esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

YEMEN

 
governo: in transizione
stato dei diritti civili e politici: Non libero
costituzione: 16 maggio 1991, emendata il 29 settembre 1994 e a febbraio 2001
sistema giuridico: si basa sulla legge islamica, turca, inglese e su locali consuetudini tribali
sistema legislativo: bicamerale, consiste in Consiglio della Shura e Camera dei Rappresentanti
sistema giudiziario: Corte Suprema
religione: maggioranza musulmana, minoranze ebraiche, cristiane e indù
metodi di esecuzione: lapidazione plotone d'esecuzione
braccio della morte: circa 1.000
Data ultima esecuzioni: 0-0-0
condanne a morte: 34
Esecuzioni: 3
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti

Statuto della Corte Penale Internazionale (esclude il ricorso alla pena di morte) (solo firmato)


situazione:
Il sistema giuridico dello Yemen si basa sulla legge della Sharia e sul diritto consuetudinario.
La pena di morte è prevista per una serie di reati tra cui omicidio, traffico di droga, stupro, reati sessuali e atti contrari all’Islam. Il codice penale del 1994 prescrive 100 frustate per rapporti sessuali fuori dal matrimonio e 80 per consumo di alcool e per offesa all’Islam. In caso di adulterio la pena è la lapidazione.
L’art. 125 del Codice prevede la pena capitale per atti contrari all’indipendenza del Paese, alla sua unità e integrità territoriale. Il 3 agosto 1998 è stato emanato un decreto presidenziale che stabilisce la pena di morte per capi e affiliati di bande dedite a rapimento, brigantaggio, rapina e saccheggio di proprietà pubbliche o private. La legge è stata introdotta dopo che dal 1992 decine di stranieri, perlopiù turisti ma anche alcuni diplomatici, sono stati rapiti da membri di tribù scontente per la carenza di infrastrutture in aree remote del paese o per il rilascio di loro appartenenti. La maggior parte sono stati rilasciati sani e salvi.
Secondo l’avvocato Ahmad Al-Wadei, i casi per cui è prevista la pena di morte e che contravvengono alla legge islamica della Sharia arrivano a 315. Queste fattispecie sono contenute in quattro diverse leggi yemenite: 120 sono previste dal codice penale del 1994, 166 da quello militare, 33 dalla legge anti-droga e 90 dalla legge sulle rapine in autostrada e sui sequestri. L’art. 128 del codice penale stabilisce la condanna a morte per chiunque lavori per un altro Stato. La legge però non specifica quale genere, forma o tipo di lavoro siano inclusi. Lo Yemen è stato tra i pochi paesi negli anni ‘90 a effettuare esecuzioni nei confronti dei minori, tra cui quella di un ragazzo di 13 anni nel 1993. Questo nonostante sia uno Stato parte sia della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo (dal 1991) sia del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (dal 1987), i quali vietano espressamente l’applicazione della pena di morte a persone che avevano meno di 18 anni al momento del reato.
L’applicazione della pena capitale ai minorenni è vietata dall’Articolo 31 del Codice Penale yemenita ma i tribunali continuano a condannarli a morte, pur nell’incertezza sulla loro maggiore o minore età al momento del presunto crimine. Il 3 dicembre 2012, una giovane di nome Hind Al-Barti è stata giustiziata a Sanaa per un reato commesso quando aveva circa 15 anni, secondo quanto ha reso noto il Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo il 12 dicembre pur non essendo in grado di precisare la natura del reato commesso. Il Comitato ha detto che almeno 15 minori al momento del reato erano stati giustiziati dal 2006.
Il Presidente del Comitato, Jean Zermatten, ha dichiarato che l’esecuzione di minorenni costituisce una grave violazione degli impegni presi nel 2005 e 2009 dal governo dello Yemen di abolire pena di morte, tortura e altri trattamenti o punizioni inumani e degradanti nel caso di minori di 18 anni. "Per noi quello che conta è il momento in cui il reato viene commesso, non il momento della sentenza. Ci risulta che 14 minori siano stati giustiziati tra il 2006 e il 2010. Lo Yemen è venuto davanti al Comitato nel 2005 e gli abbiamo raccomandato di fermare le esecuzioni e abolire la pena di morte. Non so perché continuino a giustiziare minori, dal momento che anche davanti al Consiglio Diritti Umani hanno assicurato di osservare e rispettare gli obblighi della Convenzione." Secondo il Comitato, erano 21 i condannati a morte per reati commessi quando avevano meno di 18 anni, in violazione della Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo.
Le esecuzioni, che devono essere ratificate dal Presidente, sono solitamente eseguite in pubblico.
