esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

LIBANO

 
governo: repubblica parlamentare
stato dei diritti civili e politici: Parzialmente libero
costituzione: 23 maggio 1926, emendata più volte, l'ultima nel 1990
sistema giuridico: vi sono norme di diritto civile e di diritto ottomano, canonico e napoleonico
sistema legislativo: monocamerale, Assemblea Nazionale (Majlis Alnuwab)
sistema giudiziario: quattro Corti di Cassazione; Consiglio Costituzionale (decide sulla costituzionalità delle leggi); Consiglio Supremo (giudica sulle accuse a Presidente e Primo Ministro)
religione: 59.7% mussulmani; 39% cristiani; 1.3% altro
metodi di esecuzione: plotone d'esecuzione impiccagione
braccio della morte: +100 (al 2016)
Data ultima esecuzioni: 17-1-2004
condanne a morte: 3
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti


situazione:
Nel gennaio 2014, dopo dieci anni consecutivi senza esecuzioni, il Libano è divenuto un Paese abolizionista di fatto.
La pena di morte è stata reintrodotta nel 1994 col proposito dichiarato di arginare la criminalità e proteggere la società ed è prevista per omicidio premeditato, tentato omicidio, tradimento, spionaggio, rapina aggravata, reati di tipo economico, reati militari, collaborazionismo con Israele e terrorismo.
Libano e Israele sono tecnicamente in stato di guerra e sono più di 100 le persone arrestate in Libano a partire dal 2009 con l’accusa di aver collaborato con l’intelligence di Gerusalemme.
In base alla Costituzione del Libano, per procedere con un’esecuzione sono necessarie le firme del Presidente, del Primo Ministro e del Ministro della Giustizia.
Tra il 1994, anno della reintroduzione e la fine del 1998 quando è stato nominato Primo Ministro Salim Hoss, un convinto abolizionista che aveva bloccato le esecuzioni, sono state eseguite 14 condanne a morte.
Il 26 luglio 2001, il Parlamento libanese ha approvato all’unanimità una legge che ha rimpiazzato l’art. 302 del Codice Penale, che rendeva la pena di morte obbligatoria per tutti gli omicidi premeditati e aboliva la facoltà del giudice di considerare le attenuanti.
Nel dicembre 2001, il Presidente Emile Lahoud aveva detto di sentirsi impegnato a mantenere una moratoria sulle esecuzioni per l'intera durata del suo mandato, ma il 17 gennaio 2004 tre condannati per omicidio sono stati uccisi nel cortile della prigione di Rumieh, alla periferia di Beirut. Sono state le prime esecuzioni da quando Emile Lahoud è divenuto Presidente del Libano nel 1998 e le ultime compiute in Libano.
La prima campagna in Libano contro la pena di morte risale al 1998, quando molti attivisti si sono radunati a Tabajra per protestare contro l'esecuzione di Wissam N. e Hassan A. "E’ iniziata allora la battaglia della società civile per difendere la vita e rifiutare la morte per legge", secondo Abbott Hadi Ayya, impegnato nel gruppo Giustizia e Misericordia. "La pena di morte non è una soluzione e non ha contribuito a ridurre la criminalità. Osservando la legge barbarica dell’occhio per occhio è solo aumentato il numero delle vittime."
Il 22 settembre 2011, il Parlamento ha approvato un emendamento alla legge 463/2002 relativa all'applicazione delle sentenze, che formalizza lo status di coloro che sono "condannati a morte senza essere giustiziati”. Questo emendamento segna un’evoluzione nel sistema penale libanese. Infatti, anche se la modifica non ha abolito la pena di morte, ha rafforzato la posizione delle autorità libanesi a favore di, che ha messo in atto una moratoria di fatto sulle esecuzioni.
In un sondaggio Gallup del 2012, fino al 63 per cento degli intervistati hanno dichiarato di essere a favore della pena di morte per chi è condannato per omicidio.
Anche se un gran numero di condanne a morte sono state pronunciate dall’indipendenza del Libano, solo 51 persone sono state giustiziate e nel Paese regge la moratoria di fatto delle esecuzioni in atto dal 2004. Questi dati non includono le condanne pronunciate durante gli anni della guerra civile quando il sistema giudiziario era al collasso e le milizie hanno pronunciato sentenze senza processo.
