esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

TRINIDAD E TOBAGO

 
governo: democrazia parlamentare
stato dei diritti civili e politici: Libero
costituzione: 1 agosto 1976
sistema giuridico: si basa sulla common law inglese
sistema legislativo: bicamerale, Senato e Camera dei Rappresentanti
sistema giudiziario: Corte d'Appello, Corte Suprema, Alta Corte di Giustizia; la più alta corte d'appello è il Privy Council di Londra.
religione: 26% cattolici; 22% indù; anglicani 7,8%; 6% musulmani, altro
metodi di esecuzione: impiccagione
braccio della morte: almeno 30 (fine 2014, Amnesty International)
Data ultima esecuzioni: 28-7-1999
condanne a morte: 0
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Primo Protocollo Opzionale al Patto

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione Americana sui diritti umani

Statuto della Corte Penale Internazionale (esclude il ricorso alla pena di morte)


situazione:
La pena di morte è obbligatoria in caso di omicidio.
Trinidad e Tobago è un Territorio Indipendente Britannico, per il quale il Comitato Giudiziario del Privy Council londinese rimane l’ultima istanza di appello.
In seguito alla sentenza del Privy Council Pratt and Morgan emessa nel 1993 che limitava a 5 anni il tempo che un individuo poteva trascorrere nei bracci della morte dopodiché la condanna a morte sarebbe stata commutata in ergastolo, Trinidad ha adottato vari provvedimenti per ridurre le possibilità dei ricorsi in appello.
Nel 1998, il governo si è ritirato dal Primo Protocollo Opzionale del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici delle Nazioni Unite per poi riaccedervi con una riserva che esclude la possibilità di ricorsi individuali. Tuttavia il Comitato nel ricorso comunque presentato da Rawle Kennedy, il 31 dicembre 1999, ha rigettato la riserva e ha sostenuto che avrebbe potuto valutare la richiesta di Kennedy.
Il 26 maggio 1999, Trinidad e Tobago ha denunciato anche la Convenzione Americana sui Diritti Umani, con ciò precludendo alla Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani di considerare se Trinidad e Tobago abbia violato disposizioni della Convenzione e di riferire i casi capitali alla Corte Inter-Americana per i Diritti Umani.
Nel 1999, il Privy Council si è pronunciato sulle petizioni di natura costituzionale presentate da Darrin Roger Thomas e Hanniff Hilaire stabilendo “che eseguire le sentenze di morte comminate agli imputati prima del giudizio finale sulle rispettive istanze alla Commissione Inter-Americana e alla Corte dei Diritti Umani costituirebbe una violazione dei loro diritti costituzionali”.
Il 21 giugno 2002, la Corte Inter-Americana per i diritti umani ha condannato Trinidad e Tobago per aver violato la Convenzione Americana sui Diritti Umani e ha chiesto di migliorare le condizioni di detenzione in conformità agli standard internazionali e di emendare il Codice, che non viene aggiornato dal 1925, secondo il quale la pena di morte è obbligatoria e deve essere comminata senza riguardo alle circostanze del reato o a qualsiasi fattore attenuante.
Il 7 luglio 2004, il Privy Council di Londra ha ammesso la costituzionalità della pena di morte quale sanzione obbligatoria per omicidio a Trinidad e Tobago. Gli appelli erano stati presentati da quattro condannati a morte per omicidio: Charles Matthews di Trinidad, Lennox Boyce e Jeffrey Joseph delle Barbados e dal giamaicano Lambert Watson.
I giudici che li hanno condannati a morte - sostenevano gli avvocati dei quattro - non hanno potuto prendere in considerazione le attenuanti, dal momento che la legge li obbligava a emettere delle condanne capitali, una volta riconosciuti gli imputati colpevoli di omicidio. La pena di morte obbligatoria - avevano quindi detto gli avvocati - costituisce un trattamento inumano e degradante, in violazione delle costituzioni dei paesi caraibici e dei loro obblighi internazionali. Considerata l'importanza della questione, per la prima volta il panel della Corte non era costituito dai consueti cinque giudici, ma da nove. Con cinque voti contro quattro, la Corte ha stabilito che la Costituzione di Trinidad, contrariamente a quella di altri paesi caraibici, impedisce al Privy Council di interferire.
