esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

ZIMBABWE

 
governo: reubblica semi-presidenziale
stato dei diritti civili e politici: Parzialmente libero
costituzione: 21 dicembre 1979
sistema giuridico: misto di diritto romano-olandese e common law inglese
sistema legislativo: bicamerale, Parlamento composto da Senato e Camera
sistema giudiziario: Corte Suprema, Corte Costituzionale
religione: 50% sincretismo (misto di cristianesimo e credenze indigene), 25% cristiani, 24% credenze indigene, 1% musulmani
metodi di esecuzione: impiccagione
braccio della morte: 90 (al 1 novembre 2017 secondo fonti ufficiali)
Data ultima esecuzioni: 0-0-2003
condanne a morte: 0
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Statuto della Corte Penale Internazionale (esclude il ricorso alla pena di morte) (solo firmato)


situazione:
Nel luglio del 2015, lo Zimbabwe ha superato i dieci anni senza effettuare esecuzioni e quindi può essere considerato un abolizionista di fatto.
Dall’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1980 a oggi, secondo i dati ufficiali, 79 persone sono state giustiziate in Zimbabwe. L’ultima persona a essere giustiziata è stata Mandlenkosi “Never” Masina Mandha, impiccata il 22 luglio 2005 dopo essere stata condannata per omicidio.
La nuova Costituzione dello Zimbabwe approvata nel marzo 2013 abolisce la pena di morte per le donne, i minori di 21 anni e gli ultrasettantenni. “Ogni persona ha diritto alla vita”, è scritto nell’articolo 48 della nuova Carta, la quale però specifica che “la legge consente che la pena di morte sia imposta unicamente a chi è condannato per omicidio commesso in circostanze aggravanti”. In base alla nuova Costituzione, “la legge deve consentire al giudice un margine di discrezionalità nel decidere se comminare o meno la pena capitale”.
Il 21 ottobre 2014, l’Alta Corte dello Zimbabwe ha stabilito che la pena capitale per omicidio non può essere imposta fino a quando il Parlamento non avrà approvato una legge che definisca le circostanze aggravanti per cui si può essere condannati a morte.

Dal 10 dicembre 2014, il Vice Presidente facente funzione dello Zimbabwe, oltre che Ministro della Giustizia, degli Affari Legali e Parlamentari, è Emmerson Mnangagwa, contrario alla pena di morte e scampato alla forca per sabotaggio negli anni 60, durante il dominio coloniale, sol perché era minore di 21 anni.
Il 22 febbraio 2016, rivolgendosi ai partecipanti al 9° Incontro internazionale dei Ministri della Giustizia ha detto: “La storia legislativa dello Zimbabwe relativa alla pena di morte dimostra che il Paese sta compiendo passi significativi verso l’eliminazione della pena capitale”, ha detto Mnangagwa. “Di certo non esiteremo a cancellare la pena di morte dalle nostre leggi”, ha aggiunto. Ha ricordato che il Ministero della Giustizia e degli Affari Giuridici e Parlamentari ha lanciato campagne per informare i cittadini sulla nuova Costituzione, evidenziando l’abolizione della pena di morte. Ha evidenziato che lo Zimbabwe è molto consapevole e impegnato sugli obblighi relativi agli strumenti internazionali sui diritti umani che ha ratificato e a cui ha aderito, aggiungendo che sono state prese misure per garantire che il diritto nazionale sia conforme alle norme internazionali sui diritti umani. “Il Paese ha accettato anche le raccomandazioni a considerare la ratifica del Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici e ad adottare misure per abolire la pena di morte”, ha ricordato Mnangagwa in riferimento al Riesame Periodico Universale del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU nell’ottobre 2011. Mnangagwa ha detto che l’obiettivo del sistema di giustizia penale è ora sempre più visto da una prospettiva di riabilitazione piuttosto che di carcerazione e retributiva. “Dopo essere io stesso sopravvissuto alla pena di morte, conosco le tribolazioni patite dai prigionieri del braccio della morte”, ha ricordato. “Nel momento in cui viene pronunciata la condanna all’impiccagione, tutto il mondo crolla su di voi. La pena di morte è, nei fatti, una flagrante violazione del diritto alla vita e alla dignità.”