Il 24 gennaio 2014, si è svolto a Beirut il simposio nazionale per l’abolizione della pena di morte in Libano, anche per celebrare i dieci anni di moratoria di fatto sulle esecuzioni capitali. Nel corso della conferenza, che si è tenuta presso la sede dell’Ordine degli Avvocati, il Ministro della Giustizia Chakib Cortbawi ha ribadito l’intenzione di non firmare alcun decreto di esecuzione, auspicando che la moratoria possa aprire la strada alla cancellazione della pena capitale dall’ordinamento libanese. “Non si può uccidere una persona per conto della società”, altrimenti “non c’è più differenza tra noi e l’assassino”, ha detto il Ministro, il quale ha aggiunto che “la battaglia per l’abolizione della pena di morte non deve mai fermarsi”. Nella stessa direzione è intervenuto anche l’ex Ministro della Giustizia e membro della Commissione Internazionale contro la Pena di Morte Ibrahim Najjar, il quale ha insistito sull’importanza di eliminarla dalle leggi del Paese. Najjar ha tuttavia riconosciuto che “la pena di morte non sarà abolita presto in Libano, per motivi politici, religiosi e giuridici”. “La pena di morte significa uccidere una persona in virtù di una sentenza, questo è il grande problema e il danno più terribile”, ha detto il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Beirut, Georges Jreij. “In effetti, il fine ultimo di una sentenza giudiziaria dovrebbe essere la giustizia non la vendetta, l’equità non la ritorsione e, soprattutto, non la riproduzione del reato come punizione per ragioni di prevenzione generale e di deterrenza. Che razza di giustizia è quella che trasforma la vita nella morte, l’esistenza nel vuoto, il battito cardiaco nel silenzio e il moto nell’immobilità?”
Il 17 novembre 2014, il Ministro della Giustizia libanese Ashraf Rifi ha dichiarato che "la condanna a morte nei confronti dei prigionieri islamisti è ridotta in ergastolo." Le dichiarazioni sono state rese da Rifi in un'intervista alla National News Agency. "Mi sono impegnato da quando ho assunto l’incarico di ministro per accelerare tutti i verdetti, in particolare nei confronti degli islamisti… Non vi è dubbio che lo Stato libanese abbia commesso un crimine contro i detenuti islamisti quando ha ritardato il loro processo di 5 anni o più."
Il 22 giugno 2016, il Ministro della Giustizia Ashraf Rifi, prendendo parte al 6° Congresso mondiale contro la pena di morte a Oslo, Norvegia, ha sottolineato che questa pena non costituisce un deterrente al crimine. “La pena di morte deve essere eliminata dalla legge libanese in accordo con le leggi moderne e in linea con la volontà internazionale di annullare tale sanzione”, ha detto Rifi. “La diligenza dei tribunali libanesi dimostra che stanno andando a diminuire la pena di morte e sostituirla con quella dei lavori forzati a vita”, ha aggiunto.
Nel 2015, sono state comminate almeno 32 condanne capitali, tra cui 27 per reati di terrorismo.Nel 2016 le condanne a morte sono state almeno 126 secondo Amnesty International. Almeno 107 delle condanne a morte dell’ultimo anno sono per terrorismo.
Al febbraio 2015, c’erano circa 90 persone condannate a morte in Libano.

La pena di morte nei confronti delle donne
La condanna a morte nei confront di una donna incinta è sospesa durante la gravidanza.

Le Nazioni Unite
Il 2 novembre 2015, il Libano è stato esaminato in base all’Esame Periodico Universale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Nel febbraio 2016, nella sua risposta alle raccomandazioni ricevute, il Governo non ha accettato le raccomandazioni a stabilire una moratoria de jure della pena di morte e commutare tutte le condanne a morte in vista della sua abolizione, e ratificare il Secondo Protocollo Opzionale al PIDCP.
Il 19 dicembre 2016, il Libano si è nuovamente astenuto sulla risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

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