esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

COREA DEL NORD

 
governo: stato comunista dittatoriale
stato dei diritti civili e politici: Non libero
costituzione: adottata nel 1948, rivista numerose volte, la più recente nel 2009
sistema giuridico: si basa su quello tedesco, giapponese e si ispira alla dottrina giuridica comunista
sistema legislativo: monocamerale, Assemblea Suprema del Popolo (Ch'oego Inmin Hoeui)
sistema giudiziario: Corte Centrale, giudici eletti dall'Assemblea Suprema del Popolo
religione: maggioranze buddiste e confuciane; minoranze cristiane ed altre
metodi di esecuzione: plotone d'esecuzione impiccagione
braccio della morte:
Data ultima esecuzioni: 0-0-0
condanne a morte: 0
Esecuzioni: 1
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Convenzione sui Diritti del Fanciullo


situazione:
Nel suo Rapporto del 2001 al Comitato Diritti Umani dell’Onu, il Governo nord-coreano ha asserito di aver ridotto il numero dei reati capitali da 33 a 5. Ma 4 di quelli rimasti sono di natura essenzialmente politica.

La persecuzione di appartenenti a movimenti religiosi o spirituali
La Corea del Nord nega di incarcerare prigionieri politici. I media ufficiali dicono che non esistono problemi di diritti umani nello Stato comunista dove tutti conducono “una vita tra le più dignitose e felici”.
Il Codice Penale prevede infatti la pena di morte obbligatoria per attività “in collusione con gli imperialisti” volte a “sopprimere la lotta di liberazione nazionale”. La pena di morte può essere inoltre applicata per “divergenza ideologica”, “opposizione al socialismo” e “crimini controrivoluzionari”. In base a questi “reati” il regime comunista ha continuato a giustiziare prigionieri politici, oppositori pacifici, disertori o transfughi rimpatriati, ascoltatori di trasmissioni estere, possessori di materiale stampato cosiddetto “reazionario”.
Alla fine del 2004, funzionari dello spionaggio sud-coreano, il National Intelligence Service (NIS), hanno confermato che il 29 aprile 2004 la Corea del Nord ha rivisto il suo codice penale. In base al nuovo codice, i nord-coreani riconosciuti colpevoli di attività sovversive contro il governo rischiano la pena di morte o l’ergastolo da scontare in uno dei famigerati campi di lavoro del paese. I disertori, definiti come “quelli che tradiscono la madrepatria e scappano in altri stati”, in precedenza erano incarcerati fino a dieci anni. Questo limite massimo è stato cambiato e potrebbero essere incarcerati a vita o giustiziati, anche se in base alla nuova legge devono essere condannati a un minimo di cinque anni.
Il 1° marzo 2006, le autorità della Corea del Nord hanno emesso un decreto speciale che prevede la pena di morte per chi confeziona e traffica droghe e che sostituirebbe il nuovo codice penale adottato dalla Corea del Nord nel 2004.
In base ad alcuni articoli aggiuntivi del “Codice Penale della Repubblica Democratica del Popolo di Corea”, adottati dalla Corea del Nord nel 2007 e trapelati all’esterno del Paese solo molto tempo dopo, sono puniti con la pena capitale molti reati comuni minori anche di natura non violenta. Per esempio, per la contraffazione di moneta il codice stabilisce più di 10 anni di rieducazione mediante il lavoro, o la rieducazione a tempo indeterminato per i casi gravi, tuttavia uno degli articoli contenuti negli allegati stabilisce che “In circostanze estreme, il colpevole può essere giustiziato”. Dei 23 articoli contenuti nelle “Clausole Aggiuntive del Codice Penale”, sono 17 quelli che prevedono l’esecuzione capitale per “casi molto gravi” di diversi reati comuni, mentre il solo Codice Penale stabilisce l’esecuzione per quattro soli reati di tradimento.
Il Comitato esecutivo dell’Assemblea Suprema del Popolo ha adottato gli articoli aggiuntivi il 19 dicembre 2007, con l’Ordinanza N. 2483.
L’art. 1 stabilisce che “l’esecuzione è ammessa per gravi atti relativi a risorse strategiche e nel caso di distruzione volontaria o attacco contro complessi militari”. Invece, in base al codice penale in vigore, in questo caso “è appropriata una condanna a più di 10 anni di rieducazione tramite lavori forzati o i lavori forzati a tempo indeterminato, in circostanze particolarmente gravi.”
