esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

MALDIVE

 
governo: repubblica presidenziale
stato dei diritti civili e politici: Parzialmente libero
costituzione: 7 agosto 2008
sistema giuridico: si basa sulla legge islamica con elementi di common law inglese
sistema legislativo: monocamerale, Consiglio del Popolo (Majlis)
sistema giudiziario: Corte Suprema, Alta Corte
religione: mussulmani sunniti
braccio della morte: circa 18, a fine 2017
Data ultima esecuzioni: 0-0-0
condanne a morte: 0
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Primo Protocollo Opzionale al Patto

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti


situazione:
Il 27 aprile 2014, sono entrate in vigore norme dettagliate sull’applicazione della pena di morte, anche nei confronti di minorenni al momento del fatto. 
Il nuovo regolamento consente l’attuazione della pena di morte solo per omicidio volontario o omicidio premeditato e solo quando la sentenza è confermata dalla Corte Suprema, la quale decide se la pena è giustificata come Qisas (retribuzione), in conformità con la Sharia islamica. Le esecuzioni saranno effettuate presso un edificio nel carcere di Maafushi, che è in costruzione, alla presenza del Commissario delle Prigioni, di tre membri del pubblico, un procuratore e un medico. 
Il regolamento impone al Ministero degli Affari Islamici di mediare tra la famiglia della vittima e il condannato. Attraverso questo processo, che riflette il principio del Qisas, ai membri della famiglia che sono Warith (eredi diretti) sarà data la possibilità di graziare il condannato, con o senza ricevere il prezzo del sangue. Alla famiglia è concesso un termine di 10 giorni a seguito della mediazione per giungere a una decisione. L’esecuzione non sarà effettuata anche se un solo membro della famiglia sceglie di perdonare il condannato. 
Il Ministro degli Interni Umar Naseer ha detto che la probabilità di uccidere una persona innocente dopo aver completato tutte le procedure previste nel regolamento è “inverosimile” e “quasi impossibile”. Nel gennaio 2014, il Ministro Naseer aveva ordinato all’amministrazione penitenziaria di compiere tutti i preparativi necessari a eseguire le condanne a morte tramite l’iniezione letale, da effettuare presso un edificio in costruzione nel carcere di Maafushi. 
Durante la campagna per le elezioni presidenziali del novembre 2013, il Presidente Abdulla Yameen, uscito vincitore dalle elezioni, ha preso una posizione dura su legge e ordine, esprimendosi a favore dell’applicazione della pena di morte e chiedendo pene detentive più severe. “L’omicidio deve essere punito con l’omicidio”, ha dichiarato. 
L’ultima esecuzione nelle Maldive è avvenuta nel 1953, quando è stato giustiziato Hakim Didi, che era stato condannato a morte per aver tentato di assassinare il Presidente Mohamed Amin Didi usando la magia nera.

Nel 2017, sono state pronunciate 2 nuove condanne a morte e alla fine dell'anno vi erano 18 detenuti nel braccio della morte. Al maggio 2016, il tribunale per i minorenni aveva condannato a morte un totale di sei giovani uomini per omicidi commessi quando erano minorenni. Nel 2015 sono state pronunciate tre nuove condanne a morte, tutte nei confronti di imputati minorenni. Nel 2014, sono state comminate 2 nuove condanne a morte, a fronte delle 13 imposte nel 2013. Nel 2012 ne erano state comminate 2, mentre nel 2011, per la prima volta negli ultimi anni, non era stata emessa nessuna nuova sentenza capitale. Nei dieci anni precedenti erano state emesse nel Paese 14 condanne a morte, che sono state poi commutate in ergastolo grazie alla clemenza concessa dal Presidente.  

La pena di morte nei confronti di minori
Le Maldive sono uno Stato Parte sia del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici sia della Convenzione sui Diritti del Fanciullo, che vietano la pena capitale per i reati commessi da persone minori di 18 anni. L’età della responsabilità penale nelle Maldive è di 10 anni e sebbene il nuovo codice penale preveda una “attenuante dell’immaturità”, che toglie ogni responsabilità penale ai minori di 15 anni, l’articolo 15c consente ancora che anche bambini di sette anni possano essere ritenuti responsabili per reati cosiddetti “Hudud” secondo la legge islamica. Essi comprendono il furto, la fornicazione, l’adulterio, il consumo di alcol o di altre sostanze intossicanti e l’apostasia, per i quali la pena – compresa la morte – è prescritta nel Sacro Corano stesso. “Disposizioni simili nel codice penale recentemente ratificato, che consentono l’applicazione della pena di morte per reati commessi al di sotto dei 18 anni, sono vergognose”, ha detto il 30 aprile Ravina Shamdasani, portavoce dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. 


La civiltà dell’iniezione letale
Con il regolamento dell’aprile 2014 e la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, erano entrate in vigore norme dettagliate per eseguire le condanne a morte tramite l’iniezione letale e, nel novembre 2015, il Governo aveva incluso nella proposta di bilancio dello Stato per il 2016 fondi per costruire una camera per l’iniezione letale nella prigione principale del Paese. Ma il 17 giugno 2016 il Ministro degli Interni Umar Naseer ha annunciato che le Maldive avrebbero implemento la pena di morte per impiccagione. “Avevamo prima considerato l’attuazione della pena di morte tramite iniezione letale, ma dopo aver esaminato l’esperienza di altri Paesi, abbiamo scoperto che era meglio l’impiccagione.” 
Funzionari del governo hanno detto che le esecuzioni saranno portate a termine entro 30 giorni dalla conferma della condanna da parte della Corte Suprema.  
Dopo una moratoria di 60 anni sulla pena di morte, la Corte Suprema delle Maldive ha confermato quattro condanne a morte, tutte nel 2016. 
Il 9 agosto 2016, l’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, Zeid Ra’ad al-Hussein, ha chiesto alle Maldive di attenersi alla propria sessantennale moratoria sull’applicazione della pena di morte, esprimendo timori per tre uomini a "rischio imminente" di esecuzione nel Paese. Zeid ha detto che le Maldive rappresentano da tempo un’"importante leadership" negli sforzi per porre fine all'uso della pena di morte ed è "profondamente deplorevole che una serie di misure siano state adottate per riprendere le esecuzioni nel Paese."

Le Nazioni Unite 
Il 6 maggio 2015, le Maldive sono state esaminate nell’ambito della Revisione Periodica Universale da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Nel suo rapporto nazionale, il Governo ha sottolineato che “le Maldive, dal 1952, hanno mantenuto una delle più lunghe moratorie di fatto sulla pena di morte a livello mondiale”, ma ha osservato che “l’Islam costituisce la base di tutte le leggi fatte nelle Maldive; quindi è incostituzionale rimuovere dal Codice Penale le punizioni Hudud, come la pena di morte e la fustigazione”. Le raccomandazioni a mantenere la moratoria sulla pena di morte in ogni circostanza, in particolare per i minorenni, e lavorare verso l’abolizione de jure della pena di morte non sono state accettate dalle Maldive. 
Il 19 dicembre 2016, per la terza volta, le Maldive si sono astenute sulla Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nel 2010, per la prima volta, avevano votato a favore della Risoluzione. Nelle due precedenti sessioni, nel 2007 e nel 2008, le Maldive avevano votato contro.

 

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