esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

NIGERIA

 
governo: repubblica federale presidenziale
stato dei diritti civili e politici: Parzialmente libero
costituzione: nel 1999 è stata adottata una nuova costituzione
sistema giuridico: basato sulla common law inglese, la legge islamica (in 12 stati del nord) e norme tribali
sistema legislativo: bicamerale, Senato e Camera dei Rappresentanti
sistema giudiziario: Corte Suprema (giudici nominati dal Consiglio del governo provvisorio); Corte Federale di Appello (giudici nominati dal governo federale su raccomandazione del Comitato Giudiziario Consultivo)
religione: 50% musulmani, 40% cristiani, 10% credenze locali
metodi di esecuzione: plotone d'esecuzione
braccio della morte: 2277 (al 5 febbraio 2018, New Telegraph confermato da NPS)
Data ultima esecuzioni: 0-0-0
condanne a morte: 12
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti

Statuto della Corte Penale Internazionale (esclude il ricorso alla pena di morte)


situazione:
La pena capitale è prevista come obbligatoria per omicidio ed altri reati che non causano la morte come rapina a mano armata o tradimento. Sono reati capitali anche la truffa e reati contro lo Stato.
Con la vittoria alle elezioni presidenziali del febbraio 1999, l’ex Generale Olusegun Obasanjo aveva posto fine a 15 anni di regime militare e riportato il paese nel Commonwealth dal quale era stato sospeso nel 1995 dopo che l’allora dittatore Sani Abacha aveva ordinato l’esecuzione dello scrittore Ken Saro-Wiwa e di attivisti per i diritti della minoranza ogoni.
Il sistema giuridico a livello federale si basa sulla common law inglese, ma a partire dal 1999 dodici Stati del nord della Nigeria a maggioranza islamica hanno introdotto la Sharia nei loro Codici Penali, destando l’indignazione internazionale con le condanne alla lapidazione per adulterio di Safiya Hussaini e Amina Lawal, e innescando contrasti con le minoranze cristiane sfociati in scontri armati che hanno causato migliaia di morti. Le autorità nigeriane però hanno più volte ribadito che la Costituzione nigeriana non consente lapidazioni, amputazioni, fustigazioni e altre punizioni del genere previste dalla Sharia. A questo proposito, il Presidente Obasanjo aveva parlato di “Sharia politica, destinata a esaurirsi con il tempo” e aveva rassicurato la comunità internazionale poiché i ricorsi giurisdizionali a livello federale garantiscono la cancellazione di una condanna pronunciata da corti islamiche. Nell’ottobre 2002, in occasione di un incontro con una delegazione di Nessuno tocchi Caino, Obasanjo dichiarò: “In quanto Presidente sono impegnato a salvare vite e non a eliminarle”. Aveva poi aggiunto di sentirsi personalmente impegnato a portare avanti la campagna per la moratoria delle esecuzioni nel suo paese e a livello internazionale. Sulla base di questi ricorsi, la Corte Suprema della Nigeria potrebbe arrivare a dichiarare la Sharia stessa incostituzionale. Un esito che i Governatori dei dodici Stati settentrionali che l’hanno introdotta non vogliono, ragione per cui le condanne alla lapidazione vengono sistematicamente rovesciate dalle stesse corti d’appello locali della Sharia. Dal 2000, infatti, molti nigeriani islamici sono stati condannati alla lapidazione per “reati” di natura sessuale, come adulterio e omosessualità, ma nessuna di queste condanne è stata eseguita, essendo state annullate in appello o commutate in pene detentive. Da quando sono stati istituiti nei primi anni 2000, i tribunali della Sharia hanno comminato condanne a morte per vari “reati”, tra cui blasfemia, adulterio, omicidio e omosessualità, ma fino a oggi non sono state effettuate esecuzioni. La prima e per ora unica esecuzione in base alla Sharia è avvenuta il 3 gennaio 2002 nei confronti di Sani Yakubu Rodi, impiccato nello Stato del Katsina per omicidio.
Dalla fine della dittatura militare nel maggio 1999, sono state giustiziate almeno 29 persone. Nel 2016, la Nigeria ha ripreso le esecuzioni dopo una sospensione che durava dal 2013.
Il 28 dicembre 2016, tre uomini identificati come Ogbomoro Omoregie, Apostle Igene e Mark Omosowhota sono stati giustiziati nello stato nigeriano di Edo per rapina a mano armata. Le precedenti esecuzioni erano avvenute il 24 giugno 2013, quando la Nigeria ha impiccato quattro prigionieri nella prigione della città di Benin, nello Stato di Edo, nelle prime esecuzioni del Paese dal 2006.
Nel 2016, erano state condannate a morte almeno 527 persone, secondo quanto reso noto dal Nigerian Prisons Service (NPS), un aumento del 68% rispetto alle 171 condanne a morte registrate nel 2015. Erano 1640 i detenuti nel braccio della morte secondo quanto dichiarato da Ahmed Ja’afaru, a capo del Nigerian Prisons Service il 17 gennaio 2017. Nel 2015, le 171 condannate a morte rappresentavano un calo del 74% rispetto alle 659 condanne a morte registrate nel 2014.
Nel 2017 non si sono registrte esecuzioni. 

