esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

KENYA

 
governo: repubblica
stato dei diritti civili e politici: Parzialmente libero
costituzione: la costituzione del 1963 è stata sostituita da una nuova il 27 agosto 2010
sistema giuridico: si basa su quello inglese, islamico e consuetudinario
sistema legislativo: Assemblea Nazionale (anche se la nuova costituzione del 2010 ha introdotto un Parlamento bicamerale formato dal Senato (94 membri) e dall'Assemblea Nazionale (290 membri), in pratica il sistema è unicamerale perchè funziona solo la seconda camera)
sistema giudiziario: Corte Suprema, Corte d'Appello, Alta Corte e tre corti subordinate
religione: 45% protestanti, 33% cattolici, 10% mussulmani, 10% credenze indigene, 2% altro
metodi di esecuzione: impiccagione
braccio della morte: 130, secondo The Star ad ottobre 2017
Data ultima esecuzioni: 0-0-1987
condanne a morte: 1
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti

Statuto della Corte Penale Internazionale (esclude il ricorso alla pena di morte)


situazione:
La condanna a morte obbligatoria non è più legale in Kenya, dopo che la Corte Suprema il 14 dicembre 2017 ha dichiarato incostituzionale la sezione 204 del codice penale. La Corte Suprema ha chiarito che questa decisione non influisce sulla validità della pena di morte, dal momento che la condanna a morte è ancora legale ma non è più obbligatoria.
Omicidio e rapina con violenza sono i reati nel codice penale keniota che comportano la condanna a morte.
I giudici della Corte Suprema hanno incaricato il Procuratore generale, il Direttore della Pubblica Accusa e di altre agenzie competenti di preparare una revisione dettagliata di tutti i casi di omicidio e rapina con violenza.
Hanno anche ordinato che una copia della sentenza venga trasmessa ai presidenti del Parlamento e al National Council for Law in modo  che procedano ad eventuali emendamenti necessari alla legge. I giudici hanno anche ordinato che i due kenioti che hanno depositato il ricorso siano ascoltati in via prioritaria dall'Alta Corte e ri-sentenziati. Si tratta dei detenuti nel braccio della morte Francis Karioko Muruatetu e Wilson Thirimbu Mwangi, che sono in carcere da 14 anni per l'omicidio dell'uomo d'affari Lawrence Githinji Magondu.
Omicidio, tradimento e rapina a mano armata sono reati capitali previsti nel Codice Penale. In particolare, per i furti con violenza, i tribunali applicano la pena di morte con inflessibile rigore.
Le sentenze sono emesse da giudici e non da giurie.
Nell’agosto 2012, la pena di morte è stata estesa con la firma da parte del Presidente Mwai Kibaki della legge sulle forze armate “Defence Forces Act”.
Le ultime esecuzioni in Kenya sono avvenute nel 1987 quando Hezekiah Ochuka e Pancras Oteyo Okumu sono stati giustiziati per aver tentato un colpo di stato il 1° agosto 1982. 
Il 24 ottobre 2016, il Presidente Uhuru Kenyatta ha firmato i documenti per la commutazione in ergastolo di tutte le condanne a morte. Sono 2.747 i prigionieri del braccio della morte a beneficiare del provvedimento, di cui 2.655 uomini e 92 donne. Le ultime commutazioni di condanne a morte in ergastolo risalivano al 2009, decise dall’allora presidente Mwai Kibaki. Usando il Potere di Grazia previsto dall’articolo 133 della Costituzione, Kenyatta ha inoltre deciso la liberazione di 102 condannati a lunghe pene detentive, dopo un esame accurato da parte del Comitato Consultivo sul Potere di Grazia.
Da allora, nellarco di un anno i condannati nel braccio della morte del carcere di Kamiti sono saliti a 130 secondo la testata The Star. Nel 2017, sono state pronunciate 21 nuove condanne a morte.

Nel novembre 2016, una delegazione di Nessuno tocchi Caino, guidata da Antonio Stango (del Consiglio direttivo di Nessuno tocchi Caino e presidente della Lega Italiana dei Diritti dell'Uomo) e della quale han fatto parte Eleonora Mongelli, Yuliya Vassilyeva e Raphaël Chenuil-Hazan (vicepresidente della World Coalition against the Death Penalty) ha condotto, nell'ambito di un progetto sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri italiano, una missione in Kenya per chiedere un voto a favore della Risoluzione pro-moratoria.
A Nairobi la delegazione, ha incontrato, grazie a Stefano Dejak capo delegazione UE, l'Attorney General – che in Kenya svolge anche funzioni di ministro della Giustizia – Githu Muigai. Personalmente molto convinto dell’inutilità della pena di morte e deciso ad accelerare il processo di abolizione, ha detto che avrebbe consigliato al Ministro degli Esteri il voto in favore della Risoluzione per la moratoria delle esecuzioni all'Assemblea Generale dell'ONU. La delegazione ha inoltre incontrato due parlamentari l’On. Agostinho Neto e John Muriithi Waiganjo (l’uno del partito di governo, l’altro di opposizione, ma entrambi sostenitori dell’abolizione della morte e del voto a favore sulla Risoluzione) e il direttore esecutivo della sezione kenyota dell’International Commission of Jurists.

La pena di morte nei confronti delle donne
Secondo il codice penale (par. 211-212), le donne incinte non possono essere condannate a morte. Quando una donna giudicata colpevole di un reato capitale è in stato di gravidanza "la sentenza sarà una pena detentiva a vita".

Le Nazioni Unite
Il 22 gennaio 2015, il Kenya è stato esaminato nell’ambito della Revisione Periodica Universale da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il Governo ha accettato la raccomandazione di istituire una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte per tutti i reati. Tuttavia, la raccomandazione di abolire la pena capitale e ratificare il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici non ha avuto il sostegno del Kenya che ha richiesto il supporto a campagne di sensibilizzazione sui diritti umani, tra cui l’abolizione della pena di morte.
Il 19 dicembre 2016, il Kenya si è nuovamente astenuto sulla risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

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