esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

INDIA

 
governo: repubblica parlamentare federale
stato dei diritti civili e politici: Libero
costituzione: 26 gennaio 1950; emendata più volte
sistema giuridico: si basa sulla common law inglese; parziale revisione degli atti legislativi da parte del potere giudiziario
sistema legislativo: bicamerale, Consiglio degli Stati (Rajya Sabha) e Assemblea del Popolo (Lok Sabha)
sistema giudiziario: Corte Suprema, giudici nominati dal Presidente e restano in carica fino a 65 anni
religione: 80% indù; 11% musulmani; 2% cristiani; 2% sikh; minoranze buddiste e altri
metodi di esecuzione: impiccagione
braccio della morte: 371 (fine 2017, Death Penalty Center of the National Law University)
Data ultima esecuzioni: 21-11-2012
condanne a morte: 54
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti (solo firmato)


situazione:

Secondo le statistiche, le condanne a morte sono spesso annullate o commutate in ergastolo da tribunali superiori. Anche perché le condanne devono essere confermate dalla Corte Suprema, la quale nella storica sentenza “Bachan Singh contro lo Stato del Punjab” del 9 maggio 1980 ha sostenuto che la pena di morte può essere applicata solo se il caso rientra tra quelli “più rari tra i rari”.
Il 12 settembre 2017, è stato pubblicato uno studio, il primo di questo genere, a cura del National Crime Records Bureau (NCRB), da cui emerge che in India, i tribunali hanno emesso un totale di 1.734 tra il 2005 e il 2015, mentre vi sono state 3733 commutazioni in ergastolo nello stesso periodo. Tra gli Stati, l’Uttar Pradesh è in testa con 345 condanne a morte commutate, seguito dal Maharashtra con 118 condanne e seguite dal Madhya Pradesh con 117. I dati inoltre rivelano che 74.821 persone, equivalenti al 56% dei detenuti condannati nelle prigioni indiane scontano una condanna a vita al 2015. Le più alte percentuali di ergastolani sono state registrate in Daman & Diu (80 per cento), in Puducherry (77,8 per cento) e in Uttar Pradesh (70 per cento). Inoltre, lo studio dice anche che di questi 1734 detenuti, solo tre - Ajmal Kasab nel 2012, Afzal Guru nel 2013 e Yakub Memon Abdul Razak nel 2015 - sono stati giustiziati, tutti coinvolti in attacchi terroristici, esecuzioni avvenute sotto la presidenza di Pranab Mukherjee. 
Nel 2015, la Law Commission of India ha riferito che la dottrina più dei casi "rari tra i più rari" 
non fornisce uno standard chiaro, coerente e non arbitrario per determinare chi deve
essere  condannato a morte. La Commissione ha raccomandato l'eventuale abolizione della 
pena di morte per tutti i crimini,  tranne che per terrorismo ed in caso di guerra.
Il rapporto è in esame dal governo.
Il 22 marzo 2017, la Commissione Legislativa ha raccomandato l’abolizione della pena di morte per tutti i crimini fatta eccezione per quelli legati al terrorismo, ha appreso il Rajya Sabha (Consiglio degli Stati), la camera alta indiana.
E’ stato il Ministro di Stato per gli Affari Interni, Hansraj Ahir, a comunicare che la Commissione Legislativa nel suo 262esimo rapporto ha raccomandato che la pena capitale venga abolita per tutti i crimini tranne che per quelli di terrorismo e il dichiarare guerra.
“Poiché Codice penale e Procedura penale sono nella stessa lista del 7° allegato della Costituzione, il rapporto è stato inviato a tutti i governi statali e territori per raccogliere le loro opinioni, ha replicato ad una interrogazione scritta.