Nel 2017, secondo il Nigerian Prison Service vi sono state 68 commutazioni di condanne a morte, 28 casi di esonero e 17 concessioni di perdono.

In base ad un calcolo pubblicato dal New Telegraph il 5 febbraio 2018, il numero dei detenuti in attesa di esecuzione aveva raggiunto quota 2.277, con 837 nuove condanne a morte andate definitive nel corso del 2017 e gennaio 2018. I detenuti nel braccio della morte sarebbero così divisi: nello Stato di Ogun, non meno di 254 detenuti; 90 detenuti nelle prigioni di Kaduna; 202 a Lagos mentre sono 179 quelli nel braccio della morte di Enugu. Benchè nel 2017 non vi siano state esecuzioni, questi dati che fanno della Nigeria un Paese primatista per numero di condanne a morte emesse e popolazione del braccio della morte in Africa. Un fatto che si colloca in una grave situazione di sovraffollamento se si pensa che la popolazione complessiva dei detenuti è di 71.443 unità ed il numero dei detenuti in attesa di sentenza definitiva è 48.702, secondo una fonte del quotidiano.
Il funzionario addetto alle pubbliche relazioni, del Servizio Carceri della Nigeria (NPS), il signor Francis Enobore, un vice controllore delle prigioni, ha confermato i dati successivamente.
Il 31 gennaio 2018, sulla base dei dati allarmanti forniti da Azione per la Riabillitazione ed il Benessere dei Detenuti (PRAWA) e dal Servizio Carceri della Nigeria (NPS), il parlamentare Olufemi Fakeye (Osun -PDP) ha presentato una mozione, approvata all'unanimità dal Camera dei Rappresentanti, affermando che il livello di congestione nelle carceri in tutto il paese era diventato così allarmante che non servivano più come strutture correttive o come centro di rieducazione per i detenuti. Di conseguenza, la Camera dei Rappresentanti ha incaricato le sue Commissioni per gli Affari Interni, i Diritti Umani, la Magistratura Federale, la polizia, la magistratura e la polizia di condurre un'indagine investigativa sulle riforme carcerarie per individuare le sfide specifiche in termini di infrastrutture, amministrazione del sistema giudiziario penale e altri fattori che potrebbero facilitare la decongestione e la riforma del sistema carcerario.
Nel 2017, tre Stati nigeriani, quello di Benue, Bauchi e Lagos hanno introdotto la pena di morte per rapimento ed un tentativo è in corso anche a livello federale.

Due gruppi di esperti erano stati istituiti dall’ex Presidente Olusegun Obasanjo per riformare il sistema carcerario e affrontare il problema del suo sovraffollamento. Entrambi i gruppi, il Gruppo nazionale di studio sulla pena di morte, istituito nel 2004, e la Commissione presidenziale sulla riforma dell’amministrazione della giustizia, istituito nel 2007, hanno raccomandato una moratoria delle esecuzioni in quanto il sistema di giustizia penale non poteva più garantire un processo equo. 


Commutazioni o sospensioni della pena capitale
Molte sono state, nel corso degli anni, le commutazioni, le grazie e i casi di esonero dal braccio della morte anche a livello di Stati federati.
Nel 2017, secondo il Nigerian Prison Service vi sono state 68 commutazioni di condanne a morte, 28 casi di esonero e 17 concessioni di perdono.
Il 14 febbraio 2017, il governatore Ibikunle Amosun dello stato di Ogun ha ordinato il rilascio di tre prigionieri e ha commutato in ergastolo la condanna a morte di altri due detenuti. Si tratta dei casi di Nurudeen Suleima e Isikilu Olamilekan, due uomini che erano stati condannati per rapina dall'Alta Corte di Ogun, riunita a Ijebu Ode il 14 dicembre 2006.
Il governatore Amosun, durante la sua visita al carcere di Ibara a Abeokuta il 25 gennaio, nell'ambito delle attività in occasione del suo 59° compleanno, aveva promesso di rivedere i casi di detenuti che meritavano di essere perdonati.
Il 3 ottobre 2017, il governatore dello Stato nigeriano di Anambra, Chief Willie Obiano, ha commutato in ergastolo le condanne capitali di otto detenuti e ha concesso la grazia ad altri prigionieri che stanno scontando varie pene detentive.
Il Governatore Obiano ha annunciato la sua decisione durante la Santa Messa presso la Chiesa Cattolica di San Matteo, Akpu, Orumba South Local governments Area nello Stato di Anambra. Il governatore ha dichiarato che la prerogativa della grazia è in linea con la celebrazione dell'Indipendenza della Nigeria. "Ho commutato le condanne a morte di otto prigionieri in ergastolo. Hanno già trascorso in carcere più di 18 anni, quindi hanno ancora due o tre anni prima di essere liberati", ha detto Obiano. Si è rammaricato della condizione critica di alcune carceri del Paese, che hanno portato detenuti a contrarre diversi tipi di malattie trasmissibili.