Altri crimini che in base agli articoli aggiuntivi portano all’esecuzione includono: saccheggio, furto, distruzione o danneggiamento di beni nazionali, frode valutaria, diffamazione intenzionale, sequestro, stupro, furto di beni privati, traffico di metalli e di beni naturali, narcotraffico e tangenti per traffici di natura sessuale.
Fatto estremamente grave, l’articolo 23 prevede l’esecuzione o la condanna alla rieducazione mediante lavoro a tempo indeterminato nel caso un individuo commetta un certo numero di gravi reati oppure non ammetta la propria colpa o mostri segni di ravvedimento. Nella metà degli anni ’90, esecuzioni pubbliche extra-giudiziarie venivano praticate nei confronti di persone riconosciute colpevoli di reati come furto di mucche o cibo, fatti molto comuni in tutti i settori della società nord-coreana. Ma dopo l’adozione dell’articolo 23, questo tipo di condanne a morte sono rese possibili all’interno di processi giudiziari. Come stabilisce chiaramente sempre l’articolo 23, il codice penale non riguarda fatti specifici di natura criminale, tuttavia rende possibile l’esecuzione “in circostanze gravi” o per “persone incorreggibili” in senso lato. Sicché, le condanne capitali possono applicarsi in teoria a tutti i reati, in violazione patente dei principi giuridici stabiliti, sebbene queste violazioni non siano nuove nella pratica legale della Corea del Nord.
Con altri emendamenti al codice penale introdotti a metà maggio 2013, sono state decretate punizioni pesanti per una serie imprecisata di atti ritenuti sediziosi, tra cui agitazione politica, rivolta e manifestazione pubblica.
All’inizio del 2014, le autorità nordcoreane hanno aggiunto altre cinque clausole all’Articolo 60 del codice penale, relative ad attività anti-regime. Le clausole aggiuntive codificano sanzioni gravi per atti illeciti, tra cui la comunicazione con il mondo esterno, che potrebbero in linea di principio comportare la pena di morte. Una fonte basata nella Provincia del Nord Hamkyung ha rivelato al Daily NK che “una direttiva trasmessa a tutti i posti di lavoro all’inizio dell’anno informava che il codice penale era stato emendato con l’introduzione nell’Articolo 60 di cinque nuove clausole, ognuna delle quali prevedeva punizioni simili o peggiori di quelle già esistenti”.
I reati recentemente ri-codificati includono: contatti telefonici illegali con cittadini stranieri, compresi i sudcoreani; visualizzazione di soap opera o DVD sudcoreani e ascolto di trasmissioni radiofoniche [straniere]; uso o spaccio di stupefacenti; traffico transnazionale di esseri umani e prostituzione; favoreggiamento della diserzione e diffusione di segreti di Stato. La “rieducazione” per almeno cinque anni o la pena di morte possono essere inflitte a chi è colto nel comunicare con il mondo esterno; un minimo di 10 anni di rieducazione è la pena prevista per aver semplicemente guardato i media sudcoreani o ascoltato una radio straniera; un minimo di cinque anni di rieducazione è possibile per traffico di droga.
In Corea del Nord sono ancora attivi cinque campi di lavoro (kwan-li-so) di stile stalinista in cui sono detenute tra le 80.000 e le 120.000 persone: N° 14 (Kaecheon, Provincia del Sud Pyongan), N° 15 (Yoduk, Provincia del Sud Hamkyung), N° 16 (Hwasung, Provincia del Nord Hamkyung), N° 18 (Bukchang, Provincia del Sud Pyongan), N° 25 (Chongjin, Provincia del Nord Hamkyung). I campi di prigionia politica sono divisi in “Zona Rivoluzionaria”, dove sono imprigionati familiari e complici dei prigionieri politici e che possono essere rilasciati dopo un periodo di detenzione, e in “Zona Completamente Controllata”, dove i ‘criminali’ sono imprigionati a vita.
I detenuti nei gulag sono costretti a lavorare oltre dieci ore al giorno, non hanno alcuna assistenza medica e ricevono una razione di cibo che va dai 100 ai 200 grammi, mentre la razione di cibo per i bambini fino a 4 anni è di 234 grammi. Tra i detenuti non ci sono solo oppositori politici ma anche cittadini comuni puniti per aver fatto osservazioni irriguardose nei confronti dei leader del regime. I prigionieri politici sorpresi in un tentativo di fuga sono giustiziati sul posto davanti agli altri detenuti e le donne sono spesso stuprate.

