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STATI UNITI D'AMERICA

USA - Studio sulla percentuale di condanne che sono risultate sbagliate a seguito di più accurati test del Dna

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A giugno il National Institute of Justice ha reso noti i risultati di un studio sulla percentuale di condanne che sono risultate sbagliate a seguito di più accurati test del Dna. Lo studio, condotto dal Urban Institute di Washington, D.C. (J. Roman, K. Walsh, et al., "Post-Conviction DNA Testing and Wrongful Conviction," Urban Institute Justice Policy Center) ha riesaminato i corpi di reato ancora disponibili per i casi di omicidio e violenza sessuale avvenuti in Virginia tra il 1973 e il 1987. Nei casi di omicidio il materiale non è risultato sufficiente ad elaborare statistiche attendibili, o comunque i casi di palese errore non sembrano numericamente rilevanti. Nei casi di violenza sessuale invece, i test del Dna indicano che almeno l’8% delle condanne sono state emesse contro persone sbagliate. Secondo un diverso modo di valutare i dati, la certezza di colpevolezza non è stata confermata in almeno il 15% dei casi. Le conclusioni dello studio riassumono la questione: “Le nostre stime più prudenti suggeriscono che almeno l’8% delle condanne per violenza sessuale emesse in un arco di 15 anni possano essere sbagliate. Questo significa centinaia se non migliaia di persone erroneamente condannate, ma anche centinaia se non migliaia di persone che non hanno ottenuto giustizia, come credevano. I nuovi test del Dna, a causa del tempo trascorso e della quantità e qualità di corpi del reato conservati, in circa i 2/3 dei casi hanno dato risultati definiti “indeterminati”, nel senso che non è stato possibile stabilire se appartenessero effettivamente alla persona condannata. Dal breve report pubblicato dalla stampa, non è stato possibile stabilite se l’8/15% di condanne sbagliate siano state calcolate come percentuale dei casi “certi”, o comprendendo anche i casi “indeterminati”.
FONTI
  • (fonti: Associated Press, 02/07/2012)