Pena di morte nei confronti di minorenni
La legge federale nigeriana del 2003 sui Diritti dei Fanciulli definisce minorenne una persona sotto i 18 anni nei cui confronti sono proibite pena di morte e punizioni corporali, ma solo se queste disposizioni sono recepite nella normativa statale derivante dalla legge federale. Tuttavia, il Children’s Rights Act 2003 è in vigore solo nel Territorio della Capitale Federale di Abuja e negli Stati che l’hanno ufficialmente adottato, un processo in cui può anche essere modificato.
Gli Stati del Sud che devono ancora emanare il loro Children’s Rights Act possono condannare alla pena capitale a partire dai 17 anni.
Nel Nord, 13 Stati devono ancora adottare la legge federale. Negli 11 Stati che hanno adottato la Sharia, i musulmani possono essere condannati a morte per crimini Hudud (per i quali la pena prevista è obbligatorio) e Qisas (retribuzione) dall’età della pubertà. I non musulmani negli Stati del Nord che non hanno promulgato il Children’s Rights Act possono essere condannati a morte a partire dall’età di 17 anni al momento del reato ai sensi del Codice Penale e del Codice di Procedura Penale del 1960.
La Nigeria non risulta abbia giustiziato un delinquente minorenne dal 1997, anche se molte persone che erano minorenni al momento del fatto sono ancora nel braccio della morte in violazione del diritto internazionale e nazionale nigeriano. In assenza di una commutazione della pena, queste persone stanno in effetti scontando una condanna a vita senza possibilità di rilascio.
Nel giugno 2014, in una sentenza storica, la Corte di Giustizia della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Corte ECOWAS) si è opposta alla pena di morte inflitta a imputati minorenni, sottolineando l’obbligo della Nigeria a rispettare e far rispettare i diritti umani fondamentali stabiliti nella Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli. Nella sua sentenza, il Presidente della Corte ECOWAS, Hansine Donli, ha dichiarato che la loro condanna a morte per un reato commesso da minorenni è stata una violazione del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Il giudice ha quindi ordinato al Governo nigeriano di rimuoverli dal braccio della morte e astenersi da qualsiasi tentativo di giustiziarli.
Il 9 giugno 2015, un giudice della Corte Suprema di Gezawa, nello Stato di Kano, ha ordinato il rilascio di Wasila Tasi’u, una bambina costretta a sposarsi a soli 13 anni e che poi ha avvelenato il marito di 35 anni e tre amici. Un’altra tredicenne che ha ucciso il marito di 35 anni rimane nel braccio della morte, nonostante la sentenza della Corte di Giustizia della Comunità dell’Africa Occidentale del 2014 che ha considerato la sua condanna a morte illegale perché era minorenne. Entrambe le ragazze erano diventate seconde mogli nella parte settentrionale musulmana della Nigeria, dove la poligamia e il matrimonio infantile sono comuni. Nessuna delle due era mai andata a scuola e non sapeva leggere o scrivere.
L'8 maggio 2017, un’alta corte dello stato nigeriano di Kogi, riunitasi a Lokoja, ha condannato a morte per omicidio un pastore di 15 anni, Haruna Usman.