La persecuzione di appartenenti a movimenti religiosi o spirituali
In base alla sua Costituzione la Corea del Nord tutela la libertà religiosa, tuttavia la Costituzione stabilisce anche che la religione “non deve essere utilizzata al fine di favorire potenze straniere o di mettere in pericolo la sicurezza pubblica.” In realtà il regime comunista ha autorizzato solo quattro chiese statali – una cattolica, due protestanti e una russa-ortodossa – che sono limitate solo alle esigenze di cittadini stranieri. Chi viola tale restrizione è accusato di spionaggio o attività anti-governativa e pratiche religiose clandestine comportano discriminazioni, l’arresto, la detenzione e anche l’esecuzione.
Almeno 30.000 nord-coreani praticano il cristianesimo di nascosto, e per questo circa 6.000 cristiani sono imprigionati nel “Campo N. 15” nel nord del Paese. Gruppi religiosi e per la difesa dei diritti umani fuori dal paese hanno continuato a fornire informazioni relative alla persecuzione di protestanti, cattolici, buddisti e membri di chiese cristiane clandestine. Fedeli cristiani sono stati imprigionati, picchiati, torturati o uccisi per aver letto la Bibbia e predicato su Dio, in particolare per aver avuto legami con gruppi evangelici operanti oltre confine in Cina.
L’atteggiamento del Governo riguardo alla libertà religiosa non è cambiato significativamente nel corso del 2016. Il regime nordcoreano ha continuato a reprimere le attività religiose di gruppi non autorizzati.
Nel gennaio 2012, la casa editrice del Partito dei Lavoratori Coreani ha pubblicato un libello dal titolo “Rafforzare la zona di confine e aumentare il livello di coscienza comune per migliorare la dignità del nostro socialismo”, che viene usato negli incontri pubblici. La pena capitale è la giusta risposta a chi cerca di tradire il popolo nordcoreano e la rivoluzione socialista. Per la prima volta dalla presa di potere di Kim Il-sung, questo concetto è stato scritto in maniera ufficiale in un documento del Partito dei Lavoratori che viene letto al popolo come perenne ricordo di cosa li aspetta se cercano di fuggire. L’arrivo al potere di Kim Jong-un, terzogenito ed erede del “caro leader”, sembra aver convinto molta gente a lasciare il Paese. E il regime reagisce con questo documento, ottenuto in esclusiva dal giornale sud-coreano DailyNK. Il riferimento alla pena capitale è molto raro in Corea del Nord, soprattutto nei documenti ufficiali del Partito. Come in molte altre occasioni, anche questa pubblicazione sembra essere una delle “ultime volontà” di Kim Jong-il, il defunto dittatore del regime: “Mantenere saldo il confine fa parte delle ultime istruzioni del nostro Generale, uno dei compiti più importanti e responsabili. L’alta coscienza politica del popolo di confine non è una questione operativa: è uno dei compiti più pesanti e più onorevoli del nostro popolo, riguarda la difesa del socialismo e della rivoluzione anche a costo della vita”.

La pena di morte “top secret”
Non esistono statistiche ufficiali sulla pena di morte né notizie di esecuzioni che siano state pubblicate dai giornali locali. Le poche notizie disponibili sono quelle raccolte e fatte uscire dal Paese di nascosto.
Dopo che, a partire dal 2000, le critiche internazionali avevano portato a una loro diminuzione, le esecuzioni pubbliche in Corea del Nord sono aumentate. Tra i condannati, vi sono soprattutto funzionari pubblici accusati di traffico di droga, appropriazione indebita e altri reati non violenti, oppure cittadini nordcoreani che hanno tentato di fuggire in Cina o in Corea del Sud, spinti dalla carenza di cibo e dalla oppressione politica nel proprio Paese.
La Corea del Nord avrebbe giustiziato 1.382 persone tra il 2000 e il 2014 per una vasta gamma di reati che vanno dalle attività anti-statali alla visualizzazione di materiale pornografico proveniente dalla Corea del Sud. Queste statistiche sono state inserite in un rapporto di ricerca annuale dell’Istituto Coreano per l’Unificazione Nazionale sulla base di informazioni fornite da 221 nordcoreani che sono arrivati in Corea del Sud nel 2014.
Le esecuzioni sarebbero in particolare aumentate nel tentativo di rafforzare il regime durante il periodo di transizione al potere di Kim Jong-un, designato alla successione del padre Kim Jong-il, avvenuta il 18 dicembre 2011, giorno successivo alla sua morte.
Nel 2013 vi sono state notizie di esecuzioni capitali per scoraggiare la pratica del cannibalismo legata alle condizioni di estrema povertà a cui è ridotto il paese. Si sono registrate almeno tre esecuzioni nel 2006 e almeno 13 nel 2007, 77 nel 2008, 11 nel 2009, 60 nel 2010, 30 nel 2011 e 4 nel 2012. Nel 2013, in Corea del Nord sono state effettuate almeno 17 esecuzioni per reati non violenti o per motivi essenzialmente politici. Almeno altre due sono avvenute nei primi sei mesi del 2014.
Nel 2015, in Corea del Nord sono state effettuate almeno 13 esecuzioni per reati non violenti o per motivi essenzialmente politici. Nel 2016 queste esecuzioni sono state almeno 70.