Commutazioni di condanne a morte o sospensioni di esecuzioni
L’articolo 72 della Costituzione conferisce al Presidente il potere di concedere la grazia o di sospendere, rinviare o commutare la pena di una persona condannata per qualsiasi reato. Nella sua decisione, il Presidente è guidato e consigliato dal Ministro dell’Interno e dal Consiglio dei Ministri.
La Presidente Pratibha Devisingh Patil, che ha concluso il suo mandato nel giugno 2012, è risultata essere il più “misericordioso” di tutti i Presidenti negli ultimi tre decenni, avendo commutato in ergastolo le condanne a morte di 34 persone. Durante il suo mandato, infatti, la Patil ha respinto le richieste di grazia di solo cinque persone.
La linea dell’attuale Presidente, Pranab Mukherjee, entrato in carica il 25 luglio 2012, è apparsa in netto contrasto con quella del suo predecessore Pratibha Patil.
Tuttavia, per la prima volta nella storia, nel 2016, il Presidente aveva concesso una grazia nonostante il parere contrario del Ministro dell’Interno e del Governo quando, il 18 settembre, nel decidere in merito a sei richieste di grazia, il Presidente ne ha rifiutate cinque e ne ha commutata una in ergastolo, quella di Jeetendra Singh Gehlot, su cui c’era il parere contrario del Ministro. Lo ha fatto perché a suo giudizio il parere contrario del Ministro degli Interni era in contrasto con quanto stabilito dalla Corte Suprema nel caso Shatrughan Chauhan vs Union of India del 21 gennaio 2014, quando ha detto che il ritardo eccessivo da parte del Presidente nel decidere sulla richiesta di grazia è un valido motivo per commutare la condanna a morte in ergastolo. Analoga decisione il Presidente l’ha presa il 16 gennaio 2017, quando ha concesso la grazia in altri quattro casi su cui c’era il parere contrario del Governo.
Si tratta di quattro condannati a morte per la strage di Bara nel distretto di Gaya, dove 32 bramini Bhumihar furono uccisi dal fuorilegge Centro Maoista Comunista (MCC). Nel 2001, Krishna Mochi insieme ad altri tre, Nanhe Lal Mochi, Bir Kuer Paswan e Dharmendra Sing, alias Dharu Sing, furono condannati a morte in relazione al massacro in base alle disposizioni della Legge per la Prevenzione delle Attività Terroristiche. Nel 2002, la Corte Suprema confermò le condanne a morte con una maggioranza di 2 a 1. Fu il giudice M B Shah a dissentire dalla maggioranza, assolvendo Sing e commutando le condanne a morte degli altri tre in ergastolo. Tutti e quattro i detenuti sono stati rinchiusi nel carcere centrale di Bhagalpur. Le loro richieste di grazia sono state spedite dal carcere il 2 marzo 2003. Da allora, erano pendenti davanti al Ministero degli Interni dell'Unione. Solo nel mese di agosto dello scorso anno il Ministero degli Interni ha inviato le petizioni al Presidente Mukherjee affinché le prendesse in considerazione. Il Presidente ha cercato sulla questione un parere giuridico, a causa della recente importante sentenza della Corte Suprema che ha ribaltato una precedente sentenza e operato una distinzione tra omicidi legati al terrorismo e altri tipi di omicidi. Dopo aver esaminato il caso con attenzione, il Presidente ha adottato l’opinione del giudice dissenziente tranne che per l'assoluzione dell’imputato. Si trattava delle ultime domande di grazia pendenti dinanzi a lui.
In questo modo, il Presidente, Pranab Mukherjee ha respinto 28 istanze di clemenza riguardanti 37 condannati a morte, concedendola in solo sette casi.

La guerra alla droga
In base al Narcotic Drugs and Psychotropic Substances Amendment Act del dicembre del 1988, una seconda condanna per traffico di droga è passibile di pena di morte.
Nel giugno 2011, l’Alta Corte di Bombay, una delle più antiche e riconosciute Alte Corti dell’India, ha eliminato la pena di morte obbligatoria per reati legati alla droga e solo nel gennaio 2012, per la prima volta in India, una corte speciale anti-droga ha condannato a morte un uomo per un crimine legato alla droga.
Il 7 marzo 2014, l'India ha sostituito la pena di morte obbligatoria prevista dalla legge sugli stupefacenti e le sostanze psicotrope con una condanna a morte facoltativa, a seguito della sentenza del 2011 dell'Alta Corte di Maharashtra nel caso India Harm Reduction Network vs Union of India, nella quale la pena di morte obbligatoria per i trasgressori recidivi, di cui alla sezione 31A del Narcotic Drugs and Psychotropic Substances Act, 1985, è stata dichiarata incostituzionale. 
Il 9 aprile 2016, per la prima volta un tribunale nel Bengala ha comminato la pena di morte in base al Narcotic Drugs and Psychotropic Substances Act, 1985. <div">Quasi 14 anni dopo essere stato arrestato, un tribunale di Barasat ha condannato a morte un residente di Karaya, Anwar Rehman, riconosciuto colpevole di traffico di droga a Kolkata e arrestato dal Narcotics Control Bureau (NCB) con oltre 53,5 chili di eroina. 
I funzionari del NCB hanno spiegato che la pena di morte è di solito inflitta in casi davvero rari, in genere quando la quantità recuperata è enorme e l’imputato è un recidivo.