Pena di morte per terrorismo
Nel dicembre 2012, l’Assemblea Nazionale della Nigeria ha approvato un emendamento alla Legge sulla Prevenzione del Terrorismo del 2011, confermando la pena di morte per gli autori di atti terroristici. La proposta di emendamento era stata approvata sia dalla Camera dei Rappresentanti sia dal Senato nell’ottobre 2012, ma mentre la versione del Senato prevedeva l’ergastolo, quella della Camera prevedeva la condanna capitale. L ’Assemblea Nazionale ha deciso di approvare la proposta della commissione bicamerale che aveva armonizzato i due disegni di legge decidendo di adottare la versione della Camera. Il Terrorism (Prevention) Act, approvato il 2 giugno 2011, stabilisce misure per la prevenzione, il divieto e il contrasto di atti di terrorismo e dei suoi finanziatori nel Paese. La legge principale definisce “atto di terrorismo” ogni atto che riguardi o provochiunattaccoallavitadiunapersonachepuòcausaregravidannifisiciolamorte; il sequestro di persona; la distruzione di strutture governative o pubbliche, del sistema di trasporto, di impianti infrastrutturali compresi i sistemi informatici, le piattaforme fissesituatealivellocontinentale,inluogopubblicooinproprietàprivatechepuòmettere a repentaglio vite umane o causare ingenti perdite economiche.
Il 17 aprile 2013, l’Assemblea legislativa dello Stato del Delta ha votato contro il Governatore Emmanuel Eweta Uduaghan approvando un disegno di legge che prescrive la condanna a morte per rapitori e terroristi. Il Governatore aveva posto il veto sulla legge anti-sequestri e anti-terrorismo, approvata all’unanimità dall’Assemblea il 7 novembre 2012. “La mia posizione su questo è sempre stata la stessa: la pena di morte non ha fermato le attività criminali”, ha detto Emmanuel Uduaghan in un’intervista al This Day il 29 novembre 2012. “Ritengo che la pena di morte non sia in grado di fungeredadeterrenteoantidoto”,avevaribaditoilGovernatoreinunaletterainviataaiparlamentari prima del voto. Ciò nonostante, 26 dei 29 membri dell’Assemblea hanno votatopersuperare ilsuo veto, facendo divenireilprovvedimento unaleggedelloStato. In base alla legge, nota come “Legge per proibire Terrorismo, sequestro di persona, detenzione di ostaggi, settarismo, uso di bombe e altro”,uncapotradizionalechenon prende provvedimenti pur sapendo che nel suo territorio sono detenuti ostaggi, sarà deposto e la sua carica ritirata. Inoltre, una società di telecomunicazioni che si rifiuta di mettere a disposizione delle agenzie di sicurezza, entro 24 ore dalla richiesta, informazioni sulle comunicazioni effettuate da un sospetto rapitore o terrorista, pagherà una multa di 20 milioni di Naira (127.469 dollari) per ogni richiesta non accolta.

Nel 2015 e nei primi sei mesi del 2016, altri Stati nigeriani hanno sostenuto la pena di morte, in risposta all’aumento dei casi di rapimento nel Paese. L’8 settembre 2015, il Governatore dello Stato di Cross River, Ben Ayade, ha firmato la legge che prescrive la pena di morte per sequestro di persona. Il 1° ottobre 2015, il Governatore dello Stato di Ebonyi David Umahi ha detto che avrebbe prontamente firmato ordini di esecuzione per i rapitori condannati nello Stato. L’8 aprile 2016, il Governatore dello Stato di Oyo Abiola Ajimobi ha firmato la legge contro il sequestro di persona che rende il rapimento un reato capitale nello Stato. Il 19 aprile 2016, la Camera dei Deputati dello Stato di Delta ha approvato la legge anti-rapimento che prevede la condanna a morte per i rapitori e l’ergastolo per i complici.

Le Nazioni Unite
Dopo essere stata eletta al Consiglio dei Diritti Umani nel 2006, la Nigeria si è sottoposta all’Esame Periodico Universale (UPR) delle Nazioni Unite il 9 febbraio 2009. Pur non avendo adottato una moratoria ufficiale delle esecuzioni, il Ministro federale degli affari esteri, Uma Ojo Maduekwe, ha dichiarato che la Nigeria ha una “moratoria autoimposta”.
Il 22 ottobre 2013, la Nigeria è stata riesaminata nell’ambito della Revisione Periodica Universale dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il 20 marzo 2014, nella sua risposta orale alle raccomandazioni ricevute, il Governo ha respinto tutte le raccomandazioni relative all’abolizione della pena di morte, compresa la raccomandazione di commutare tutte le condanne a morte, ridurre progressivamente il numero di reati che possono essere puniti con la morte ed eventualmente adottare misure per la sua completa abolizione compresa l’adesione al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. “Per quanto noi riconosciamo l’opportunità di una moratoria sulla pena di morte, non è possibile attuarla in questo momento in un sistema federale che garantisce una certa autonomia alle sue entità federate”, ha spiegato la delegazione del Paese. “Tale moratoria non potrebbe essere sostenuta senza passare attraverso un emendamento costituzionale che richiede non solo tempo, ma potrebbe anche essere abbastanza difficile da ottenere.” Tuttavia, il Governo ha assicurato al Consiglio dei Diritti Umani che la Nigeria avrebbe “rispettato” l’ordine della Corte di Giustizia dell’ECOWAS che ha intimato al Governo nigeriano di non effettuare esecuzioni di condannati, “proprio mentre continuiamo il dialogo nazionale per l’abolizione della pena di morte”.
Il 19 dicembre 2016, la Nigeria si è astenuta sulla Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come nel 2014, 2012 e 2010 un voto che ha confermato anche il 20 dicembre 2012 mentre nelle due precedenti sessioni, nel 2007 e nel 2008, aveva votato contro la Risoluzione.

 

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