Nel 2016, sono state comminate almeno 6 nuove condanne a morte.
Nel 2015, sono state comminate almeno 2 nuove condanne a morte.
Il 15 luglio 2015, Shylet Sibanda, l’unica donna detenuta rimasta nel braccio della morte, è stata trasferita dopo che la sua condanna capitale è stata commutata in ergastolo, in accordo con la nuova Costituzione dello Zimbabwe. Sibanda era stata condannata a morte insieme al marito Tongai Zireni Mutengerere e all’amico di famiglia Darlington Nyaungwe per l’omicidio di Daniel Sithole, che avrebbero commesso nel 2010 al fine di rubare il suo veicolo. Un’altra donna, Rosemary Margaret Khumalo, detenuta nella prigione di massima sicurezza di Chikurubi era morta il 15 luglio 2014 per cause naturali.
La prigione centrale di Harare è l’unico carcere progettato per condannati a morte, ma alcuni di loro sono detenuti nel carcere di massima sicurezza di Chikurubi a causa della mancanza di spazio, una situazione che ha sottoposto un certo numero di loro a tortura psicologica per la lunga attesa dell’esecuzione. Quattordici detenuti di Harare hanno sollevato la questione di costituzionalità della loro continua carcerazione e hanno chiesto alla Corte Costituzionale la revisione della sentenza capitale con la commutazione in ergastolo.

Alla fine di ottobre 2016, il Presidente Robert Mugabe ha commutato in ergastolo le sentenze di 10 detenuti nel braccio della morte, ha reso noto il Vice Presidente Emmerson Mnangagwa il 2 novembre durante la presentazione da parte dello Zimbabwe del suo rapporto nazionale sui diritti umani nell’ambito del Riesame Periodico Universale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra. Mnangagwa, che è anche Ministro della Giustizia e degli Affari Giuridici e Parlamentari, stava rispondendo alle richieste di diversi Paesi che hanno chiesto allo Zimbabwe di abolire completamente la pena di morte. Mnangagwa ha detto che la maggior parte dei cittadini dello Zimbabwe che hanno partecipato al processo di revisione costituzionale ha voluto il mantenimento della pena capitale. Tuttavia, ha aggiunto, il Governo ha intrapreso campagne di sensibilizzazione a livello nazionale per rendere consapevoli i cittadini degli effetti della pena di morte. “In qualità di Vice Presidente responsabile per l’amministrazione della giustizia, devo presentare un documento sulla questione dell’abolizione della pena di morte, che dobbiamo discutere.”

Dopo le commutazioni di ottobre 2016, nel braccio della morte erano rimasti 80 prigionieri.

Il 1 novembre 2017, il Presidente dello Zimbabwe Robet Mugabe ha detto ci voler riprendere le esecuzioni per l'aumento del tasso di omicidi. Dati ufficiali hanno riferito di 90 persone nel braccio della morte.
Il lavoro del boia è stato vacante per oltre un decennio, ma la segretaria permanente del Ministero della Giustizia Virgina Mabhiza ha affermato che nei mesi scorsi hanno visto un "aumento" delle candidature a causa delle difficoltà economiche e ha parlato di 50 richieste di candidatura pervenute.

Nazioni Unite
Il 2 novembre 2016, nell’ambito del Riesame Periodico Universale del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, il Governo dello Zimbabwe ha accolto raccomandazioni a “considerare la ratifica” del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e ad “adottare misure” volte ad abolire la pena di morte.
Il 19 dicembre 2016, lo Zimbabwe, per la prima volta, si è astenuto sulla Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Negli anni precedenti aveva votato contro.

 

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