Il Privy Council ha quindi annullato una sua sentenza del novembre 2003 che aveva dichiarato incostituzionale la pena di morte obbligatoria di Trinidad perchè inumana e degradante. Di conseguenza - aveva detto la Corte - le sentenze dei più di 100 condannati a morte di quel paese andavano riconsiderate. Con la decisione del 7 luglio, pur mutando parere sulla sua possibilità di interferire nel caso di Trinidad, la Corte ha stabilito che sarebbe ingiusto privare queste persone di un beneficio derivante dalla precedente sentenza.
Le ultime esecuzioni sono state effettuate nel 1999 e sono state 11: a giugno sono stati impiccati nove membri della banda "Chadee"; il 28 luglio 1999 sono stati giustiziati Anthony Briggs e Wenceslaus James, quest’ultimo mentre aveva un appello pendente di fronte all’Organizzazione degli Stati Americani.
Nell’agosto 2008, 52 detenuti di Trinidad e Tobago, giudicati colpevoli di omicidio, si sono visti commutare la condanna capitale in ergastolo.
Trinidad e Tobago è tra gli undici firmatari dell’accordo del 2001 volto a stabilire una Corte Caraibica di Giustizia, sostitutiva del Privy Council di Londra come corte d’appello di ultima istanza nella regione.
I leader dei paesi caraibici vedono in essa la fine dell’ultimo retaggio del colonialismo, ma i militanti per i diritti umani sono preoccupati che con la nuova giurisdizione aumenteranno le esecuzioni essendo i governi caraibici per lo più a favore della pena di morte.
Il 16 aprile 2005, la Corte Caraibica di Giustizia è stata inaugurata proprio a Port Spain, capitale di Trinidad, dove ha il suo quartier generale. Comunque, il governo non è finora riuscito a far passare un emendamento alla costituzione necessario alla adesione effettiva del paese alla nuova giurisdizione.
Il 16 luglio 2015, per la prima volta in 22 anni, il Comitato Giudiziario del Privy Council (JCPC), con una decisione presa a maggioranza, si è rifiutato di commutare le condanne a morte inflitte a due uomini di Trinidad condannati a morte nel 2008 da un giudice dell’Alta Corte di Port of Spain. Lord Toulsen, che ha scritto la sentenza di 30 pagine, ha detto che l’appello è stato rigettato fondamentalmente perché i ricorrenti, Timothy Hunte e Shazad Khan, quando hanno fatto ricorso alla Corte d’Appello locale che poi l’ha respinto, non hanno sollevato la questione della costituzionalità della pena e, quindi, non poteva essere sollevata come una questione nuova al JCPC. Anche se il Consiglio aveva deciso in casi precedenti su appelli in cui la questione non era stata sollevata presso la Corte d’Appello locale, Lord Toulsen ha detto che quelle sentenze erano sbagliate e che il Consiglio doveva discostarsene.
Tuttavia, il 23 marzo 2017, il JCPC si è pronunciato nel caso di due uomini, la cui condanna a morte era stata commutata dalla Corte d'appello di Trinidad e Tobago perché avevano trascosro un periodo superiore a cinque anni nel braccio della morte. I ricorrenti avevano sollevato questione di costituzionalità della pena di morte obbligatoria nei confronti di persone con disabilità mentali. Pur ribadendo che l'esecuzione di chi è insano di mente è incostituzionale ed è vietato dagli standard internazionali, il JCPC ha ritenuto che la proibizione non incida sulla pena di morte obbligatoria per omicidio prevista dalle leggi di Trinidad e Tobago e come tale legittima. Il JCPC inoltre ha dichiarato che, in assenza di un potere discrezionale per condannare a morte nei casi di omicidio, il potere di grazia presidenziale è un rimedio sufficiente per garantire che quelli con disabilità mentali e intellettuali non siano sottoposti alla pena di morte.
In un altro caso, il 31 luglio 2017, il JCPC ha respinto un ricorso promosso da gruppo di 41 condannati per omicidio, la cui pena capitale era stata commutata dall’ ex presidente di Trinidad e Tobago Noor Hassanali, in ergastolo o 75 anni di carcere, avendo trascorso un tempo superiore ai 5 anni nel braccio della morte. La Corte ha stabilito che, non avendo potuto i ricorrenti aver accesso agli atti che li riguardavano durante il procedimento per il perdono presidenziale, i loro casi dovevano essere riesaminati dal Presidente, senza che questo significasse che la pena commutata dovesse essere necessariamente inferiore.

Nazioni Unite
Il 19 dicembre 2016, Trinidad e Tobago hanno votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

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