Il detenuto è portato nel cortile del carcere principale della città, passando attraverso familiari e amici delle persone che è accusato di aver ucciso. Il condannato porge un breve ultimo saluto ai suoi familiari, anch’essi presenti, e recita l’ultima preghiera della sua vita prima dell’imminente esecuzione. Un medico contrassegna con un cerchio rosso sulla schiena del detenuto la posizione del cuore. Quindi, il condannato viene fatto stendere pancia in giù su una coperta nella quale sarà avvolto dopo l’esecuzione. Non è bendato. Il boia si avvicina al membro più anziano della famiglia della vittima, dandogli la possibilità di accettare il “prezzo del sangue” invece dell’esecuzione. Se rifiuta, il carnefice procede. Chiede al condannato di ripetere la Shahada, la professione di fede islamica. “Non c’è altro Dio al di fuori di Allah e Maometto è il suo profeta”, recita il condannato. Quindi, il boia spara due volte in aria e poi mira al cuore sparando diversi proiettili. Il corpo del giustiziato è avvolto nella coperta e consegnato alla sua famiglia.
Nel 2011, lo Yemen è stato sconvolto da una grande ondata di proteste scoppiate nel mese di gennaio per chiedere le dimissioni del Presidente Ali Abdullah Saleh, il quale è stato infine costretto a lasciare il potere nei primi mesi del 2012, dopo 33 anni di potere ininterrotto.
Il 21 febbraio 2012, la stragrande maggioranza degli yemeniti ha votato per Abdu Rabu Mansour Hadi come nuovo presidente ad interim per un periodo di due anni. Hadi, che ha vinto con il 65 per cento dei voti, era l’unico candidato alle presidenziali ed è stato fortemente sostenuto dalla comunità internazionale. Indebolito da mesi di proteste contro il presidente uscente Saleh, il governo yemenita ha perso il controllo di interi pezzi del Paese, soprattutto nelle province meridionali, dove hanno accresciuto la loro influenza gli estremisti islamici che mirano all’instaurazione di un regime islamico in Yemen. Un gruppo noto come Ansar al-Sharia (Partigiani della Sharia), legato ad Al-Qaeda nella Penisola Araba (AQAP), ha preso il controllo di diverse città della provincia meridionale di Abyan, tra cui il capoluogo Zinjibar. In un giro di vite sostenuto da attacchi dei droni statunitensi, l'esercito yemenita nel 2012 ha spinto Al-Qaeda fuori da diverse città del sud che erano state nelle loro mani per più di un anno. Ma gli estremisti islamici sono tornati a colpire funzionari della sicurezza con omicidi e attacchi suicidi contro e anche con esecuzioni sommarie di persone considerate “nemiche di Allah”.
Almeno 8 esecuzioni sono state effettuate tra gennaio e marzo 2015, secondo Amnesty International.
È probabile che fucilazioni “legali” siano avvenute anche nel corso dell’anno e nei primi sei mesi del 2016, anche se non è possibile confermarlo a causa del conflitto armato interno che si è intensificato nel marzo 2015, quando l’Arabia Saudita ha iniziato una campagna di bombardamenti in Yemen a sostegno del Governo del Presidente Abdu Rabu Mansour Hadi, fortemente sostenuto dalla comunità internazionale dopo la caduta di Sana’a nelle mani del gruppo ribelle Houthi nel settembre 2014.
Nel 2014, secondo il Foreign Office britannico, 18 uomini erano stati giustiziati nella prigione centrale di Sana’a e altri 5 prigionieri sarebbero stati giustiziati dalle autorità yemenite nel Sud del Paese, secondo il Southern Observatory for Human Rights (SOHR). Nel 2013, secondo il Ministero degli Interni, erano state effettuate almeno 13 esecuzioni, tra cui quella di un minorenne al momento del reato. Nel 2012, erano state giustiziate almeno 28 persone. Nel 2011, lo Yemen ha giustiziato almeno 41 persone, mentre almeno 29 sono state condannate a morte, secondo Amnesty International.
Nel 2010 lo Yemen aveva giustiziato 62 persone, nel 2009 almeno 30 e nel 2008 almeno 13.
Si ritiene che un migliaio di detenuti siano rinchiusi nel braccio della morte, tra cui oltre 70 persone soltanto nel Carcere Centrale di Taiz.
Numerose esecuzioni extragiudiziarie tramite fucilazione sono state effettuate da gruppi tribali e, in particolare, dagli estremisti islamici di Al-Qaeda nei confronti di presunte spie al servizio del Governo yemenita e degli Stati Uniti.
Nel 2017, vi sono state 2 esecuzioni e 12 condanne a morte comminate da corti controllate dagli Houthi a Sana’a. Le condanne a morte hanno riguardato in particolare presunte spie al servizio degli Stati Uniti  e del Governo yemenita.

Le Nazioni Unite
Nel gennaio 2014, lo Yemen è stato esaminato nell’ambito della Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il Governo ha accolto la raccomandazione di porre fine per legge alla lapidazione e di ridurre il numero di reati capitali, escludendo la pena di morte per reati legati alla droga.
Il 19 dicembre 2016, lo Yemen ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. ecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

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