La guerra al terrorismo
Le corti speciali stabilite in base al Terrorist Affected Areas Special Courts Act del 1984 e in base al Prevention of Terrorism Act (POTA) del 2002, avevano il potere di imporre la pena di morte per atti di terrorismo. Quest’ultima legge, che aveva ampliato la sfera di applicazione della pena di morte per volontà del partito nazionalista indù BJP a seguito di un attentato al Parlamento indiano nel dicembre 2001, è stata giudicata lesiva dei diritti umani e politici dal governo uscito vittorioso dalle elezioni del maggio 2004 e dominato dal Partito del Congresso di Sonia Gandhi. Conseguentemente, il Parlamento, il 9 dicembre 2004, l’ha abrogata, dopo un lungo dibattito e l’abbandono dell’aula per protesta da parte dell’opposizione. Contestualmente, il POTA è stato rimpiazzato dal Unlawful Activities (Prevention) Bill, che ha emendato l’Unlawful Activities (Prevention) Act del 1967 al fine di coprire i casi di terrorismo. In base a questa legge, i condannati per terrorismo possono essere puniti con la pena di morte o l’ergastolo per ogni atto che provochi la perdita di vite umane. Più precisamente, è punito chiunque metta in pericolo l’unità, l’integrità, la sicurezza e la sovranità nazionale o sparga il terrore tra la popolazione in India o in altri Paesi usando bombe, dinamite o altri esplosivi, sostanze infiammabili, armi da fuoco o altre armi letali che causino o possano causare la morte. Nell’ambito della lotta contro il terrorismo, il 24 gennaio 2003, India e Francia hanno firmato un trattato di estradizione finalizzato a rafforzare la cooperazione giudiziaria contro il terrorismo. Il trattato comprende le assicurazioni da parte dell’India che le persone estradate dalla Francia non verranno condannate a morte.
Il 21 dicembre 2011, nel tentativo di proteggere gli oleodotti strategicamente importanti da atti di terrorismo come il sabotaggio, il Parlamento ha introdotto la pena di morte per questi crimini modificando il Petroleum and Minerals Pipelines (Acquisition of Right of User in Land) Amendment, Bill 2011. La punizione “può estendersi al carcere a vita o alla morte” nel caso in cui l’atto di sabotaggio sia talmente pericoloso da poter causare la morte di esseri umani. Prima della modifica, la legge prevedeva una pena detentiva da uno a tre anni di carcere per atti di sabotaggio e furti. Nel corso del dibattito sul progetto di legge, il Ministro del petrolio e del gas naturale, Ratanjit Narain Pratap Singh, ha detto che gli articoli in vigore della legge del 1962 non contenevano disposizioni adeguate per prevenire tali incidenti. Sulla questione della pena di morte prevista nel disegno di legge, Singh ha detto che questa sarebbe applicabile solo nel “più raro dei casi rari contro mafie e sabotatori”. Singh ha detto che nel disegno di legge è stata inserita la parola “volontariamente” per tutelare le persone innocenti che abbiano causato danni a una rete di rifornimento accidentalmente o per errore.
Il 1° febbraio 2012, la Corte Suprema dell’India ha dichiarato nullo l’Articolo 27(3) della Legge sulle Armi del 1959, che prevede la “pena di morte obbligatoria” in caso di morte causata da uso di armi illegali, in quanto “ultra vires” (oltre i poteri) della Costituzione. La disposizione relativa alla pena di morte fu inserita nell’Articolo 27 della Legge nel 1988, sull’onda delle attività terroristiche anti-nazionali in Punjab. 
Il 30 luglio 2015, poco più di 22 anni dopo gli attentati esplosivi di Mumbai che nel 1993 provocarono la morte di 257 persone, il solo condannato nel braccio della morte legato al caso, Yakub Memon Abdul Razak, è stato impiccato nella Prigione Centrale della città di Nagpur. Yakub Memon è stato mandato al patibolo – nel giorno del suo 54° compleanno - dopo che molti suoi appelli e richieste di grazia sono stati respinti da vari tribunali, compresa la Corte Suprema che ha rigettato una richiesta dell’ultimo minuto di sospensione dell’esecuzione. Secondo i pubblici ministeri, Yakub Memon aveva avuto un ruolo fondamentale nell’organizzazione degli attentati, gestito i finanziamenti, fatto piani degli spostamenti, stoccato le armi e comprato i veicoli per farne autobombe. Di tutti coloro che sono stati condannati in relazione agli attentati esplosivi, compresi gli uomini che hanno posizionato l’esplosivo, Memon è l’unico che è stato giustiziato. Secondo le procedure della prigione, al condannato viene offerto un bagno, un ultimo pasto, abiti puliti e la possibilità di pregare prima di andare al patibolo. Yakub Memon è la quinta persona giustiziata in India dal 1995. Prima di lui, l’ultimo giustiziato era stato Afzal Guru nel 2013.
Il sistema legislativo indiano prevede diversi livelli di appello, grazie ai quali le condanne a morte sono spesso commutate in ergastolo. Non esistono statistiche ufficiali sul numero delle sentenze e delle esecuzioni capitali nel paese né sul numero delle persone detenute nel braccio della morte. Normalmente, le esecuzioni vengono rinviate a tempo indeterminato oppure commutate dal Presidente. L’articolo 72 della Costituzione dà infatti al Presidente il potere di concedere la grazia o di sospendere, rinviare o commutare la pena di una persona condannata per qualsiasi reato. Il Presidente è guidato e consigliato dal Ministro dell’Interno e dal Consiglio dei ministri nella sua decisione. Non vi è lasso di tempo prestabilito nel quale il Presidente deve prendere la decisione, che è soggetta a revisione giurisdizionale secondo quanto stabilito l’11 dicembre 2006, dalla Corte Suprema indiana per la quale è necessario valutare se ci siano “considerazioni non pertinenti nell’esercizio di questo potere”.
La Presidente Pratibha Devisingh Patil, che ha concluso il suo mandato nel giugno 2012, è risultata essere il più “misericordioso” di tutti i presidenti negli ultimi tre decenni, avendo commutato in ergastolo le condanne a morte di 38 persone. La Presidente Patil, che comunque ha respinto le richieste di grazia di cinque persone, può vantare un tasso di concessione di clemenze del 200%. La propensione alla clemenza della Patil non ha suscitato proteste in nessun settore del Governo. I media indiani, invece, hanno generalmente criticato questo suo record, mettendo in discussione l’opportunità di atti di clemenza in alcuni casi di omicidio, stupro e rapimento di minori.
La linea dell’attuale Presidente, Pranab Mukherjee, entrato in carica il 25 luglio 2012, è apparsa in netto contrasto con quella del suo predecessore Pratibha Patil. Al 31 agosto 2014, dopo due anni di mandato, Mukherjee aveva respinto il 97% delle istanze di clemenza, avendone esaminate 23 riguardanti 31 condannati a morte e concedendola in un solo caso.