La Corea del Nord ha giustiziato o eliminato un totale di 340 funzionari di alto rango e residenti da quando Kim Jong-un ha preso il controllo del Paese nel 2011, secondo un libro bianco pubblicato il 29 dicembre 2016 dall’Institute for National Security Strategy (INSS), un think tank sud-coreano. "Il numero di esecuzioni e purghe di dirigenti è aumentato rapidamente da 3 persone nel 2012 alle 30 nel 2013, 40 nel 2014 e 60 nel 2015", afferma il documento. Kim Jong-un avrebbe sospeso temporaneamente le purghe dopo l'esecuzione dell'ex capo della difesa Hyon Yong-chol nel 2015, ma le ha poi riprese giustiziando tre persone nel 2016, per un totale circa 140 funzionari di alto rango fatti fuori fino ad oggi, si legge nel rapporto dell’INSS. I dirigenti hanno affrontato varie accuse, tra cui comportamenti scorretti, corruzione, divergenza di pareri e “attività anti-partito”. Secondo il libro bianco dell’INSS, il numero di persone giustiziate pubblicamente nel 2016 era di circa 60 ad agosto e avrebbe raggiunto le 64 entro settembre, secondo il National Intelligence Service (NIS) della Corea del Sud.

Le Nazioni Unite
Il 17 febbraio 2014, la Commissione d’inchiesta dell’ONU sui diritti umani nella Repubblica Popolare Democratica di Corea ha pubblicato il suo Rapporto, che in 400 pagine di notizie collegate e documenti di supporto, sulla base di testimonianze di prima mano da parte delle vittime e dei testimoni, descrive un regime brutale e disumano nei campi, fatto di tortura sistematica, esecuzioni, stupri e “diritti riproduttivi negati attraverso la punizione, l’aborto forzato e l’infanticidio”. Si stima che tra 80.000 e 120.000 prigionieri politici sono ancora detenuti nei campi, molti dei quali “scomparsi”, cioè senza che le loro famiglie sappiano dove siano finiti, cosa accadrà loro in futuro o se siano morti in stato di detenzione.
Fatto sta che – conclude il Rapporto – sono centinaia di migliaia le persone che si ritiene siano morte nei campi nel corso dei decenni. “Le atrocità indicibili che sono commesse contro i detenuti dei campi di prigionia politici kwanliso ricordano gli orrori dei campi che gli Stati totalitari hanno stabilito nel corso del ventesimo secolo. Istituzioni e funzionari coinvolti non sono ritenuti responsabili. L’impunità regna sovrana.” Il Rapporto include una lettera inviata dai Commissari al Supremo Leader, Kim Jong-un, nella quale lo si avverte che rischia di essere processato presso il Tribunale Penale Internazionale per crimini contro l’umanità.
Il 1° maggio 2014, la Corea del Nord è stata esaminata in base alla Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il Governo ha accettato di esaminare – tra le altre – raccomandazioni per stabilire una moratoria immediata sulla pena di morte, come primo passo verso la sua abolizione definitiva, abrogare la natura obbligatoria della pena di morte, pubblicare statistiche dettagliate su condanne a morte ed esecuzioni, ma non ha fornito una risposta su questi temi alla 27ma sessione del Consiglio nel settembre 2014.
Il 19 dicembre 2016, la Corea del Nord ha nuovamente votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

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