzo” in tragedia.
I familiari dell’ucciso hanno accettato di perdonare la ragazza a fronte di un risarcimento di tre milioni di riyal (800.000 dollari) e delle spese per la costruzione di una moschea in memoria della vittima. Grazie alle donazioni di amici e parenti, oltre che ai propri risparmi e al “considerevole aiuto di diversi principi”, la famiglia della ragazza, residente a Jeddah, è riuscita a mettere insieme la somma necessaria.
— FONTI
- (Fonti: Agence France Presse, 07/07/2005)
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