La pena di morte top secret
Le statistiche sulle esecuzioni in India dal 1947 non sono disponibili. Il Governo ha trattato le informazioni sulla pena di morte come un segreto di Stato.
Secondo il Rapporto relativo alla “Pena Capitale” della Law Commission of India,  che funziona come organo consultivo del Ministero della Legge e della Giustizia, un totale di 1.410 detenuti nel braccio della morte sono stati giustiziati in vari Stati dal 1953 al 1963. Il Rapporto della Commissione, tuttavia, non ha coperto Stati federati o territori dell’India quali Assam, Jammu e Kashmir, Rajasthan e Delhi e le cifre non sono quindi accurate. Non ci sono poi statistiche relative alle esecuzioni effettuate dal 1964 al 1994 in aggiunta a quelle mancanti precedenti al 1953.
Il National Crime Records Bureau (NCRB) ha iniziato a raccogliere informazioni sulla pena di morte solo dal 1995 e da allora, secondo il NCRB, un totale di 21 condannati a morte sono stati giustiziati.
Le esecuzioni segrete di prigionieri nel braccio della morte sono diventate una questione sempre più all’ordine del giorno in India dopo le impiccagioni del novembre 2012 e del febbraio 2013, che hanno interrotto una moratoria di fatto che durava dal 2004 e sono state effettuate in una cornice di massima segretezza. L’uso di queste tattiche segrete mira a evitare possibili reazioni e proteste prima dell’esecuzione, ma ancor più a precludere possibili ricorsi a un giudice in cerca di un ordine di sospensione dell’esecuzione.
Nel novembre 2012, il cittadino pakistano Mohammad Ajmal Kasab è stato impiccato all’alba nel carcere di Yerawada a Pune, appena dopo che il Presidente indiano Pranab Mukherjee aveva respinto la sua richiesta di grazia. Nel febbraio 2013, Muhammad Afzal, noto come Afzal Guru, militante del gruppo Jaish-e-Muhammad, è stato impiccato nel carcere di Tihar, alcuni giorni dopo che il Presidente Mukherjee aveva respinto la richiesta di grazia presentata dalla moglie.
I due casi sono stati connotati da diversi profili di segretezza: il prigioniero condannato a morte non è stato informato in anticipo della sua imminente esecuzione; alla famiglia del prigioniero non è stato dato alcun preavviso dell’esecuzione; la data di esecuzione non è stata comunicata ai media e al grande pubblico fino a che l’esecuzione non ha avuto luogo. L’uso di queste tattiche segrete mira a evitare possibili reazioni e proteste prima dell’esecuzione, ma ancor più a precludere possibili ricorsi a un giudice in cerca di un ordine di sospensione dell’esecuzione.
Le linee guida della Corte Suprema indiana sul trattamento delle persone nel braccio della morte includono tra l’altro un avviso di almeno 14 giorni che deve essere dato prima dell’esecuzione e l’agevolazione di un incontro finale tra il detenuto e i suoi familiari e amici. 
L’India ha giustiziato solo 5 persone negli ultimi 21 anni: “Auto” Shankar nel 1995, Dhananjoy Chatterjee nel 2004, Ajmal Kasab nel 2012, Afzal Guru nel 2013 e Yakub Memon Abdul Razak nel 2015. 

