AFGHANISTAN: SEI IMPICCAGIONI PER SEQUESTRI E STUPRI
il Governo afghano ha fatto impiccare il capo di una banda di sequestratori e altri cinque uomini condannati per uno stupro di gruppo di quattro donne, un caso che aveva suscitato un’indignazione diffusa nel Paese.
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il Governo afghano ha fatto impiccare il capo di una banda di sequestratori e altri cinque uomini condannati per uno stupro di gruppo di quattro donne, un caso che aveva suscitato un’indignazione diffusa nel Paese.
“Il capo della banda di sequestratori Khalid, noto come Habib Istalif, e cinque stupratori sono stati impiccati nel carcere di Pul-e-Charkhi”, ha dichiarato all’agenzia Xinhua un funzionario di polizia, dietro anonimato.
Habib Istalif era secondo la polizia un famoso fuorilegge coinvolto in sequestri di bambini e persone facoltose a scopo di riscatto, oltre a rapine e omicidi.
Gli altri cinque giustiziati, il 22 agosto, armati e vestiti con uniformi della polizia, avevano fermato due auto di ritorno a Kabul da una festa di matrimonio in un sobborgo vicino. Gli occupanti furono picchiati e derubati mentre quattro donne del gruppo furono separate dai loro parenti e violentate ai bordi della strada. Una delle donne era incinta.
Meno di due settimane dopo il fatto e alcuni giorni prima del processo, l’allora Presidente Hamid Karzai aveva detto in un comunicato di auspicare “le sentenze più dure possibili il più presto possibile” nei confronti dei colpevoli.
Il processo, celebrato il 7 settembre e durato solo circa due ore, è stato il primo nella storia del Paese a essere trasmesso in diretta televisiva e condotto tra manifestazioni di piazza che chiedevano l’esecuzione immediata degli accusati.
Le condanne a morte sono state confermate in una corte d'appello il 15 settembre e dalla Corte Suprema il 24 settembre, prima di essere ratificate dal Presidente Karzai.
Durante il processo le vittime hanno identificato i loro stupratori allineati in una fila che comprendeva solo gli accusati. La condanna, poi, si è basata solo sulle confessioni degli imputati – alcune delle quali sarebbero state estorte con la forza – invece che su prove fisiche.
Il giorno dopo la fine del processo, Karzai ha ordinato che i condannati fossero messi a morte.
Prima delle esecuzioni, effettuate nella prigione di Pul-e-Charkhi, le Nazioni Unite e difensori dei diritti umani hanno chiesto inutilmente al nuovo Presidente, Ashraf Ghani, di fermare le esecuzioni.
Storicamente, i reati sessuali contro le donne sono stati poco perseguiti in Afghanistan, con lo stupro che è diventato un reato solo nel 2009, dopo una forte pressione dei donatori internazionali. In questo caso, gli uomini giustiziati sono stati accusati di rapina a mano armata e di “zina”, un crimine che è più vicino all’adulterio che allo stupro.
Queste esecuzioni sono state le prime in Afghanistan nel 2014. Sotto l'amministrazione dell'ex Presidente Karzai (dicembre 2001-settembre 2014), almeno 51 esecuzioni sono state effettuate nel paese.
“Il capo della banda di sequestratori Khalid, noto come Habib Istalif, e cinque stupratori sono stati impiccati nel carcere di Pul-e-Charkhi”, ha dichiarato all’agenzia Xinhua un funzionario di polizia, dietro anonimato.
Habib Istalif era secondo la polizia un famoso fuorilegge coinvolto in sequestri di bambini e persone facoltose a scopo di riscatto, oltre a rapine e omicidi.
Gli altri cinque giustiziati, il 22 agosto, armati e vestiti con uniformi della polizia, avevano fermato due auto di ritorno a Kabul da una festa di matrimonio in un sobborgo vicino. Gli occupanti furono picchiati e derubati mentre quattro donne del gruppo furono separate dai loro parenti e violentate ai bordi della strada. Una delle donne era incinta.
Meno di due settimane dopo il fatto e alcuni giorni prima del processo, l’allora Presidente Hamid Karzai aveva detto in un comunicato di auspicare “le sentenze più dure possibili il più presto possibile” nei confronti dei colpevoli.
Il processo, celebrato il 7 settembre e durato solo circa due ore, è stato il primo nella storia del Paese a essere trasmesso in diretta televisiva e condotto tra manifestazioni di piazza che chiedevano l’esecuzione immediata degli accusati.
Le condanne a morte sono state confermate in una corte d'appello il 15 settembre e dalla Corte Suprema il 24 settembre, prima di essere ratificate dal Presidente Karzai.
Durante il processo le vittime hanno identificato i loro stupratori allineati in una fila che comprendeva solo gli accusati. La condanna, poi, si è basata solo sulle confessioni degli imputati – alcune delle quali sarebbero state estorte con la forza – invece che su prove fisiche.
Il giorno dopo la fine del processo, Karzai ha ordinato che i condannati fossero messi a morte.
Prima delle esecuzioni, effettuate nella prigione di Pul-e-Charkhi, le Nazioni Unite e difensori dei diritti umani hanno chiesto inutilmente al nuovo Presidente, Ashraf Ghani, di fermare le esecuzioni.
Storicamente, i reati sessuali contro le donne sono stati poco perseguiti in Afghanistan, con lo stupro che è diventato un reato solo nel 2009, dopo una forte pressione dei donatori internazionali. In questo caso, gli uomini giustiziati sono stati accusati di rapina a mano armata e di “zina”, un crimine che è più vicino all’adulterio che allo stupro.
Queste esecuzioni sono state le prime in Afghanistan nel 2014. Sotto l'amministrazione dell'ex Presidente Karzai (dicembre 2001-settembre 2014), almeno 51 esecuzioni sono state effettuate nel paese.
— FONTI
- (Fonti: Stars and Stripes, 08/10/2014)
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