Secondo il Centro sulla pena di morte della National Law University, nel 2017 vi sono state 109 nuove condanne a morte e a fine anno vi erano 371 detenuti nel braccio della morte.
Almeno 136 nuove condanne a morte sono state comminate nel 2016, quasi il doppio di quelle comminate nel 2015 (70), oltre la metà delle quali per omicidio. Secondo i dati resi noti dal Centro sulla Pena di Morte presso la National Law University di Delhi in tutto, i tribunali hanno emesso 1.790 condanne a morte tra il 2000 e il 2015. A fine 2016 erano 397 i condannati a morte detenuti in varie prigioni dell’India secondo lo studio. Ma sono 325 secondo quanto comunicato al Lok Sabha (Assemblea del Popolo, una delle due camere parlamentari) nell'aprile 2017.

La pena di morte nei confronti delle donne
Secondo un emenedamento del 2009 al codice penale, una donna incinta non può essere condannata a morte e deve essere graziata.
Secondo il "Death-Penalty-India-Report" del Centre on the Death Penalty pubblicato nel maggio 2016, tra i  373 condannati a morte in India, 361 sono uomini e 12 sono donne.

Le Nazioni Unite
Il 21 settembre 2017, l’India ha risposto alle raccomandazioni fatte in maggio nell’ambito del terzo ciclo di Revisione Periodica Universale (UPR) e ha respinto quelle sull’abolizione della pena di morte.
Il 19 dicembre 2016, l'India ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Il 29 settembre 2017, l'India ha votato contro la risoluzione sulla pena di morte (L6/17) alla 36° sessione del Consiglio diritti umani.

 

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